martedì 13 marzo 2012

La partecipazione fa bene a tutti



C'è una storia di partecipazione sociale che vale la pena di essere narrata. Risale a qualche anno fa e ha da insegnare, sopratutto in un contesto come
quello attuale in cui si discute molto su quale destino si profila per le scuola dell'infanzia e i nidi e non solo bolognesi. Spostiamo le lancette dell'orologio indietro agli anni '90 e spostiamoci a Modena. Prepariamoci così ad ascoltare dal professor Paolo Silvestri della Facoltà di economia, una narrazione sulla partecipazione. Una partecipazione che ha fruttato risultati preziosi, non ultimo potersi sentire a tutti gli effetti un cittadino attivo e integrato nel proprio territorio.   
 
A che periodo risale la sua prima esperienza di partecipazione alla vita scolastica?

Agli inizi degli anni '90 anche se non ero presidente ma semplice genitore che partecipava alle attività del consiglio di gestione. Il triennio tra il '90 e il '93 è stato un periodo di lotte. Esisteva un coordinamento tra i presidenti delle scuole dell’infanzia del Comune di Modena, ma era debole, ci si vedeva una, due volte l'anno e i temi di discussione erano prevalentemente le rette e i criteri di ammissione. La capacità di coordinare le iniziative tra scuole aumentò quando per risparmiare, l'allora giunta, ipotizzò di statalizzare alcune scuole dell'infanzia. Ci fu una vera rivolta da parte dei genitori. C'era una distanza evidente tra scuole comunali e statali, poi appianata con il tempo, ma allora le prime offrivano un servizio di grandissima qualità. Intanto le insegnanti erano meglio formate, di contro avevano contratti peggiori: meno pagati a fronte di più ore. Questi anni di “lotta” hanno cimentato e consolidato i rapporti tra genitori.

Dopo questa esperienza ce ne fu una seconda più attiva, in che anni?

Nel triennio '95-'97. Come dicevo, l’attivismo dei genitori nelle scuole dell’infanzia comunali in quel momento era molto forte. Il regolamento per la gestione sociale, che disciplina la partecipazione dei genitori alla vita scolastica, era appena stato rinnovato e consentiva ulteriori aperture. L'attuale regolamento è un lavoro che vanta la lungimiranza dell'Amministrazione e il fondamentale contributo dei genitori. Come è stato usato e sviluppato nel tempo è dipeso molto dalle iniziative dei genitori. Una delle attività su cui abbiamo lavorato con impegno è stato quello di dare sostanza a quelle attività di interesse generale per l’insieme delle scuole comunali, coordinando i presidenti e superando i problemi della singola scuola. Abbiamo istituito un giornalino, il Postale, che ci consentiva di scambiare informazioni e tenere viva l'attenzione.

Oltre al giornalino svolgevate delle attività. Quali?

Faccio alcuni esempi. Da diversi anni in quasi tutte le scuole i genitori avevano attivato e autofinanziato i corsi d’inglese; raccogliere i contributi e gestire i rapporti finanziari con le insegnanti madrelingua era un lavoraccio. Per liberarci di questo compito improprio proponemmo di fare una sorta di retta aggiuntiva con cui finanziare le insegnanti e una parte delle spese dei consigli di gestione. La proposta, che prevedeva anche che fosse il Comune a tenere i rapporti contrattuali con le insegnanti, venne ben documentata con un nostro studio e fu accolta e applicata dal Comune. Questo è lo stile che ci siamo dati: c'è un problema, lo affrontiamo, vediamo come risolverlo, sentiamo se l'Amministrazione è disponibile e mettiamo tutta la nostra intelligenza e lavoro per vedere come risolverlo. In quei tre anni abbiamo fatto delle cose notevoli.

Come eravate organizzati nel nella gestione di lavoro?

Ognuna delle 22 scuole dell’infanzia aveva un consiglio di gestione formato da 6 rappresentanti dei genitori, di cui uno fungeva da presidente, due insegnanti e un ata. All'interno delle scuole eravamo divisi in gruppi di lavoro. Ogni gruppo si occupava di un'attività. Chi del giornalino interno o del giardino o della manutenzione: chi del gruppo feste o di organizzare le serate di approfondimento con gli esperti. Il consiglio teneva l’agenda e gestiva il budget necessario per finanziare queste iniziative.

Altre attività svolte?

Molte; riguardando il Postale sono stupito anch'io di quante cose abbiamo fatto. Ad esempio, ad un certo punto abbiamo percepito che i giardini erano molto spesso inagibili e sottoutilizzati. Volevamo poterli usare anche a scuole chiuse così come le stesse scuole dove poter organizzare compleanni, attività ecc. I problemi erano la sicurezza e la gestione. Abbiamo così studiato un contratto assicurativo di copertura e l'abbiamo applicata sempre tramite l'Amministrazione. Se un genitore voleva fare una festa di compleanno mandava un fax due giorni prima per accendere la coperture assicurativa e coprire 24 ore. I finanziamenti per questi lavori li reperivamo dall'amministrazione o tramite fondazioni, o banche. Altro esempio: abbiamo steso un rapporto sullo stato degli edifici.

Come vi siete organizzati?

Siamo partiti con un questionario di rivelazione. Con questo strumento abbiamo documentato e quantificato puntigliosamente cosa non funzionava, cosa era pericoloso, cosa poteva essere migliorato in ogni scuola. Poi abbiamo organizzato le questioni per aree di competenze dell’Amministrazione (area manutenzione; area gestione del verde; area edilizia-patrimonio ecc.) e con questa relazione abbiamo bussato all’assessorato istruzione, che ha subito organizzato una riunione con i 4 dirigenti interessati. Ci siamo incontrati più volte e dopo discussioni animate, siamo arrivati ad un esito insperato: l'anno dopo c'è stato un piano straordinario con uno stanziamento di oltre 20 miliardi (di lire). Fu un successo notevole, il gruppo genitori fu molto spronato ad andare avanti.

In conclusione?

Penso che questo sia un modello di vera maturità sociale. La partecipazione dei genitori può essere formidabile, un'ottima chiave di inclusione sociale. Non a caso tutta questa partecipazione si è potuta sviluppare grazie a un contesto da sempre attento all'infanzia e al sociale. In quel periodo mi sono sentito davvero partecipe della vita della mia città; ed è stato anche bello perché intanto facevi vita sociale e perché facevi qualcosa che poi potevi vedere: dei bambini contenti che scorazzavano in un giardino sicuro, dentro ad una bella scuola verniciata di fresco...

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