lunedì 10 ottobre 2016

Il nido fa bene a TUTTI i bambini?















“La meglio infanzia” è il titolo di un recente studio condotto dall’Università di Bologna che ha fatto discutere e non poco. Per l’indagine sono state intervistate 444 famiglie i cui figli hanno frequentato i nidi d’infanzia bolognesi tra il 2001 e il 2005, al momento dello studio 2013-15 avevano tra gli 8 e i 14 anni.
Per poter comparare in modo quasi sperimentale "bambini simili" gli autori hanno considerato solo famiglie il cui reddito Isee piuttosto "alto". (Un isee appena sotto o appena sopra la soglia che garantiva l’ammissione al servizio preferito). I bambini sono stati sottoposti a test di valutazione del loro quoziente intellettivo, dei tratti della loro personalità... I nidi fanno bene? La risposta è articolata e non del tutto ovvia. Secondo la ricerca restituiscono effetti positivi per ciò che riguarda l’alimentare, nessuna differenza rilevante per la personalità e i comportamenti  ma i bambini che lo hanno frequentato hanno oggi un quoziente d’intelligenza inferiore. Dopo anni in cui anche la UE ci raccomanda d’investire nei nidi perché "fanno bene" ecco che "la meglio infanzia" crea scompiglio e solleva dubbi(?) Abbiamo incontrato uno degli autori, il Professor Andrea Ichino, per capire meglio il tutto. Il tema è delicato e merita attenzione.

Professore la sua ricerca dimostra che i nidi “fanno male” ai bambini ricchi? Non è una conclusione classista?
Assolutamente no. Noi ci limitiamo ad osservare in modo scientifico risultati che riguardano una popolazione di famiglie relativamente benestanti, con due genitori che lavorano, collocate intorno alle soglie Isee di ammissione ai nidi bolognesi. Il motivo dei nostri risultati sta nel fatto che i bambini molti piccoli, tra zero e due anni, sono maggiormente stimolati se coinvolti in un rapporto di cura con un adulto, piuttosto che in un rapporto comunitario con altri coetanei. Del resto bambini così piccoli, si relazionano poco con i coetanei, anche nel giocare. Tutto cambia con il crescere dell’età e in particolare intorno ai 2-3 anni, ossia quando inizia la scuola materna.
Perché questo non è valido per i bimbi più poveri?
Le teorie psicologiche che utilizziamo per interpretare i nostri risultati suggeriscono che in una famiglia meno svantaggiata, ad esempio in termini di istruzione, le interazioni tra adulto e bambino favoriscano un maggiore sviluppo cognitivo di quest’ultimo. Pensiamo, ad esempio, alla frequenza con cui l’adulto legge qualcosa al bambino.
Quindi i nidi fanno male ai bambini ricchi?
I nidi sono una buona soluzione per i genitori che devono lavorare, ma non sono una soluzione ottimale per i bambini. Dobbiamo trovare un compromesso tra queste esigenze.
Perché?
E’ probabile che i bambini che frequentano maggiormente il nido passino meno tempo in famiglia, con una relazione uno a uno tra adulto e bambino. Nel nido il rapporto tra adulti e bambini è molto più basso.
Indipendentemente da chi è l’adulto di riferimento? E se fosse una babysitter straniera che non parla italiano, andrebbe comunque meglio che il nido?
Ora chi fa discorsi classisti? Noi ci limitiamo a ipotizzare che, nelle famiglie avvantaggiate oggetto del nostro studio, le interazioni con adulti in famiglia (inclusi nonni e babysitter) abbiano caratteristiche mediamente più favorevoli ad un maggior sviluppo cognitivo dei bambini. La frequentazione di un nido danneggia il bambino perché riduce la frequenza di queste interazioni
Diversi studi dimostrano come la frequentazione di buoni servizi educativi abbia molti effetti benefici sull’intera società?
Per quel che riguarda i nidi, gli studi esistenti dicono solo che fanno bene ai bambini svantaggiati.
Il premio Nobel Heckman.
Appunto: Heckman ha mostrato quanto importanti siano i primi anni di vita di un bambino e ha studiato soprattutto servizi educativi per bambini di età superiore ai 3 anni, come il Kindergarden che è un po’ il corrispettivo delle nostre scuole d’infanzia, non dei nidi. Proprio Heckman, però, in un suo recente studio ha suggerito che sappiamo poco sugli effetti del nido tra gli 0 e i 2 anni, e soprattutto non sappiamo nulla sugli effetti del nido in famiglie socialmente avvantaggiate. Ed è proprio questo studio di Heckman ad aver motivato la nostra ricerca.
L’economista Daniela Del Boca per la fondazione Agnelli, il professor Valerio Belotti dell’università di Padova, concludono in due studi diversi come la frequentazione di buoni servizi 0-3 sia positivo per i bambini anche per ottenere migliori risultati scolastici…quindi?
Questi studi non sono quasi-sperimentali, ossia non comparano bambini simili con o senza asilo. Mi spiego. Lo studio della fondazione Agnelli compara regioni diverse, che hanno nidi organizzati in modi differenti frequentati da bambini molto diversi tra loro. Lo studio del Professor Belotti lo conosco poco e non posso commentare con maggior precisione. Comunque, è interessante che entrambi gli studi, arrivino a conclusioni vicine alla nostra: i nidi “fanno bene” alle famiglie con maggiori svantaggi sociali. Il nostro studio, in modo complementare, osserva che i nidi non aiutano i bambini che vivono in famiglie con redditi più alti.
Non crede che i nidi facciano bene se sono frequentati un po’ da tutti: ricchi e poveri?
Questo vale per la scuola materna, dove i bambini interagiscono tra loro, ma non al nido dove le interazioni tra coetanei sono meno rilevanti di quelle con adulti.
Farete altre ricerche?
Si, stiamo aspettando nuovi fondi dalla UE per continuare l’indagine e approfondire.
Come mai non indagate sulle famiglie. Non risulta ad esempio quanto tempo i bambini hanno passato con adulti in un rapporto 1:1?
Chiedere ai genitori oggi quanto tempo passavano con i loro bambini otto anni prima, avrebbe restituito domande falsate. Nella nostra ricerca futura vogliamo invece misurare con precisione il tempo passato con adulti in un rapporto 1:1.
Perché somministrare test di QI, quando da molti è considerato una misurazione desueta?
Nonostante i limiti che possa presentare il test del QI, oggi continua ad essere uno degli indicatori più accreditati. Nella nostra ricerca futura utilizzeremo anche altri indicatori cognitivi.
Oggi nei nidi di Bologna il rapporto educatore-bambino è cambiato rispetto a quando avete svolto l’indagine. E’ inferiore. Proprio in questi giorni un genitore denunciava sul nostro blog come in certi orari, i rapporti bambino-educatore siano anche di 1:20. Un commento.
Per ciò che è emerso dalla nostra indagine, un rapporto adulto-bambini inferiore riduce le capacità cognitive dei bambini.
Una riflessione generale?
Il mio mestiere è fare ricerca, basata su dati quasi sperimentali, e interpretarne i risultati. Altri dovranno trarre conclusioni politiche dai questi risultati. Ma dopo quanto emerso, come semplice cittadino, credo importante ripensare al sistema. Invece di offrire nidi peggiori a tutti, sarebbe auspicabile pensare anche a soluzioni alternative. Un nido a Bologna ha un costo annuo di circa 18mila euro per la collettività. Con gli stessi soldi forse potremmo pensare di offrire, alle famiglie escluse perché oltre le soglie Isee e che premono per più posti in asilo, servizi alternativi con rapporti adulti bambino più elevati e meno costosi come tagesmutter, nidi famiglia o sussidi per assumere babysitter qualificate. Dobbiamo definire quale sia il migliore rapporto numerico tra bambini e educatori. Alcuni studi recenti ipotizzano che un rapporto di 1:3 nei nidi sia quello a cui aspirare.




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