lunedì 3 febbraio 2014

La mensa scuola e nidi di Alessandria


dieraecherin










Seconda puntata ad Alessandria. Oggi abbiamo incontrato Mauro Gogolino presidente della commissione mensa cittadina, parlando con lui di pappa e alimentazione, il discorso si è allargato a questioni economiche, politiche ma anche sociali.
Iniziamo questa storia raccontando chi è il comitato cittadino e come nasce? 
La nostra storia inizia nel 2007 quando all'interno dei circoli didattici e d'istituto, si sono formate le comitati mensa. Nel 2012 i comitati hanno eletto una rosa di rappresentanti che sono andati a formare il comitato cittadino, abbiamo redatto uno statuto e ci siamo fatti promotori delle esigenze dei genitori. Grande importanza l'abbiamo data al monitoraggio della qualità. Di recente siamo stati riconosciuti dall'Amministrazione attraverso la firma di un protocollo d'intesa.
Com'è gestito il servizio mensa nelle scuole?
Ad oggi è presente un centro cottura centrale che smista i pasti nelle scuole d'infanzia e le scuole primarie, sia Statali che Comunali. Da quest'anno sono rientrati anche i nidi che hanno chiuso le cucine interne. Molti anni fa, anche le scuole avevano cucine interne.
Di quanti pasti stiamo parlando?
Circa 3 mila al giorno.
Da chi è gestito il centro cottura?
Da Aristor un'azienda partecipata. La maggioranza appartiene ad un'altra grande realtà il gruppo Compass. Attualmente Aristor è in liquidazione e ci sono diversi problemi legati al personale.
Che tipo di problemi?
il personale è sovente posto in cassaintegrazione, creando disagi ad esempio nella consegna...
Di quanto personale stiamo parlando?
Di circa 140 tra addetti tra la cucina, il trasporto e inservienti.
Che costi ha la mensa?
C'è un'iscrizione annua che va in base all'Isee che va da 20 a 150 euro, da aggiungere il costo dei buoni pasto dai 2 ai 6 euro da calcolare su 4 fasce isee dai 4 mila euro di partenza a altre 22mila o non residenti.
Parliamo ora della qualità. Numerose le proteste da parte dei genitori sull'alimentazione, perché?
L'Amministrazione da quest'anno, ha deciso di inserire per due volte la settimana il piatto unico. Era una cosa nell'aria da un po', ma ogni volta che chiedevamo conferma, l'Amministrazione negava. A settembre siamo stati interpellati e ci hanno presentato una brouchure che illustrava i piatti unici da somministrare due volte la settimana. In vero poi più che piatti unici sembravano i vecchi primi piatti. Abbiamo fatto notare che sarebbe stato, ad ogni modo, più opportuno partire con una somministrare settimanale di collaudo per sondare il gradimento.
I piatti unici hanno una valenza nutrizionale o di tipo educativa oppure sono dettate dal solo risparmio?
Entrambe. E' ovvio che preparare e soprattutto servire un piatto unico è più economico e non trovo nulla di sbagliato a fare dei risparmi. Il centro del discorso è dare piatti dai giusti valori nutrizionali e che fossero graditi, mentre molti piatti venivano respinti.
E quindi?
Quindi dopo proteste e discussioni, siamo arrivati ad un periodo di prova che prevedeva la somministrazione di un solo piatto unico settimanale con 4 piatti da sperimentare. Due hanno riscosso notevole successo, due no. Oggi il menù prevede l'utilizzo di carne piemontese CO.AL.VI., ed in particolare in due proposte di piatto unico. Trovo assurdo che in Piemonte si comprino carne da fuori. Il piatto unico, con carne locale,oggi è servito una sola volta a settimana.
La protesta è rientrata?
Diciamo che il piatto unico è stato strumentalizzata per veicolare proteste di altra natura, che posso anche condividere in linea di principio, ma che centrano poco con l'alimentazione. Se è vero che l'Amministrazione avrebbe dovuto relazionarsi in modo più trasparente e che non si dovrebbero fare scelte dettate solo dal risparmio, è anche vero, che non si può fare la guerra sui bambini e le famiglie.
In che senso?
Nel senso che per alcuni è una questione di fame. Si devono capire le realtà a cui siamo di fronte. Le aziende qui ad Alessandria sono in forte crisi e ci sono famiglie che ci hanno detto che se il piatto non era gradito, i bambini mangiavano poco e male, visto che alla sera riuscivano a garantire cene povere magari a base di latte.
 


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