lunedì 17 novembre 2014

Il rispetto dei bambini

tat










Mattina ore otto e trenta. Percorro una delle strade più trafficate della città. sono in macchina in fila per tre e aspetto il verde al semaforo. Mi guardo attorno e vedo la seguente scena: c'è un bambino di quattro anni circa che sta
accovaciato in un'aiola sul marciapiede. Si concentra con fare circospetto nel tentativo di produrre ciò che solitamente si fa al gabinetto. Poco lontanto due giovani donne siedono con altri bambini, tutti sotto i cinque anni e un piccolissimo in braccio. Il bambino dell'aiuola si rialza vergognoso e in fretta tira su tutto insieme, mutande e pantaloni. Guardo la scena incredula, vorrei scendere dalla macchina a schiaffeggiare le donne. Poi penso che i rom hanno usanze troppo diverse dalle mie per pronunciare un qualunque giudizio.
Scatta il verde e corro via dimenticando l'accaduto. Il giorno dopo però mi capita un'altra faccenda. Sono nel bagno di un grande magazino mentre le mie bambine di cinque e sette anni, mi aspettano fuori. Sento la piccola che chiacchera con il solito fare disinvolto e una voce di donna che le risponde con tono mieloso. Quando esco vedo che al centro del bagno c'è un bambino di circa due anni ed è seduto sul vasino. La sua mamma, quella con la voce mielosa, lo incita a fare i suoi bisogni...Il piccolo è a disagio e fissato insistentemente dalle mie bambine, che senza troppi giri di parole esclamano: "Ma che schifo!"
La mamma mi guarda con disappunto come se dovessi intervenire. Io imbarazzata, farfuglio qualcosa e spingo le bambine fuori.
La cosa finisce qui, ma il pensiero di questi episodi mi accompagna per giorni.
E poi arrivo a capire cosa più mi infastidisce di queste scene: in generale mi pare una grande mancanza di rispetto. Per quanto i bambini non sempre sappiano esperimere i sentimenti o le sensazioni che provano, non sono privi di pudore, vergogna, disagio o fastidio... Avere rispetto dell'altro è una forma importante d'amore e il rispetto come l'amore non si insegna si può solo dare. 

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