venerdì 24 febbraio 2012

Un'altra visione: parola a Daniele Chitti

by duboix


Daniele Chitti ha un'esperienza davvero notevole in fatto di bambini. Il suo iter professionale è qualcosa di diverso dal solito, ad una formazione da psicologo accompagna un'esperienza lavorativa come educatore, prima con gli
adolescenti, poi con i disabili. Dopo un po' di gavetta è arrivato a fare il responsabile del servizio per i minori nel Comune di Imola. Casualmente nel 2006 sempre per il comune, è diventato responsabile dei servizi dell'infanzia per i nidi e le materna. Ed ecco che il cerchio si chiude, o quasi, perché c'è un piccolo spazio per infilarci il lavoro di consulente per progetti a copertura nazionale, sempre per la tutela dei minori e infine l'incarico a giudice onorario dei minori. “Non sono specialista di niente -ci racconta con grande semplicità- ma conosco l'orizzonte delle cose che riguardano i bambini.”

Ha apportato modifiche al servizio educativo? Se si quali e perché?
Per questo incarico mi sono trovato a gestire un lavoro già avviato, molto dalle attività che porto avanti sono state iniziate da Maurizia Gasparetto, mio predecessore, oltre che un'amica.
Da parte mia ho cercato di spingere sulla visibilità del servizio. Una visibilità che era venuta a mancare, per una sorta di pudore, di mentalità, forse, non saprei. Ho puntato sull'informazione e la divulgazione, sia locale che estera. Ho fatto girare il personale, ad esempio, recentemente ho mandato due educatrici, per 15 giorni in Svezia, per imparare, vedere, respirare un'altra realtà. Questa formazione ha un costo, nel frattempo ho dovuto sostituirle ma ho creduto giusto e proficuo che le educatrici facessero questa esperienza. Trovo che uno dei maggiori difetti di chi fa un lavoro specializzato è saper tutto sul campo in cui opera e nulla, o quasi di ciò che è tutt'attorno. Ci vorrebbe un punto di vista complessivo, più ampio, più esteso.

Come pensa di portare una visione più complessiva del lavoro?
Vorrei portare la bravura e le esperienze delle educatrici al fuori dal nido.
Mi spiego: la nostra epoca è caratterizzata da una società di anziani, cosa che le educatrici a volte non percepiscono. Per dare dei numeri a cui possiamo far riferimento: i bambini in regione sono il 2,7 % e a livello nazionale sono il 4%. Una minoranza. Il rischio a cui stiamo andando incontro è che i piccoli siano tollerati solo nelle loro riserve. Vogliamo bambini adeguati ai nostri ritmi: quindi al ristorante devono star fermi, zitti in fila al supermercato, e via di seguito... Questo comportamento, diciamo sociale, è un venir meno ai diritti dell'infanzia. Culturalmente dovremmo impegnarci in una battaglia per i diritti dell'infanzia. In quest'ottica il lavoro che viene svolto nei nidi dovrebbe essere un prezioso laboratorio da spendere fuori nel mondo di tutti i giorni. A Imola una parte del loro monte ore delle educatrici, è impiegato per lavorare nei centri genitori. Le educatrici hanno un'importante possibilità di confronto con altre modalità rispetto al nido, e spendono le loro capacità nella società. Sono premesse importanti per creare una forte motivazione lavorativa.

Cosa pensa della privatizzazione del servizio?
L'attuale rapporto tra pubblico-privato lo paragono al rapporto che c'è tra le cliniche universitarie e gli ospedali ordinarie. Intanto la cura deve essere di uguale per qualità. Sarebbe politicamente e moralmente inaccettabile se così non fosse. Il nido pubblico deve avere il compito, come una clinica universitaria, di fare ricerca, studio, sperimentazione. E deve rimanere forte. L'assenza del pubblico porterebbe ad una deriva in termini economicistici. In passato molti erano i servizi gestiti dall'ente, tutto o quasi si è privatizzato. I nidi hanno resistito, secondo me giustamente, ma credo anche, che il comune non sia l'ente migliore per gestire. Oggi si vede drammaticamente pensiamo solo al patto di stabilità. La scuola ne è svincolata proprio per star fuori ad una logica d'appalto. Nel comune di Imola ¼ del personale lavora in relazione ai servizi educativi nidi e materne. Siamo molti. La politica del personale è un altro grosso problema. Oggettivamente è impensabile che un'operatrice possa fare 40 anni di lavoro al nido. Questa professionalità dovrebbe essere sfruttata in altri ambiti con una crescita e una variazione d'ambito. Si potrebbe pensare di creare un ente di secondo livello che si occupi di più aspetti socio-educativi e sanitari in cui le educatrici possano accrescete la loro competenza rendendola più varia e non sentendosi penalizzate per l'anzianità. Ci sono già esperienze di questo tipo, non sono io ad inventarle ad esempio a Forlì, Carpi. Bisognerebbe in quest'ottica fare un passo in avanti unire privati e pubblico, abbassando le differenze contrattuali.

Come vede il lavoro dei privati nella gestione ?
Oggi le cooperative fanno un grandissimo lavoro e pochissima cultura. Anche le qualità pedagogica è schiacciata sugli appalti, non c'è un pensiero a lungo termine. Non vedo in un modello di riferimento e ci vuole, ci vuole per rendere il lavoro più competente, per darsi dei contorni. Non avere un modello è avere un cattivo modello. Spesso faccio fatica a individuarlo anche negli enti pubblici.

I nidi sono troppo costosi?
Per quello che ho potuto verificare direttamente è che il servizio educativo fa risparmiare di più a livello assistenziale. La frequentazione ad un buon servizio educativo integra con molto efficacia i bambini che provengono da famiglie problematiche o disagiate. Ma diamo delle cifre. "Un minore in carico al servizio sociale può costare fino a 200 euro al giorno se venisse allontanato dalla famiglia e comunque un qualunque intervento sociale è molto più costoso del nido, che ha tra le altre cose un alto pontenziale di prevenire che una famiglia in difficoltà diventi un caso sociale...ci guadagna il sistema scolastico (perché i bimbi che frequentano il nido hanno un successo maggiore), anche il sistema repressivo della devianza (forse dell'ordine, sistema carcerario), perché i bambini che frequentano il nido provenendo da situazioni sociali di emarginazione hanno meno probabilità di intraprendere una strada di devianza." Il nido è una delle attività preventive con minor costo per risultati ottimi. Parlo come ovvio di servizi di buona qualità. Poi riflettiamo un momento su un altro aspetto ancora più spiccio: i nidi complessivamente costano davvero poco, di media 2 euro l'ora per la famiglia, per il comune 5/6 euro. Vogliamo fare un paragone con il costo di una babysitter, un taghermutter, o un qualsiasi altro servizio integrativo? Al singolo comune il costo sarà sempre in perdita se non si consideriamo il guadagno futuro, sociale...L'altro grande problema è che non si fanno dei veri bilanci pluriennali. Le nuove regole di bilancio hanno ridotto ulteriormente questa capacità di immaginarci a lungo termine. In Svezia dal '92 i comuni gestiscono direttamente tutto il sistema scolastico fino ai 15 anni, tutti i servizi diciamo non sanitari, il consultorio e la neuropsichiatria sono sotto una sorta di direttore. Loro spostano soldi da un posto all'altro a seconda delle esigenze e così il personale, che cresce in questa ampia rete di servizi la sua professionalità. Gestiscono con l'idea che se oggi investono in quel dato servizio, domani risparmiano in sull'altro . Hanno una politica di sistema enormemente più efficace della nostra ed per questo che hanno tanti servizi e buoni servizi.

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