giovedì 24 aprile 2014

Chi paga l'affitto del nido?



Alvimann













Il nido De Giovanni di Bologna ha una storia tortuosa da narrare. La cosa interessante è che da questa vicenda si possono estrapolare più riflessioni che lasceremo ai lettori. Lo stupore che ci coglie davanti alla normativa e alle sue fantasiose interpretazioni e applicazioni è sempre tanto. 

La petizione  Il De Giovanni risiede in un punto strategico della città, in zona universitaria e alle porte del centro storico. E' un nido amato e difeso da genitori e cittadini. E' da anni che si paventa la chiusura e da anni i genitori tengono duro. Nel 2012 si è avviata una petizione che ha visto la raccolta di 2066 firme, in pochissimo tempo. Il nido De Giovanni non ha chiuso, ma è stata chiusa le sezione lattanti (17 posti in meno) e – come se non bastasse - nel 2012 tutti gli storici collaboratori comunali sono stati sostituiti da collaboratori ASP. Ad oggi la situazione rimane precaria e confusa. L'ultima udienza in consiglio comunale non ha chiuso la vicenda che rimane da seguire. 
Il contratto d'affitto  I locali sono al pian terreno di un condominio circondato da un giardino. Lo stabile è di proprietà dell'INPS e il Comune paga all'Ente un  canone d'affitto, sulla base di un contratto scaduto nel 2009. Nel 2009 la cifra è di 45mila euro annue. Ad oggi secondo il mercato, l'affitto dovrebbe ammontare a 68mila euro (prezzo stimato dal demanio di Roma).  
La Finanziaria Nel 2013 le norme impediscono agli Enti Locali di assumere nuove locazioni di beni (o di fare rinnovi) che non siano a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle attuali. Quindi il Comune non può pagare un canone di affitto superiore rispetto a quello del vecchio contratto d'affitto, mentre l'INPS, sempre per questioni normative, non può dare in locazione un bene scendendo al di sotto del suo prezzo di mercato.
Risultato? Il nido rimane dov'è, sfruttando l'indennità d'occupazione, un'occupazione legittima e senza limiti temporali, per cui si continua a pagare il vecchio canone con l'obbligo di corrispondere la differenza tra il vecchio canone e il nuovo canone una volta che verrà stipulato il nuovo contratto, ma che non esclude la possibilità di vendita dell'immobile da parte dell'INPS. 

Costanza Marri e Laura Cercenelli





 

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