lunedì 1 luglio 2013

Post referendum: un commento da Giorgio Tassinari


E' passato poco più di un mese dal referendum sulla scuola pubblica che si è consumato a Bologna. Nonostante molta divulgazione e ampio spazio da parte dei media, ancora oggi sono molte la questioni, che la discussione ha avviata, ad essere aperte a volte sfocate. A votazione effettuata e con vittoria della soluzione A, quindi per la scuola pubblica, rimane un risultato da accogliere e capire nella sua complessità. Giorgio Tassinari uno dei componenti del nuovo Art 33 ha spiegato la sua visione dei fatti. 
Sgombriamo il campo da fraintendimenti di varia natura. Ci spiega i perché del referendum in pochi punti.
Sarò schematico. Il sistema delle convenzioni iniziato a Bologna da Walter Vitali è fallito. Le liste d'attesa si succedono tutto gli anni. In questo contesto sottrarre risorse alla scuola di  tutti per destinarli alla scuola di pochi è un errore grave, molto grave. Il referendum ha l'obiettivo di restaurare il primato della scuola pubblica. Il voto dei cittadini ci ha dato ragione.
Come mai un tema così specifico sulla città di Bologna ha avuto tale risonanza a livello nazionale?  
Perché il tema della scuola è un grande tema della democrazia contemporanea, che mobilita le coscienze. Perché la reazione del PD e della Giunta è stata così fuori misura da calamitare sul Comitato Art33 la simpatia generica della cittadinanza. Perché i cittadini, non solo a Bologna, hanno colto l'importanza della difesa della Costituzione . La lotta per la scuola é stata anche una lotta per la Costituzione e la Repubblica. Non a caso i partiti avversi al referendum sono tutti a favore della revisione costituzionale.
Un commento sui risultati in fatto di numeri. E' un risultato che rappresa la città nonostante la bassa l'affluenza alle urne?
 3. Il risultato è rappresentativo se contestualizzato. 86.000 cittadini sono una marea, tenuto conto che si votava in un solo giorno, e che con la numerosità e dislocazione dei seggi il Sindaco ha di fatto boicottato la partecipazione al voto. Va messa in conto la generale disaffezione alla politica (il Sindaco di Messina, al secondo turno, eletto dal 30% degli elettori).  
Il sindaco commentando in consiglio il referendum ha dichiarato che per accogliere il voler dei cittadini vuole rimettere mano ai finanziamenti alla privata paritaria. Ci sono margini di trattativa e accordi con il nuovo ART 33? Se si come?   
Il termine trattativa è improprio, a mio giudizio, perchè un comitato referendario non è abilitato a "trattare". Ci aspettiamo che il Consiglio Comunale, come suggerito dal presidente Prodi, accolga il risultato e accetti che l'ipotesi di lasciare tutto invariato non è praticabile. Noi vogliamo che sia rispettata la volontà dei cittadini, espressa in forme istituzionalmente regolamentate, ovvero che tutti i fondi comunali vadano alle scuole pubbliche. Farlo è responsabilità dei consiglieri comunali, che ne risponderanno davanti all'opinione pubblica e ai loro elettori (assai contendibili, in verità).
Nel nostro blog molti comitati di altre città hanno accolto il referendum con favore. Come suggerite loro di agire per proporlo in altri contesti?
Auspichiamo che l'esperienza di Bologna si ripeta in altre città. Tuttavia,other rooms , other voices, come scriveva Truman Capote. La vicenda di Bologna ha le sue peculiarità che non possono essere trascurate. Per farla breve, il bravo giardiniera annaffia le piantine per farle crescere. Se le tira, si spezzano.

Nessun commento:

Posta un commento