domenica 25 gennaio 2015

Perché Bologna pensiona Seribo?


La pappa dei piccoli














Bologna. Dal comune giunge l'annuncio della dismissione di Seribo. Si scioglie la società partecipata che gestisce le mense delle scuole, fornendo circa 18 mila pasti al giorno. In futuro, la gestione del servizio sarà rimessa a soggetti privati, scelti mediante gara di appalto. L'annuncio, che verrà formalizzato con delibera, è stato lungamente dibattuto sia online che tra i genitori. La mensa in questi anni è stata criticata aspramente, sia per i costi elevati (le rette sono tra i più alte in regione) che per la qualità delle materie prime e la quantità delle porzioni (come quella volta che per merenda è stato servito UN biscotto). La società partecipata però è prospera, con un buon fatturato e utili non indifferenti.

Seribo, costituita dal comune di Bologna (giunta Guazzaloca), che è proprietaria del 51% delle quote (il restante 49% è di LA CAMPANELLA PARTECIPAZIONI S.R.L. i cui soci sono CAMST s.c.a r.l. e Elior Ristorazione spa,) ha erogato un prodotto un servizio, soprattutto negli ultimi anni, di scarsa efficienza. Eppure, eppure, l'annuncio della vice sindaco è stato accolto con sgomento. Molte le domande: e ora cosa succederà? Qualcuno si domanda: se il comune non riesce a gestire e controllare una società partecipata come potrà controllare i soggetti privati? Intanto l'osservatorio della mensa chiede di essere partecipe al cambiamento e sopratutto di consentire  il pasto portato da casa. Tutti gli argomenti sono validi e le domande legittime. Mantenere l'attenzione su questo delicato passaggio è fondamentale. Ma ora cerchiamo di capire insieme di cosa si tratta e perché oggi si sceglie di dismettere l'azienda e con quali prospettive.

Società a partecipazione pubblica...
Le opinioni sono sempre state discordanti. Alcuni enti locali le trovavano “buona soluzione”. L'idea era creare soggetti che fossero capaci di operare con l’efficienza di un privato, ma allo stesso tempo che garantissero il mantenimento in capo all’ente pubblico del controllo, gestione e responsabilità sul servizio pubblico. Nessuno però aveva valutato, un ovvietà: i due soggetti hanno scopi differenti e contrapposti. Il pubblico deve offrire un servizio al cittadino, possibilmente di qualità e quindi perseguire uno scopo di interesse generale; una persona giuridica di diritto privato ha come scopo istituzionale quello di produrre utili e ricavare guadagno. Che i risultati siano inefficaci lo dimostrano i fatti: i privati hanno ricavato utili contraendo le spese sulla qualità delle materie prime e poi della quantità. Le società partecipate oltre a tentare di mettere insieme, soggetti per natura in contrapposizione, falliscono nel loro obiettivo di fondo per un'altra questione da non sottovalutare: come fa il soggetto che fornisce il servizio anche a controllare e denunciare la qualità? Insomma si apre una domanda: chi controlla i controllori? In Italia le società partecipate sono numerose. La maggior parte sono in perdita, alcune sono scatole vuote, altre hanno più soci e consiglieri, che dipendenti. Da anni al corte dei conti ha iniziato a metterle sotto attento controllo.

Piano Cottarelli e legge di Stabilità
Carlo Cottarelli nominato revisore della spesa pubblica nel 2013, precisa fin da subito, la necessità di tagliare le società partecipate, che si sono dimostrate costose e inefficienti. La legge di stabilità per il 2015 (legge n. 190 del 2014) , portando avanti un orientamento già espresso negli anni scorsi, dispone che le amministrazioni, a partire dal 1 gennaio 2015, avviano un processo di razionalizzazione delle società e delle partecipazioni societarie in modo da conseguire la riduzione delle stesse entro il 31 dicembre 2015. Individua precisi criteri di cui gli enti pubblici devono tenere conto nel promuovere tale processo (art. 1 c. 611 l. n. 190/14). Si aggiunga poi che liquidarle ora è reso più semplice e conveniente dal punto di vista economico: l’esclusione dai vincoli del patto di stabilità interno delle spese di investimento effettuate dagli enti locali con i proventi derivanti dalle dismissioni di partecipazioni totali o parziali (anche a seguito di quotazione) in società (sia di gestione di servizi pubblici locali che di altre imprese).
Resta ferma l’applicazione di normative previgenti ed in particolare della legge di stabilità per il 2014 (art. 1. C. 569 l. n. 147 /2013). Questa legge, ha rafforzato i limiti alla costituzione di società , all’assunzione ed al mantenimento di partecipazioni da parte degli enti locali, ha introdotto una procedura speciale per la dismissione delle partecipazioni societari, ed è espressione compiuta del ripensamento del legislatore, preoccupato che lo schermo societario potesse essere utilizzato, con un vistoso sviamento dalla sua finalità precipua, per eludere regole poste a tutela della concorrenza e del mercato ovvero essere utilizzato in settori estranei alle missioni istituzionali delle pubbliche amministrazioni.

A Bologna
Ben inteso Seribo non fa parte della aziende in perdita o inefficienti. Tuttavia, il contratto con Seribo era già scaduto e prorogato per un anno. L’autorità nazionale anticorruzione, a risposta di quesito del comune di Bologna, ha escluso la possibilità di rinnovo del contratto con Seribo e la necessità di andare a nuova gara (AG 28/14  21 maggio 2014, in ). L’ente locale ha quindi scelto di far cessare la società, invece che riacquistare la partecipazione e metterla a gara con procedura di appalto per scegliere un nuovo socio privato. La scelta sembra porsi in coerenza con il disfavore del legislatore verso il mantenimento di società partecipate quando non indispensabili al perseguimento degli scopi istituzionali dell’ente, ma soprattutto in una ottica di contenimento della spesa pubblica. Ciò detto chiudere oggi ha più di una convenienza, anche alla luce delle norme incentivanti di cui all’ultima legge di stabilità. Il servizio mensa, che non potrà essere a gestione diretta, dovrà essere allora affidato ad un privato, scelto mediante procedura ad evidenza pubblica. Tra i successivi passi si dovranno osservare e attendere, con grandissima attenzione: il bando, che certo farà gola a tantissimi soggetti e non solo nazionali e il ricollocamento del personale, materia questa che spetta ai sindacati. Il rapporto tra il nuovo gestore e l’ente locale, che rimane titolare del servizio, sarà disciplinato da un contratto di servizio, il cui contenuto sarà rilevante ai fini di garantire la qualità nell’erogazione del servizio, nonché i controlli sull’attività del gestore. Si potrebbero cercare nuove strade per una partecipazione dell’utenza, che nell’ultimo periodo ha manifestato una grande attenzione e preoccupazione per la qualità dell’alimentazione dei propri bambini. 
 
Prof Avv Silvia Nicodemo e Laura Branca

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