lunedì 14 gennaio 2013

Il dibattito del comitato genitori

charmaineswart











Si è svolto ieri al centro Zonarelli il dibattito organizzato e voluto dal comitato dei genitori dei nidi e delle scuole d'infanzia. E' stato un tavolo complesso e difficile da
gestire. tra il pubblico anche l'assessore Marilena Pillati. Si sono succedute sei voci per raccontare i finanziamenti alle scuole paritarie private e per individuare  tempi, modalità,  necessità e normativa da cui è nata questa strategia dal '94. Come ovvio non è mancato un approfondimento sul referendum consuntivo, che porterà i cittadini al voto il 26 maggio. La prima voce ad aprire il dibattito è stata quella di Rosanna Facchini allora assessore alla scuola. Ad  una rapida introduzione storica sulla nascita della scuola materna nate in seno a gestori privati e prevalentemente di stampo cattolico. La ricostruzione è passata poi al sindaco Zanardi che ha aperto le prime le scuole d'infanzia comunali in Italia. A questo punto la Facchini è entrata nel cuore della questione, raccontando della convenzione. Erano gli anni '90 quando monsignore Albertazzi  chiese un sostegno alle scuole materne in forte crisi per mancanza di vocazioni. L'offerta in città, copriva il 106% della domanda e le scuole ospitavano anche i bambini fuori comune. "Per mantenere queste scuole, nate prima delle comunali, abbiamo pensato ad un sistema integrato, per consentire una pluralità ad una scuola allargata che potesse garantire la medesima qualità educativa". Al garbato intervento della Facchini è succeduto quello di Bruno Moretto segretario del Comitato scuola e costituzione che in sinergia e alleanza con il nuovo Articolo 33, si batte per mantenere i contributi nelle casse del pubblico. Fin da subito in città si sono avvisate contrarietà a questi finanziamenti, con ricorsi al Tar e denunce delle cittadinanza per mantenere la scuola pubblica. Moretto ha poi sottolineato come oggi la scuola d'infanzia sia messa a dura a prova dai tagli economici devastanti  mentre ci sono in lista d'attesa molti bambini, (i numeri non sono più stati aggiornati ma si tratta di numeri nell'ordine di centinaia). La parola è poi passata a Rossano Rossi, presidente della Fism (federazione italiana scuola materna ad orientamento cattolico) che incassa i finanziamenti di poco oltre un milione di euro l'anno. Il contributo del comune consente di mantenere il posto a molti bambini, per chiarezza, pur essendo conti complessi, eliminando il milione, si andrebbe incontro ad un taglio di circa 300 posti. Rossi ha fornito anche dei dati sulla gestione delle scuole paritarie. Con questi contributi risparmiati si potrebbero fornire oltre 100 posti pubblici, capire poi come, è altra faccenda ed è molto complessa. L'intervento di Paolo Marcheselli,  ex provveditore agli studi di Bologna, ha fatto una lunga e sentita difesa, per altro non richiesta, al finanziamento alla scuola paritaria privata. Ha concluso ricordando che la scuola pubblica è quella dello Stato, mentre nel paniere della scuola paritari ci sono indistintamente quelle comunali e quelle private. Il sistema così organizzato è sancito dalla legge 62, legge del 2000, concepita da Berlinguer, in cui si prevede un'articolazione mista, pubblico e privato con parametri di qualità per diffondere l'offerta formativa permanente. Il dibattito è così arrivato alla fine con un confronto tra Graziella Giorgi responsabile scuola del Pd e Francesca de Benedetti portavoce del nuovo comitato Articolo 33. E qui il confronto è stato civile e pacato. Da una parte la Giorgi a sostenere i finanziamenti per continuare un'alleanza che ha funzionato nel tempo e che ha  contenuto le liste d'attesa. Dall'altra la de Benedetti ha adotto motivazioni altrettanto pratiche: la scuola pubblica è l'unica che possa essere  aperta a tutti e gratuita (il privato paritario ha tariffe che si registrano tra i 200 euro fino ad un massimo di 800, solo una). E mentre si stanno perpetrando tagli sempre più consistenti alla scuola e ai servizi rimangono esclusi bambini che continuano ad essere non collocati in nessuna scuola e la maggior preoccupazione è come fare entro i confini di questa a normativa a mantenerli?

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