lunedì 7 dicembre 2015

Nidi di Venezia: aumentano le rette, calano gli iscritti


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A Venezia per la prima volta dagli anni '90 c'è un sindaco di destra: risponde al nome di Luigi Brugnaro è imprenditore e dirigente sportivo ed è stato eletto il giugno scorso. Brugnaro arriva dopo un periodo di commissariamento durato circa un anno, sotto il controllo del prefetto Zappalorto che ha sempre dichiarato “di non dover fare scelte politiche” ma traghettare Venezia verso il nuovo sindaco. Non si capisce bene cose significhi “non fare scelte politiche” visto che spendere i soldi pubblici, significa necessariamente fare scelte politiche, ma sorvoliamo e arriviamo al centro del nostro discorso che sono i servizi educativi. Come se la cavano i nidi a Venezia?

“Da sempre i servizi sociali sono forti e ben radicati, il welfare- ci racconta Sabina Anesin educatrice e sindacalista cgil – qui è forte, è pubblico ed è stimato da tutti i cittadini”. Così quando il commissario Zappalorto è andato ad intaccare le economie e il sistema dei nidi, c'è stato movimento di protesta tra i veneziani. Dagli anni ottanta agli inizi del 2000 nonostante molte difficoltà, di bilancio e non solo, i nidi sono cresciuti sia in quantità che in qualità.
Oggi tra Venezia, Mestre e isole ci sono 30 servizi educativi (contando nidi, nidi aziendali e centri gioco) l'orario di apertura va dalle 7,30, alle 16,30 del pomeriggio e ci sono cucine interne. Particolarità notevole è che tutti i nidi sono a gestione pubblica e diretta. “Nel tempo ci sono state difficoltà e tagli. Il personale ausiliario e di cucina ad esempio è stato esternalizzato ed il rapporto numerico è stato innalzato. Dopo una mediazione siamo arrivati ad avere un educatore ogni sei bambini”. Ma i problemi in città sono molteplici e non si limitano al rapporto numerico.
C'è stato un forte aumento delle rette, avvenuta in corso d'anno. Oggi la tariffe massime sono di 470 euro mensili c.ca e non ci sono distinzioni d'orario. C'è un evidente calo delle iscrizioni, diverso da distretto a distretto, ma evidente in tutto il territorio, sopratutto nel centro della città. “Venezia è una città molto complessa da vivere, gli affitti sono altissimi e le giovani coppie preferiscono andare a vivere nella terra ferma. Ma c'è anche un altro grande problema ed è il calo degli stranieri. La crisi del lavoro morde e morde duro tutti. Il lavoro stagionale è calato moltissimo e gli stranieri migrano verso altri paesi le nascite di conseguenza calano e così le iscrizioni ai nidi”. Venezia è una città che presenta tante particolarità, certo, ma in tutta la sua originalità anche qui registriamo le tendenze che abbiamo individuato in “Mille Nidi in Mille giorni” che sono a livello nazionale. C'è un forte rischio di chiusura, un drastico calo d'iscrizione e una probabile abbassamento della qualità visto il malcontento dei lavoratori a cui tocca lavorare di più per meno stipendio. Il personale pubblico è amareggiato perché tra ultime novità c'è anche il taglio del salario accessorio. “Noi dipendenti di Venezia -continua la Anesin- avevamo un'integrazione salariale prevista dal contratto decentrato, che il sindaco ci vuole tagliare. Parliamo di 197 euro mensili in meno su uno stipendio complessivo medio di circa 1200/1400 euro, a seconda dell'inquadramento di fascia. E non sono pochi soldi. C'è molta amarezza anche perché non sono pochi i cittadini a darci contro, anche se parlandoci, si rendono consapevoli della qualità dei servizi che offriamo e che non si limita ai soli nidi”. La Cgil ha presentato le proprie osservazioni su come si potrebbe risparmiare su altre voci del bilancio e cioè su alcune società partecipate e il casinò che a detta di molti veneziani “è un vero mangiasoldi”. Torneremo presto e a più riprese in città che è da seguire da vicino.




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