lunedì 20 aprile 2015

Educare i bambini: quante domande....

Educare i bambini








"Ho verificato le spese nei bilanci e da lì, dai numeri, i bambini non si vedono" ha esordito Elisabetta Gualmini vicepresidente della regione ER e assessore al Welfare al convegno Educare i bambini: quante domande...che ha organizzato la nostra associazione. "Questo non significa- ha continuato l'assessore- che durante il mio mandato intenda contrarre la spesa agli anziani per darla all'infanzia. Ben inteso, non si
tratta di fare una guerra di generazioni. La situazione però va rivista e con attenzione. Al momento sono in fase di valutazione e voglio servirmi dei dati per capire come muoverci. Non ho formule magiche o pacchetti prefabbricati per risolvere i problemi del settore".
E i problemi sono tanti e certo non solo in regione.
"La verità, che troppo spesso non si dice, è che i nidi costano poco e se di buona qualità rendono molto"- argomenta il professor Cristiano Gori della cattolica di Milano, che continua- "Lo Stato investe lo 0,1% del prodotto interno lordo. E' un investimento minimo, praticamente insignificante, anche se confrontato con il resto della spesa sociale che ha ben un altro peso. Con ogni probabilità riusciremmo a raddoppiare i servizi con un investimento contenutissimo, se ci fosse la volontà politica di farlo."
Ma oggi la situazione è davvero mutata e per la prima volta non si avverte più il bisogno di aprire nuovi nidi. La domanda delle famiglie infatti cala, mentre le rette aumentano. La qualità in molti contesti sta diminuendo a causa di politiche orientate esclusivamente al contenimento della spesa. Molte le notizie di cronaca locale, pur con tantissime differenze da un contesto all'altro, possono confermare questo andamento. 
Un andamento talmente evidente che è stato registrato dall'Istat. Il calo delle domande è vistoso in molti contesti. "Sono 600 i posti vuoti - conferma l'assessore alla regione - questi dati si devono capire e calare con attenzione rispetto alle esigenze dell'utenza. Dobbiamo interrogarci di che tipo di servizio necessitano le famiglie, famiglie che vivono sempre più spesso in situazioni di difficoltà, di frammentazione del lavoro e degli orari..."
Al dibattito erano presenti anche i genitori di Parma e la vice preside e assessore alla scuola Nicoletta Paci. L'intervento del comitato genitori  "Per fare un bambino ci vuole un nido" ha denunciato diverse difficoltà e incertezze del sistema: da una mancanza di garanzia dei servizi per l'anno a venire, alla sperimentazione di accorpamento di nidi e scuole in un'unica struttura... Dopo mesi di contrapposizione serrata con la giunta, hanno trovato una disponibilità reciproca all'ascolto. Certo è che la situazione a Parma rimane davvero difficilissima e sarà da seguire con grande attenzione. 
Ma non ci sono stati solo interventi di carattere politico ed economico, al dibattito si è fatta sentire anche un'analisi, come sempre puntuale e lucida della professoressa di scienze giuridiche Silvia Nicodemo che ci ha fatto percorrere una strada differente "L'attuale normativa delle regione ER è ben sviluppata e definisce con attenzione un sistema integrato che ormai è in essere da quasi 20 anni. La regione ha dettato linee guida quanto alle procedure di valutazione. Come noto il servizio0-3 ha una valenza anche educativa e non solo sociale,come peraltro già da tempo affermato dalla Corte costituzionale e come,del resto, emerge chiaramente dal quadro dell'Unione europea. Nella parte in cui il servizio è educativo, esso va a soddisfare una domanda di tutti i bambini e non solo di quelli le cui famiglie hanno necessità proprie. Ed è l'unione europopea che chiede servizi di qualità accessibili. Questa impostazione richiede un servizio "universarle" nell'accezione comunitaria e quindi un servizio accessibile a tutti, per distribuzione, con conseguente passaggio da servizio a domanda individuale a servizio pubblico universale". L'ultimo intervento è stato fatto dalla dottoressa Sandra Benedetti ,funzionario della Regione che da anni segue l'infanzia "Ho visto nascere i servizi, vi ho lavorato come pedagogista prima di approdare in Regione. In E-R abbiamo investito sia in termini lavorativi che in termini economici. Abbiamo messo insieme un sistema di grande qualità con percentuali di gestioni che si consolidano tra il 40% del privato e il 60% del pubblico". Intanto la situazione per i servizi nel futuro rimane incerta. "Politicamente non si capisce- racconta Gori- quale sia la strada individuata dal governo Renzi, che certo ha dato grande importanza ai nidi che ha ripreso nella Buona Scuola, ma al momento non si capisce come si intende procedere".  E sulla Buona scuola Elisabetta Gualmini si pronuncia "poco convinta". BolognaNidi è lieta di aver creato il primo dibattito pubblico con la neoeletta assessore Gualmini che è risultata disposta a futuri incontri e nuovi dibattiti e questo non è affatto scontato.

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