mercoledì 21 maggio 2014

Istituzione e lavoratori

Noboru















A Bologna il passaggio di nidi e scuole d'infanzia verso l'istituzione si profila difficile e spinoso, almeno quanto quello ad asp che è naufragato nel nulla. Se qualche giorno fa circa 200 lavoratori, guidati dall'Adi, hanno irrotto in consiglio per protestare, ieri i sindacati si sono alzati dal tavolo della trattative. Per capire le resistenze da parte dei lavoratori abbiamo incontrato Micol Tuzi pedagogista di Bologna.

Diamo uno sguardo alla delibera sull'istituzione. Cosa ne pensa?
Penso che corriamo molti rischi e che dovremmo guardarci attorno. Il comune negli ultimi anni ha già fatto operazioni di questo tipo, sia con le biblioteche che con la cineteca ed oggi con i musei. Essi sono stati traghettati da gestione diretta a istituzione e dall'istituzione si è passati, un pezzo alla volta, al privato, anche per funzioni importanti come la progettazione e la didattica.
Teme che possa avvenire anche per l'educazione?
Non vedo perché non dovrebbe accadere. Non credo casuale il continuo tentativo di dividere i lavoratori. Chi difende il pubblico è accusato di difendere i propri interessi lavorativi. Non è vero. E' vero semai l'opposto. Sono i lavoratori del privato che dovrebbero avere le medesime garanzie dei dipendenti pubblici, che oggi non hanno.
Parliamo dei lavoratori. Oggi insegnanti, educatrici e collaboratori come vivono questo passaggio? Quale aria si respira?
Il passaggio all'istituzione sta facendo molto male, prima il tentato passaggio all'ASP poi questo hanno portato ad una crisi d'identità profonda, cosa che non era accaduta neanche durante il crollo di Delbono ed il commissariamento Cancellieri. Abbiamo retto in anni drammatici. Ci siamo riusciti perché c'è una distinzione tra politica e l'amministrazione. Con l'istituzione questa separazione si perderà. Credo che questa giunta abbia perso il polso della situazione e le conseguenze sono drammatiche.
Perché?
Perché non si definiscono i ruoli. L'istituzione avrà la funzione generale di controllo per burocrazia ed economia. Il consiglio degli amministratori e il presidente, saranno di nomina fiduciaria del sindaco e non si capisce in base a quale criterio saranno suddivise le competenze di governo del sistema, il rapporto tra giunta, consiglio, istituzione, settore istruzione e quartieri.
Comunque ciò significa che se il sindaco dovesse cadere, cadrebbe anche tutta la struttura. Proviamo ad immaginare come avrebbe reagito l'istituzione durante gli anni Del Bono e Cancellieri.
E quindi?
Quindi la funzione amministrativa e quella politica devono essere scisse così com'è oggi. L'autonomia scolastica ed il decentramento mantenuti. Per unificare e superare certe differenze delle prestazioni a livello cittadino (al netto dei diversi bisogni espressi dai diversi territori) sarebbe suffuciente una piu' precisa azione amministrativa dei settori (personale e istruzione) ed un indirizzo pedagogico più cogente per tutti di geco e cedoc, i due livelli di coordinamento pedagogico cittadino, che hanno appunto la funzione di evitare disparità pedagogiche tra quartieri.
Vorrei far notare anche un altro apetto impportante: manca un presidio forte alla qualità.
Non si capisce bene da chi è garantita. Si fa cenno al comitato scientifico, ma il comitato scientifico, ha solo titolo consultivo. I pedagogisti saranno collocati alcuni in istituzione, altri nei quartieri e non si capisce bene come.Chi, nel comune, sarà garante del controllo qualitativo, tenuto conto che chi non fa disimpara a fare e, dopo un po', disimpara anche a controllare?
L'istituzione porta novità?
La maggiore novità è il rischio di apertura al mercato. La istituzione "dispone di entrate proprie, costituite dai proventi di sue specifiche attivita' " oltre che di trasferimenti dal bilancio comunale.
Se il privato investe, sponsorizza, puo' portare quel denaro fresco che non arriva più dai trasferimenti pubblici tagliati. Ma se investe lo fa per una contropartita. Oggi i fondi nazionali per servizi e le scuole sono svuotati. Non possono essere i privati a sostituirli. La ragione è semplice: il privato risponde alle richiese del mercato e al profitto. Il pubblico risponde, o dovrebbe, al bene sociale e collettivo, alla costituzione, al diritto.
Il privato potrebbero creare servizi più flessibili e più corrispondenti alle reali esigenze delle famiglie?
Si, ma le esigenze dei genitori non sempre coincidono con quelle del bambino. Questo lo posso assicurare per esperienza.
I servizi si aprono ai privati ma anche a soggetti volontaristici a personale da formare...cosa ne pensa?
Penso che non ci sia nulla di sbagliato, ma attenzione, così si confondono i ruoli e le professionalità. Il rischio è che come spesso succede, si usi il volontariato per tagliare i costi e a rischio si mette la qualità del servizio.

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