mercoledì 17 aprile 2013

Educare i bambini: parola alla Professoressa Silvia Nicodemo


Il servizio -integrato per la prima infanzia: da servizio a domanda individuale a servizio universale. (17 aprile 2015, Silvia Nicodemo)
In materia di nidi, vige una normativa nazionale (l. 1044/71) e le Regioni hanno adottato legislazione che ne ha dato attuazione, integrando talora con documenti diretti ad individuare requisiti a garanzia della qualità. La regione Emilia Romagna ha un sistema normativo avanzato. Però, nell’applicazione sono emerse alcune insufficienze del modello, che si ravvisano in concreto.
Davanti a questa situazione, rifletto a partire dalla Raccomandazione della commissione dell’UE del 20.2.2013 (Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale), dove si chiede agli stati di garantire l’accesso a servizi di qualità a un costo sostenibile.
Dal documento, vado ad esaminare almeno 3 profili che appaiono oggi rilevanti nell’ambito di questo dibattito: tali sono al qualità, l’universalità, la natura educativa del servizio.
Il primo profilo investe la richiesta di qualità, cui si affianca l’esigenza di prevedere un sistema di autorizzazione, di accreditamento nella relazione con privati ed in ogni caso un sistema di valutazione ab origine ed in itinere. La nostra regione ha peraltro introdotto linee guida per la regolazione della qualità del sistema integrato regionale dei servizi per la prima infanzia (DGR 1089/2012), con ciò creando un modello partecipato ed avanzato.
Sotto il secondo profilo, si deve rilevare che la Raccomandazione richiama gli stati a fornire certamente servizi di qualità, tali da essere accessibili a costo sostenibile. In tal modo, il servizio per la prima infanzia ed in via prioritaria il nido viene ricondotto nel di servizio pubblico, con il qualificato dell’universalità secondo l’accezione comunitaria, e quindi allontanato dal servizio a domanda individuale. In tale ottica si colloca d’altr aparte il progetto di riforma oggi entrato nel ddl buona scuola (delega – art. 21 c. 2 lett. I). Gli elementi della qualità e del costo sostenibile per l’utenza chiedono l’organizzazione di un servizio accessibile, in modo tale che la domanda non venga a diminuire a causa dell’eccessivo costo, con ciò evidenziando la sussistenza di un interesse pubblico forte.
La conferma della circostanza che il modo d’essere del servizio deve assumere progressivamente una offerta universale e quindi accessibile a tutti è data dalla riflessione sul terzo profilo, ovvero sulla circostanza per cui il servizio nido ha un potenziale educativo, riconducibile alla istruzione. Già come noto, la Corte costituzionale, pur tenendo conto che l’asilo nido svolge una funzione diretta a tutela il lavoro, ha però affermato che – applicando il criterio della “prevalenza” – la disciplina degli asili nido ricada nell’ambito della materia istruzione, seppure in una fase prescolare (sent. n. 320/04; n. 370/03; 114/09).
Tale lettura viene confermata in sede di Unione Europea, per cui gli asili nido costituiscono servizi all’infanzia, che hanno il duplice scopo di agevolare il lavoro di entrambi i genitori e di fornire un servizio educativo complementare alla famiglia. In tale ottica il servizio educativo si sviluppa in continuità prima nell’età 0-6 e poi nella fase scolare, dove la continuità può portare ad una razionalizzazione della spesa pubblica.
Riconoscere il potenziale educativo di un servizio conduce altresì ad affermare che di accedere ed usufruire a quel servizio hanno necessità tutti i bambini, che dunque sono posti al centro delle scelte, insieme poi alle loro famiglie. L’ampliamento dell’utenza a tutti i bambini – a domanda universale e non a domanda individuale- determina una richiesta di ampliamento della domanda e quindi necessità di integrazione dell’offerta e non riduzione.
L’ampliamento della offerta di qualità a costo accessibile fa sorgere un notevole problema di sostenibilità dei costi, che si ravvisa sia in caso di gestione diretta, perche per l’implementazione del sistema integrato pubblico privato che per la adozione di misure intese a garantire il rispetto di protocolli di qualità. In tale contesto, si ravvisa l’esigenza di un coinvolgimento del privato, anche attraverso la realizzazione di interventi in sussidiarietà orizzontale, con modelli innovativi e flessibili, che però non vadano a snatura la portata educativa, anche nell’ottica di sostegno alle famiglie in sede lavorativa (si pensi alla esperienza di nidi aziendali).
Se il privato può alleviare le problematiche inerenti alla sostenibilità dei costi, le caratteristiche proprie di servizio pubblico a forte valenza educativa e che partecipa alle politiche di istruzione, intesa quale funzione fondamentale del nostro stato, implicano un sistema in cui il privato integra il pubblico che rimane titolare e responsabile del servizio, fino ad approntare gli adeguati strumenti per la qualificazione, il controllo e la garanzia dell’offerta.


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