mercoledì 30 novembre 2016

Longhena: il (non) stradario dello scontento




Manca ancora qualche mese all’apertura delle iscrizioni alla scuola primaria, ma basta conoscere anche un solo un pugno di genitori di bambini e bambine che frequentano l’ultimo anno di scuola dell’infanzia per sapere che la ricerca della scuola che ospiterà i loro figli per i prossimi cinque anni è già iniziata. Su questo tema a Bologna la notizia del giorno è la delibera con cui la Giunta comunale ha stabilito il nuovo bacino d’utenza delle scuole Longhenache per anni è stata “scuola all’aperto”, una scuola pensata per i bambini con problemi di salute a cui avrebbe giovato un contesto scolastico immerso nel verde dei colli bolognesi. Questo faceva di Longhena una scuola della città, non inserita negli stradari. Le scuole all’aperto non esistono più dal 1994 ma Longhena è rimasta una scuola “diversa” se non altro perché è stata mantenuta la scelta di non farne una scuola di stradario.
Dal 2009 ad oggi i posti delle tre sezioni di Longhena erano ripartiti in questo modo: metà erano destinati ai bambini residenti nel quartiere Saragozza e l’altra metà ai bambini degli altri quartieri. La decisione, venne presa per rispondere a dinamiche demografiche che resero necessario far sì che Longhena dovesse rispondere almeno in parte alle esigenze del quartiere di riferimento. Con la riforma dei quartieri è stato ritenuto necessario rivedere questi criteri e con la delibera di ieri è stato deciso che l’ottanta per cento dei posti sarà destinato al quartiere Porto-Saragozza e il restante venti al resto della città. Una decisione annunciata che ha fatto discutere fin da quando era solo un’ipotesi. Longhena resta fuori dagli stradari ma a tanti pare evidente che non sia più, e non da oggi, una scuola della città.

Nell’anno scolastico in corso – si legge ancora nel comunicato – le Longhena ospitano 379 bambini di cui 186 provenienti dal vecchio quartiere Saragozza, 99 del ex quartiere Porto e 94 residenti nel resto della città. Per la Giunta dunque i nuovi bacini d’utenza non fanno altro che fotografare l’esistente: una scuola frequentata per l’ottanta per cento dai bambini del Porto-Saragozza e per il venti per cento dai bambini degli altri quartieri. Il compito di decidere gli altri criteri d’accesso spetta ora al consiglio d’Istituto dell’IC 9 di cui Longhena fa parte. Un consiglio d’Istituto in cui i genitori delle Longhena, dopo le recenti elezioni, possono contare su un rappresentante in meno, quattro su otto, rispetto al precedente mandato.

La nuova decisione sembra scontentare tanti, se non tutti. “Un vero peccato, un danno gravissimo, Longhena così non sarà più una scuola di città scelta per il suo modello educativo” ha dichiarato una maestra delle Longhena a Repubblica. La decisione sembra andare stretta anche alla preside, protagonista lo scorso anno dello scontro sull’intervallo che l’ha vista contrapposta a docenti e genitori e che è andato ben oltre i confini cittadini. “”Quel 20% mi lascia perplessa – ha dichiarato Giovanna Facilla al Resto del Carlino – si rischiano di creare problemi a quelle famiglie che non si iscriverebbero con il timore di restare fuori”. Problemi che a suo avviso potrebbero essere evitati riservando la scuola ai soli residenti nel quartiere Saragozza.

I nuovi criteri – come ho già scritto – stanno facendo discutere e non da ieri. Basta vedere i commenti ad un articolo di Radio Città del Capo postato sulla nostra pagina Facebook. Qualcuno ha definito Longhena una “scuola per ricchi” anche per via dei costi dello scuolabus, qualcun altro l’ha definita “ una scuola d’elitè” specificando che questo non corrisponda necessariamente a “scuola per ricchi”. “Un’oasi felice nel mare mosso e sporco della scuola bolognese” ha scritto un papà, mentre una mamma ha bollato come “anacronistico” il punto in più che sembra garantire l’accesso ai residenti in centro. Credo che per capire quale sia veramente l’utenza “tipo” di Longhena oggi possa essere utile tornare al famoso scontro sull’intervallo dello scorso anno e rileggere magari questo commento apparso su Internazionale. Una cosa è certa a Bologna delle scuole  Longhena sentiremo ancora parlare a lungo. Ieri l'assessore alla scuola Marilena Pillati ha ricordato l'importanza per l'amministrazione del tema dell'educazione all'aperto e la nascita della rete nazionale delle scuole all'aperto di cui è capofila l'IC12. Una rete di cui le scuole Longhena, che di scuola all'aperto sono state a lungo modello, rischia no di non far parte. 

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