giovedì 25 febbraio 2016

"Iscrivete i bimbi al nido!" Parola di Ilaria Maggi, mamma di un bimbo maltrattato


Ilaria Maggi


 

















Ilaria Maggi risponde al telefono dopo un solo squillo. Quando le spiego chi sono, e cosa vorrei scrivere, attacca subito a parlare con impeto. Mi rovescia addosso tante parole, tanti fatti e tanti stralci di violenza, da togliere letteralmente il fiato e aggiunge tanto buon senso, da commuovere. Sono ancora avvolta dal filo del suo pensiero e dalla forza delle idee mentre scrivo. Ilaria Maggi è presidente dall'associazione la Via dei colori associazione nata nel 2010. Ho fondato l'associazione con altre cinque famiglie che frequentavano il nido Cip e Ciop di Pistoia. I nostri figli hanno subito violenze continue e orribili. Ilaria mi racconta del suo lavoro in associazione che è duro e continuo. La via dei colori è composta da vittime per aiutare vittime di maltrattamenti in strutture. Danno consulenza legale e psicologica gratuita e rispondo ad un telefono verde. Consiglierebbe ad una madre di iscrivere il figlio al nido?Con mia grande sorpresa risponde Certo, che si. Capiamo insieme perché.

In questi giorni in gruppo di mamme bolognesi ha lanciato una petizione per richiedere l'uso delle telecamere nei nidi. La vostra associazione ha appoggiato la petizione? Ci racconta?
Sono stata invitata a partecipare al gruppo fin dalla sua nascita perché ovviamente chi mi ha invitato sa da quanto tempo e con quanta determinazione lavoriamo con La Via dei Colori in questo campo. Da subito mi sono messa a disposizione del gruppo per eventuali spiegazioni su quello che abbiamo imparato sulla nostra pelle riguardo prevenzione e cura, provando a dare il nostro punto di vista che non parla solo di telecamere ma che sopra a tutto non parla di Web Cam come invece si parla nella petizione. Come associazione pensiamo ed abbiamo sempre pensato che telecamere possono essere un utile strumento di valutazione a maltrattamenti già avvenuti, ma che da sole non prevengono e non risolvono il problema. Da anni LVdC prova a mettere in luce l’importanza che avrebbero i controlli (psicologici, documentali e penali) a monte delle assunzioni, i monitoraggi, le supervisioni ed anche un sistema completo e complesso che riguardi la gestione di una possibile situazione di crisi da parte della direzione così come tutta la parte legata alla giurisprudenza necessaria per invece andare a scovare e punire eventuali “mele marce” nel sistema. Parafrasando Marco Montemagno, limitarsi a constatare un problema purtroppo annoso ed orribile non è una soluzione. Ecco perché invece ci siamo messi a disposizione con la nostra esperienza e con la professionalità del nostro comitato scientifico per incentivare e in qualche modo guidare la riflessione verso una proposta tecnicamente efficace, funzionale e percorribile.
Quali azioni si dovrebbero intraprendere?
Intanto fare tanta informazione. La nostra associazione incontra genitori, il personale scolastico, ma non basta. In generale si dovrebbero investire risorse. Fare accertamenti rispetto ad eventuali pendenze legali per reati violenti al momento dell'assunzione e monitorare in continuo la salute e l'integrità del personale, con test e selezioni specifiche e puntuali, ai quali la nostra associazione sta lavorando con un equipe multidisciplinare.
Perché succedono fatti di questo tipo?
I motivi sono tanti e diversi a secondo della situazione. Ciò che sappiamo con una certa esattezza è che ognuno di noi ha una parte sadica e masochista. Quando tutto funziona bene, c'è equilibrio e questi impulsi rimangono sopiti. mentre in certe situazioni, ad esempio di forte stress o quando si svolgono lavori in cui i rapporti sono di forte dipendenza, come può essere il lavoro di cura per minori, anziani, malati ecc gli equilibri possono sbilanciarsi e far emergere i lati più oscuri. E' la nostra natura. Una società evoluta come la nostra, oltre a sapere questi fatti, dovrebbe monitorare, supportare e tutelare lavoratori e pazienti prevedendo anche la gestione di situazioni critiche.
Al nido quali sono i fattori scatenanti?
Non c'è un identikit di educatrice o educatore malvagio se è questo che mi sta chiedendo. Succede a persone di diverso tipo, età, cultura....Sarebbe bello fare un attento studio che metta in relazione la qualità dei servizi e i casi di violenza.
Cosa intende per qualità del servizio: ci spiega?
Ad esempio: c'è una relazione tra un alto rapporto numerico educatore-bambino e i casi di maltrattamento? In quante strutture in cui sono avvenuti maltrattamenti c'era un coordinatore pedagogico o uno psicologo di riferimento? Che tipo di contratti avevano le educatrici? Sarebbe davvero interessante relazionare su questi aspetti per agire a livello generale.
Cosa intende per livello generale?
Intendo dire che nella riforme possibili di cui si è fatto tanto parlare ad esempio, su questo aspetto non ci si è soffermati a sufficienza. Si sono messi paletti riguardo i precedenti per la pedofilia, ma sarebbe importante impedire a chiunque avesse precedenti o carichi pendenti per tutti i reati violenti di esercitare professioni così delicate ed importanti. Manca una visione d'insieme ad un problema grande e che non si ferma al nido, esiste nelle scuole, negli ospedali, nelle case di cura... Dobbiamo fare un ragionamento esteso e coordinato.
Quante segnalazioni avete mensilmente?
Il nostro numero verde gestisce in media trenta contatti a settimana per un totale di circa 80 casi al mese. Di questi circa il 50% sono fondamentalmente richieste informative, un 30% sono fatti da verificare ma spesso non riconducibili ad un vero e proprio reato…il 20% però sono situazioni potenzialmente gravi sulle quali è necessario un maggior approfondimento. Di queste, in fine, per una serie di motivi non sempre legati alla veridicità del fatto, solo una minima parte sfocia in una denuncia effettiva.
Cosa consigliate in quei casi?
Non arrendersi, giustizia si può fare. In associazione cerchiamo di non lasciare mai il genitore nel dubbio, sostenendolo e supportandolo attraverso i vari passaggi. Legali, psicologi ed un equipe multidisciplinare accompagna la famiglia attraverso il difficile percorso di esposto, perizie e quanto altro serva. Questo aiuta anche le forze dell'ordine e velocizzare i tempi.
Lei consiglierebbe ad una madre di mandare il figlio al nido?
Assolutamente, si. Oggi ci sono molte persone di cui mi fido che hanno aiutato e salvato mio figlio dopo i fatti gravissimi che gli sono accaduti. Vivere con un bambino che ha subito un maltrattamento è emotivamente faticosissimo. La reazione tipica è la continua provocazione, vuole verificare quanto ci metterai a reagire e maltrattarlo. Tutti i giorni ci sono bravissime maestre e educatrici che fanno un ottimo lavoro. Dobbiamo imparare a distinguere e togliere quelle cattive con gli strumenti che abbiamo. Per fortuna mio figlio ogni volta che mi occupo di un caso di maltrattamento mi incoraggia dicendomi che tolta una maestra cattiva certo ne arriverà un buona. Ci credo e andiamo avanti.

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