domenica 8 maggio 2016

Festa della mamma: una riflessione...














“...le donne hanno la cattiva abitudine di cascare ogni tanto in un pozzo, di lasciarsi prendere da una tremenda malinconia e affogarci dentro, e annaspare per tornare a galla: questo è il vero guaio delle donne.... sono una stirpe disgraziata e infelice con tanti secoli di schiavitù sulle spalle...” mentre leggo le statistiche e ai numeri dell'ultimo studio di Save the children “Mamme equilibriste” mi tornano alla mente le parole di Natalia Ginzburg. Con occhio clinico Save the children ci ricorda come in Italia noi donne siamo ultime.
Ultime perché abbiamo lavori frammentari e precari, perché facciamo tanto lavoro che NON è pagato in casa e in famiglia, accudendo piccoli e vecchi, perché non c'è un ruolo o un riconoscimento a quel che facciamo, come si fa appunto con gli schiavi...Il report ci racconta di carenze istituzionali e ci spiega come le opportunità di lavoro siano sempre a vantaggio degli uomini. Dati che conosciamo tutte bene sulla nostra pelle. Abbiamo tanti ricordi in proposito, ripensando alle nostre nonne e alle nostre mamme e abbiamo la certezza della schiavitù anche dal nostro presente di tutti i giorni. Eppure facciamo fatica a mettere a fuoco quel che ci succede o a parlarne. Da una generazione all'altra abbiamo cambiato molto poco la nostra condizione. Non ci siamo poi molte evolute negli ultimi decenni e forse siamo retrocesse nel cammino verso la libertà . Prima era brutto: una donna non aveva scelta, doveva fare figli e smettere di lavorare fuori da casa. Oggi non abbiamo scelta: dobbiamo continuare a lavorare fuori casa e se vogliamo proprio fare una famiglia, dannarci a far tutto e fare le equilibriste. Per le donne povere, come è sempre successo, le cose vanno ancora peggio. E spesso penso che in tanta schiavitù ci dimentichiamo da dove veniamo e come siamo. Il nostro corpo che cambia tutti i mesi, che si gonfia in gravidanza, che partorisce e che allatta ci rende agli occhi della società deboli... Io mi rendo conto di essere schiava anche per questo, perché ho un corpo più delicato e mutevole che è portato per natura alla pazienza e all'attesa, che è un corpo fantastico e quasi magico, indispensabile alla vita, ma pur sempre un corpo che rallenta e ha bisogno di tempo...queste caratteristiche fanno parte del nostro essere femmine e schiave e non possiamo cambiarle. Quello che possiamo cambiare è la prospettiva con cui ci vediamo e ci consideriamo. Possiamo cambiare rompendo il silenzio, con cui tratteniamo dentro di noi la condizione di schiavitù che è tutta nostra, facciamoci i conti. E in tutto questo pensare e sentirmi triste, penso anche che i nidi nel loro piccolo, possano essere una grande risposta alla nostra schiavitù e a quella delle nostre bambine.

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