martedì 3 dicembre 2013

Pisa calano qualità e offerta

mconnors












Pisa ha una storia complessa da raccontare, una storia che facciamo iniziare da questo post e che tracceremo a più riprese. Nidi e scuole dell'infanzia in città, sembra quasi incredibile, coprono la domanda e le liste d'attesa. Le notizie
positive però si fermano qui e un capitolo faticoso si apre. Un capitolo che ancora una volta racconta e individua le difficoltà che i servizi hanno e le infelici scelte politiche. Alla giunta di Filippeschi non sono mancate proteste e denunce. I motivi? L'abbassamento della qualità e un'esternalizzazione improvvisa.

Le mancata sostituzione
Circa un centinaio di cittadini in settembre hanno invaso il consiglio comunale. Sono insegnanti educatori e genitori. Sono uniti e preoccupati per la qualità educativa che sta venendo meno. Il comune non assume personale per le sostituzioni brevi, la conseguenza è un aumento dei rapporti numerici tra educatori e bambini. E prevedibilmente il nido da servizio educativo si trasforma in servizio di sorveglianza. "Rischiano di saltano i rapporti numerici previsti per legge. E questo non è ammissibile- ci racconta Francesco Chessari genitori facente parte di un comitato di protesta contro i tagli- La situazione verrà in qualche modo tamponata, fino a gennaio, poi il comune sarà di nuovo in grado di assumere il personale? Forse, non sappiamo con certezza. E la domanda che ci poniamo è: fino a gennaio che servizio avremmo?"

Offerta ridotta
La questione non finisce qui è molto più ingarbugliata. I posti letto ai bambini per divezzi, i bambini oltre i 12 mesi e i grandi chiudono. "I nuovi iscritti- racconta ancora Chessari-  avranno posti solo fino alle 13,30, causando oltre al resto, grandi problemi alle famiglie, che verosimilmente sballotteranno i bambini da nonni, parenti se possibile, o babysitter. Per il pomeriggio conviene iscrivere i bambini ai nidi convenzionati che offrono la possibilità di un letto, con un'ulteriore copertura economica. Non possono essere queste le risposte dell'Amministrazione che assomigliano molto: arrangiati, se hai soldi, altrimenti..."

L'accodo non rispettato     
Nel 2011 sindacati e amministrazione avevano firmato un accordo che stabiliva un equilibrio tra carico di lavoro, risorse scarne e rette. Un accordo sottoscritto dopo consultazioni e trattative lunghe ma proficue. "L'accordo è saltato e anche la fiducia, com'è ovvio- Chessari- c'era soddisfazione da ambo le parti, ora invece c'è malcontento, tensione... Così si favorisce il privato che non ha la stessa attenzione e la stessa qualità del pubblico e anche se l'avesse rimane comunque un servizio che non è un ben comune, non può appartenere alla collettività, come sentiamo appartenerci il servizio pubblico.

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