martedì 18 febbraio 2014

A Roma nidi e scuole sono in tilt

Lukeok












A Roma nidi e scuole dell'infanzia sono nel caos ma sono sopratutto le scuole a soffrire. Quando la maestra si ammala succede di tutto: si assemblano le classi,
i rapporti numerici stabiliti per legge, saltano e spesso i genitori sono chiamati per andare a prendere i bimbi. Il problema è la mancanza di personale e le conseguenze: una scuola arrabattata, mal gestita che di qualità ha veramente poco. "In questo periodo dell'anno esplode una situazione -racconta Fabio Moscovini della fp di CGIl di Roma- che è latente per tutto l'anno".

Perché?
Le supplenti sono divise in due categorie: nella prima ci sono quelle che coprono incarichi lunghi (oltre i cinque mesi) nella seconda si collocano le maestre che coprono brevi periodi. Le supplenti del primo tipo oggi sono venute meno, perché nel tempo hanno maturato contratti a tempo indeterminato, ed essendo bloccate nuove graduatorie, all'inizio dell'anno le supplenti del secondo tipo, sono chiamate per coprire incarichi lunghi. Risultato? La situazione alla quale siamo di fronte.
La proposta dei sindacati
"Abbiamo proposto di stabilizzare- continua Moscovini- 300 vincitori del concorso anche con contratto e termine. Serve poi una pianificazione pluriennale per le assunzioni a tempo determinato e non, pur tenendo presente i limiti della normativa."
La risposta dell'Amministrazione?
E stata differente e ha ipotizzato un piano d'orario unico su Roma, aumentando le ore di lavoro per le supplenti. Oggi maestre e educatrici sono "distribuite" secondo le necessità territoriali che sono molto diverse. Nelle zone periferiche ci sono più maestre (maggiore compresenza) la mattina mentre in centro succede l'opposto, ed è la sera il momento che richiede più maestre. Le ragioni sono dovute alle diverse esigenze familiari. Ogni distretto oggi si organizza secondo necessità. La proposta è di riformulare le compresenze uguali su tutta la città. Secondo i sindacati così si va ad appiattire il sistema e comunque non è risolutiva. A prima vista pare una soluzione dettata dal risparmio economico che va ad estendere un tamponamento ammissibile per l'emergenza alla pratica quotidiana.

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