sabato 18 luglio 2015

Una classe di soli stranieri. Una maestra racconta

clarita











Una classe di soli bimbi stranieri. E' successo lo scorso anno a Bologna. Un caso più unico che raro e un'esperienza indimenticabile per le insegnati. Per capire la situazione e in generale le difficoltà che si possono incontrare in classi con una forte presenza di stranieri, abbiamo incontrato una delle protagonista della vicenda: la maestra Alessandra.

Una classe con soli bambini stranieri cosa ha significato per la sua esperienza?
E stato bellissimo. Mi sono arricchita e sono cresciuta professionalmente. All'inizio è stato davvero duro.
Quale la maggiore difficoltà?
La lingue. Questi bimbi non erano solo stranieri, quello non sarebbe stato un grande problema, ma erano appena arrivati in Italia. Non parlavano e non capivano. Il lavoro didattico è completamente saltato. Senza poteci spiegare abbiamo ripiegato sul disegno, lavori di manipolazione e attività motorie di cui spesso avevano grande bisogno. I bambini non si capivano con noi insegnati ma nemmeno tra di loro. Le mamme erano molto in ansia, non parlavano nemmeno loro l'Italiano e arrivate in un paese con una cultura profondamente diversa è stata dura affidare i figli ad estranei, con cui non si capivano... L'ansia era altissima e i bambini assorbivano. I primi giorni stavano tutti male, erano così agitati che vomitavano in continuazione.
C'era un intermediatore linguistico o altri aiuti?
C'era un intermediatore cinese, ma nella mia classe avevo molti del Bangladesh e della Corea. Ad ogni modo è servito a poco, i bambini parlavano così a bassa voce che l'intermediatore non sentiva e appena si avvicinava, si spaventavano e tacevano. Per il resto abbiamo avuto grandissimo aiuto sia dal quartiere che dal comune. Un grandissimo lavoro l'ha fatto la pedagogista. La situazione era certo fuori dalle norma: una vera emergenza.
E per capivi come facevate?
Con il disegno. Ho passato molto tempo alla lavagna. Disegnavo le parole  che dicevo. E poi improvvisavo a seconda delle necessità. Gli usi e i costumi sono a volte così diversi, che diventa molto difficile...non si deve dare per scontato nulla, nemmeno le pratiche igieniche.
Un esempio?
Ho dovuto molto insistere con una famiglia per il cambio della biancheria intima. E questo non per differenze culturale... il bimbo portava le stesse mutandine per 15 giorni. Dopo molte spiegazioni a parole, senza risultati, portavo il bimbo in bagno e lo sporcavo con i pennarelli per imporre il cambio biancheria.
C'era fiducia tra voi e i bimbi?
Quella è' venuta col tempo. I genitori chiedevano ai figli obbedienza e rispetto per noi insegnanti. Ovvio che sto parlando in modo generico, ma la norma era questa. Abbiamo fatto più fatica a conquistare i grandi, che ci chiedevano con insistenza perché non insegnavamo a scrivere e leggere. Molti dei piccoli a tre anni sapevano già scrivere nella lingua di appartenenza, ma non avevano mai tenuto in mano un pennarello per disegnare... Le culture sono davvero diverse... ad esempio i genitori erano molto soddisfatti quando i bimbi passavano tutto il giorno davanti alla tv, convinti del fatto che la tv fosse istruttiva e potesse insegnare anche la lingua.
Dopo questa esperienza si sente di dire che le classi ponte, classi di soli stranieri, possano funzionare?
Farei tante distinzioni. Per le scuole d'infanzia no, a quest'età i bambini imparano moltissimo per imitazione. Isolarli non sarebbe producente per l'apprendimento. Per i gradi maggiori non saprei. Si potrebbero pensare ad una didattica mista. Alcune ore dedicate alla lingua e altre insieme al resto della classe. Io credo che sia importante smistare. Le classi con troppi stranieri, sopratutto quelli appena arrivati, non sono efficienti. Ai quartieri spetterebbe il compito di distribuire e spalmare gli alunni. Mi rendo conto che ci sarebbero grandi difficoltà logistiche...ma sarebbe importante creare classi variegate, si lavorarebbe tutti meglio.
Un'ultima domanda. Molte delle sue colleghe lamentano il fatto che i genitori si fidano poco degli insegnati. Lei che si è trovata nella situazione in cui i genitori imponevano invece l'obbedienza ai bambini, come vede la cosa?
La fiducia dei bambini è semplice da conquistare. In vent'anni di insegnamento, in cui ho lavorato in tanti e diversi contesti, ho però colto alcune tendenze. Le differenza non si avvertono tanto tra italiani e stranieri quanto per classi sociali. Parlo in modo in modo generico, ma spesso "i ricchi" tendono a svalutare il ruolo dell'insegnante e questo, come ovvio, si ripercuote sui bambini.    
         

  
    
      
  

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