mercoledì 28 gennaio 2015

Quali prospettive per le mense scolastiche di Bologna? Parola al professor Carullo


la pappa dei bambini















Bologna. Il professor Antonio Carullo è uno dei massimi esperti in fatto di diritto pubblico ed economia. Già direttore del dipartimento di discipline giuridiche dell'azienda e dell'economia, insegna Diritto pubblico e tra i vari incarichi ricoperti, che sono davvero tanti sia a Bologna, che non, è componente del Comitato dei Garanti del Comune di Bologna. L'abbiamo incontrato per chiedergli un parere a proposito della scelta dell'Amministrazione di abbandonare Seribo e cercare di capire   quale possibilità future si affacciano, anche rispetto alle richieste dell'osservatorio della mensa

Come giudica la liquidazione di Seribo da parte dell'Amministrazione?
E' un atto dovuto perché l’autorità nazionale anticorruzione, rispondendo ad un quesito posto dal Comune di Bologna, ha espressamente escluso la possibilità di rinnovare il contratto con Seribo e segnalato la necessità di andare a nuova gara. Fra l’altro il contratto con Seribo era già scaduto... Ora si possono e si debbono pensare e impostare soluzioni innovative oltre che interessanti.
Il professor Zamagni in una recente intervista a Repubblica ha dichiarato che si può avviare una società sottoposta al controllo di qualità dagli utenti. Lei cosa pensa? E' una strada possibile sul piano giuridico?
E' una soluzione suggestiva. Questa ipotesi è definita sussidiarietà orizzontale, nel caso in questione perfezionata ed evoluta perché incentrata sull'attività dell'utente che può esprimere una valutazione sul servizio erogato. Una sussidiarietà in cui tre soggetti: pubblico, privato e utente si relazionano in modo coeso. Si un'innovazione certamente coerente con l'attuale ordinamento giuridico. Questa relazione di soggetti che hanno diverse finalità, che sono: il privato quella di far utili, il pubblico di creare un buon servizio e l'utente di esercitare un controllo continuo ed efficace, potrebbe funzionare molto bene se ben studiato. Oggi siamo di fronte ad una situazione molto differente, e in parte difficile da fare comprendere alle famiglie, con uno scoperto del 30% per il pubblico e di forti utili da parte del privato. Le cose vanno certo cambiate.
Tra le varie ipotesi che avanzava i genitori dell'osservatorio della mensa, c'è anche quello di portare il pasto da casa. Cosa ne pensa?
E' una soluzione utile principalmente per i due seguenti motivi: intanto si garantisce, a chi fa fatica a pagare il pasto al bambino, di farglielo portare da casa; poi credo che questa sia un buon modo per spingere i futuri gestori a mantenere costi competitivi, cioè contenuti, e una sempre migliore qualità. Solo così sarà davvero l'utente a giudicare la qualità in modo continuo. Semmai ci sarà da valutare con attenzione come mantenere e fissare un dato numero di pasti in tempo utile per la necessaria programmazione dell'attività del gestore privato.
Oggi sono circa 18mila i pasti al giorno...
E se un domani dovessero calare a 5mila? E' evidente che per il privato che gestisce sarebbe una grande perdita economica e quindi sarebbe motivato a mantenere un buon servizio al di là dei controlli, in quanto il bambino può fruire del pasto portato da casa. Insomma così si crea una vera competizione interna innescata da un sistema di incentivi e disincentivi economici. Altra e diversa questione è il tema del mancato pagamento dei pasti da parte degli utenti. In questo caso potrebbe intervenire il Comune per far pagare l'utente ovvero trovare un modo per garantire il corrispondente flusso finanziario per il gestore privato, a cui non si può chiedere di operare in perdita.
Quindi non ci sono problemi legali a portare il pasto da casa?
No, non vedo problemi particolari, certo a condizione che le maestre, o il personale adibito, controllino che non ci siano scambi di alimenti e siano assicurate le condizioni igieniche. Non mi pare però corretta, anche su un piano educativo, la soluzione radicale di chi vorrebbe imporre ai bambini che portano il pasto da casa di consumarlo in luoghi diversi da quello dove si trovano gli altri: il pasto deve continuare ad essere un momento fondamentale di socializzazione e di comunione. Per il resto non vedo difficoltà, anche su di un piano prettamente giuridico, a rendere praticabile tale soluzione, con i dovuti accorgimenti igienici. Dovrebbe anzi essere garantita la possibilità per i genitori di scegliere giorno per giorno se avvalersi o meno del servizio mensa, anche in relazione al menu comunicato dal gestore: la fruizione del servizio dovrebbe essere sempre per i genitori un’opportunità non un obbligo.
La mensa del bolognese è passata da una gestione diretta, alla gestione mista di seribo. Oggi siamo all'appalto ai privati. Pensa possibile un ritorno a cucine interne e gestite dal comune?
Tutto può essere, e queste scelte sono a discrezione della politica: a quanto mi consta oggi la gestione diretta è adottata con buoni risultati e gradimento da parte dei fruitori nei nidi di infanzia e potrebbe essere estesa anche alla scuola di infanzia e primaria. Si deve però tenere presente, che siamo in fase di un forte contenimento e controllo della spesa pubblica. La mensa è certo un servizio importante, ma la spesa che una gestione diretta è davvero conveniente? Può davvero garantire una maggiore qualità? Siamo certi che un cuoco selezionato dal comune, sarebbe migliore rispetto ad un cuoco assunto da un'azienda privata? E' utile un investimento su una tecnologia di mensa che fra qualche anno potrebbe diventare obsoleta.
Penso che oggi ci siano tante possibili soluzioni sul mercato più convenienti di una gestione diretta. Al pubblico si richiede invece coerentemente con i suoi fini, da controllare e gestire un servizio di qualità per tutti in modo equo.






 

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