lunedì 9 maggio 2016

Povertà educativa? A che punto siamo











Sembrano solo numeri ma non lo sono affatto. In Italia oltre 1 mln di bambini vive in povertà assoluta, lo sappiamo, l'abbiamo scritto tante volte, oggi Save the children ci spiega anche i rischi e le forti relazioni che esistono tra povertà  e la povertà educativa. Si pubblica Bambini dalle povertà educativa: a che punto siamo? un documento dove si racconta un'Italia a due velocità. Da una parte il pigro sud: senza servizi, scuole, senza offerte culturali o ricreative, dall'altra un nord proiettato verso l'Europa.  Un'Europa però che è bene sottolineare non riusciamo mai a nemmeno a sfiorare, perché le regioni dove stiamo meglio, si fermano alle sufficienze degli altri. Per capirci meglio: se L'Emilia Romagna, offre un diffusione servizi 0-2 del 30% rimane lontana dalle punte d'eccellenza dei paesi nordici che in media si attestano alle stesse cifre ma nei territori di eccellenza ci superano alla grande.

I dati di Save the children il documento è stilato da firme prestigiose e molte note come la sociologa Chiara Saraceno o l'economista Daniela Del Boca e incrocia dati dalle più autorevoli fonti di istituti di ricerca europei. 
Cos'è la povertà educativa? La povertà educativa è misurabile tramite alcune coordinate che ci raccontano, dove vive il bambino e che possibilità ha per conoscere. Si misura: quanti servizi educativi ci sono nel territorio? A quante offerte culturali e di svago può accedere?
Cosa comporta la povertà educativa?
Capire che tipo di conseguenze possa avere la povertà educativa è molto difficile da valutare. Il tutto ruota attorno alla facolta d'apprendimento che il bambino matura, sopratutto nei primi anni di vita, che sono i più importanti per la "costruzione" delle mentale dell'individuo. Per chiarirci non è importante che apprenda la Divina Commedia a due anni, ma che abbia gli strumenti e la formazione necessaria per aver la curiosità di apprendere poi.
Save the children indica due obbiettivi
Save the children non si limita a fare un ritratto della situazione ma individua anche dei modi per sfuggire a quesa condizione. E pone due obbiettivi che sono in verità molto ambiziosi: Entro il 2030 tutti i ragazzi entro i 15 anni devono raggiungere livelli minimi in matematica e in lettura, secondo: portare il tasso di dispersione scolastica sotto al 5%  oggi sono obbiettivi molto lontani.
Come raggiungere gli obbiettivi e diminuire le povertà educative?
Oggi come ieri è la scuola a fare la parte del leone per rompere gli schemi di povertà e privazioni culturali. Si indicano come possibili soluzioni: una maggiore diffusione di buoni servizi educativi, una maggiore diffusione del tempo pieno nelle scuole, una maggiore diffusione delle mense scolastiche, migliori infrastrutture edilizie, e aule connesse.
Insomma ancora oggi nel 2000 inoltrato, il capofila del riscatto per i più umili, rimangono le scuole, scuole intese come strutture: pubbliche, diffuse, di qualità e come ovvio gratuite. 
   


     

Nessun commento:

Posta un commento