martedì 13 novembre 2012

Un comitato nazionale

emily simagery















Venerdì sera a Bologna si è svolta una serata di confronto e discussione sui nidi e le scuole dell'infanzia. Presenti i rappresentanti di comitati e associazioni di lavoratori provenienti da Milano, Torino, Napoli e ovviamente Bologna.
A questi ultimi si deve la serata "la prima di molte" ha annunciato uno dei portavoce del comitato per la difesa delle scuola pubblica. Gli argomenti toccati sono stati davvero moltissimi, ampie le riflessioni e le discussioni, seppure pacate rispetto alla situazione, non sono mancate. La serata è stata dedicata all'insegnate Carmine Cerbera che si è tolto la vita, un gesto che lascia sempre un segno indelebile sulla collettività.
Al microfono si sono alternate moltissime voci e non tutte sono elencabili in questo spazio. Le difficoltà maggiori e comuni alle diverse città sono sempre le medesime: patto di stabilità e limiti all'assunzione cui sono costretti gli enti. Difficoltà enormi rese insormontabili dal vuoto politico, vuoto denunciato da tutti i partecipanti. Tatiana Cazzaniga della Cgil (funzione pubblica) di Milano ed ex educatrice, ha aperto l'incontro. La scelta della giunta di Pisapia di assumere 114 nuovi contratti non ha saputo arginare i problemi in cui la città versa. Milano ha una situazione diversa e curiosa, con un'altissima percentuale di scuole a gestione comunale ed un privato accreditato che offre il doppio degli spazi rispetto al pubblico. "Nell'ultimo bando non si sono fatte distinzioni tra nidi pubblici e privati, così per il genitore diventa difficile capire le grandi differenze qualitative che esistono tra i due servizi".
La parola è passata a Monica Capezzuto del comitato Ipc (insegnanti precari comunali) di Napoli. Un ritratto amaro che apre una visione presente e futura davvero pessimistica. Napoli ha sforato il patto di stabilità e le conseguenze sono grame. Nessun contratto si può aprire e "le scuole e i servizi rischiano di abbassare la saracinesca dopo anni in cui si era investito parecchio e si erano aperte nuove strutture". L'impossibilità a garantire insegnanti e educatori ha portato ad un esodo di bambini che da 9mila si è ridotto, in un anno a 7500. Esodo dovuto alle condizioni lavorative e di conseguente difficoltà gestionale. Un aumento di rapporto numerico, da 1/7 si è passati ad 1/10, con conseguenze facilmente immaginabili. La Capezzuto con voce accorata ha denunciato senza mezzi termini: "in queste condizioni non si fa che semplice cura dei bambini. Di più non c'è concesso".
Altra chicca: nell'impossibilità di assumere, hanno inserito personale non qualificato, che aveva un contratto comunale con tutt'altre mansioni.
Dopo questo intervento davvero intenso, la parola è andata al comitato infanzia bene comune 0-6 di Torino nella voce di Debora Pietrocola  e Paolo Strano è uscita dal patto di stabilità, gesto con cui il sindaco Fassino aveva lanciato come una sfida, prospettando un'alleanza, poi disattesa dagli altri sindaci. A settembre i servizi sono stati garantiti con un' esternalizzazione massiccia, fatta in fretta, senza coinvolgimento da parte di genitori e lavoratori. I contratti sono stati peggiorativi, con tagli agli stipendi e un incremento delle ore frontali che hanno impoverito la qualità educativa. Il comitato si è mosso nel tentativo di una proposta studiata anche dal giurista Ugo Mattei (uno dei sostenitori al referendum per l'acqua pubblica) di "usare" un Indap in chiusura, per avviare un anno ponte, richiesta a cui non è stata fornita risposta. Nel complesso lo scenario nazionale si conferma tragico.  
Bologna si è raccontata per ultima nella voce di Walter Caserta che ha tratteggiato la situazione ormai già nota. La gestione di alcuni segmenti lavorativi dei nidi e delle scuole d'infanzia per un anno con le Asp e un futuro senza certezze, se non quella descritta nel documento di studio girato on line, in cui si conclude che la via più certa sia l'esternizzazione. E se lo studio rimane sempre uno studio, le recenti dichiarazioni del vicesindaco (assessore al Bilancio) hanno rafforzato questa ipotesi.

Quest'incontro ha consolidato la volontà di molti a misurarsi sul tema, da parte di lavoratori, genitori, sindacati, politici. La Capezzuto ha lanciato l'ipotesi di lavorare in unione tra lavoratori in un comitato nazionale. Le voci che si sono poi susseguite al microfono sono state tante, anche in questo contesto il tema dei finanziamenti alla scuola privata è emerso e ha trovato articolazione d'idee anche in  Francesca De Benedetti portavoce dei promotori del referendum l'Articolo 33.
 Il dibattito si è acceso per la presenza dei sindacati, contestati in aula per il non ascolto delle istanze dei lavoratori da parte delle Cgil - presente con Pasquini, mentre dure sono state le parole spese da Vilma Fabaini dell'Usb che ha ribadito "l'unica strada percorribile per uscire dal ristagno di idee è uscire dal patto di stabilità".
Chiudo con la segnalazione di un evento da cui si potrebbe avviare fin da subito un'alleanza ed è l'iniziativa del gruppo nazionale che anche quest'anno festeggia la legge 1044 che ha portato l'apertura in Italia dei nidi e che quest'anno di anni ne compie 41, un iniziativa libera che lascia spazio a varie idee per dire tutti insieme che i nidi e i servizi educativi sono un bene di tutti.

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