giovedì 19 gennaio 2017

Cosa cambia nei nidi? Parola al Gruppo Nazionale Nidi













Intervista. Nidi e scuole dell'infanzia cambiano definitivamente. L'abbiamo già annunciato in un recente post. I nidi sono finalmente riconosciuti come il primo tratto educativo. L'iter legislativo a cui siamo approdati è stato lungo e tutt'altro che semplice. Ci sono stati alti e bassi, accelerazioni in avanti, e rallentamenti pericolosi. Tra le associazioni che hanno maggiormente spinto e lavorato a questa definizione c'è il Gruppo Nazionale Nidi. Abbiamo incontrato Nice Terzi Presidente dell'associazione per un commento articolato sul testo di legge.

Presidente siete soddisfatti dell'approvazione della legge?
Siamo molto soddisfatti. Abbiamo lavorato lungamente per questo risultato. E' stato un lavoro durato anni. Prima abbiamo lavorato al ddl 1260 e più recentemente ai decreti attuativi della legge delega 107, dove i principi sanciti nel ddl erano confluiti. A Milano dove  abbiamo svolto l'ultimo il nostro ultimo convegno sull'infanzia, abbiamo prodotto un documento per specificava l'importanza della nascita di un percorso unitario 0-6 anni e qualitativamente uniforme nel paese.
Tra i tanti passaggi il testo approvato è modificato rispetto all'originale. Ci sono elementi che giudica peggiorativi? Se si, quali?
Come ha dichiarato il Ministro Fedeli l'approvazione del testo non è un punto d'arrivo, ma l'inizio di un percorso che sarà complesso e certo non sempre facile. Diciamo che siamo nell'ottica giusta, ora dobbiamo andare avanti a lavorare.
Come cambia l'ottica?
Fissiamo dei punti chiave. Siamo oggi entrati in un sistema integrativo 0-6, abbiamo superato definitivamente l'idea che i nidi siano servizi a domanda individuale, poi si dovrà capire con che tempi, ma abbiamo fissato questi due punti determinanti.
Altri punti chiave?
C' è la volontà di costituire dei poli dell'infanzia 0-6, con ogni probabilità, ce ne sarà almeno uno per regione. Per realizzare i poli 0-6 sono stati previsti dei fondi appositi dall'Inail. C'è anche un fondo economico statale destinato alla gestione dei nidi. C'è un capitolo economico destinato alla formazione permanente del personale educativo. Viene riconosciuto il titolo di laurea triennale per le educatrici. Infine da non dimenticare c'è il riconoscimento di un coordinamento pedagogico generale per tutto il territorio.
Perché giudica così importante il coordinamento pedagogico?
Per molti motivi. Non ultimo perché un buon coordinamento pedagogico ha anche la capacità di prevenire, prima dell'uso delle telecamere, possibili fatti di violenza che purtroppo leggiamo sui giornali.
Secondo lei quali sono le priorità su cui intervenire?
Un'immediata e precisa definizione di governance. E' urgente che venga istituito il coordinamento diretto dal Miur. Il coordinamento avrà il ruolo chiave di definire gli standar organizzativi e strutturali per uniformare le tante diverse realtà oggi esistenti. Non sarà un lavoro facile.
Nel testo approvato sono omessi i livelli essenziali previsti invece presenti ne ddl 1260...
E' vero oggi mancano. Il Ministro ha però garantito che si aprirà una commissione parlamentare per ascoltare tutti i soggetti interessati e dare così una definizione. Ripeto di lavoro ce n'è ancora molto da fare.
Sempre nella 1260 si scriveva a chiare lettere che le rette a carico dei genitori non avrebbero superato il 20% della spesa  totale. Oggi quella percentuale viene meno. Cosa significa? Si pagheranno anche le scuole d'infanzia?
La percentuale non è più fissata, ma credo che  la volontà sia comunque quella di contenere le rette. Lo Stato interviene con economie a sostegno della spesa per l'organizzazione dei servizi. Valutando poi che la legge si muove nell'ottica della diffusione dei servizi, (almeno il 33%) credo che si intenda abbassare la spesa per le famiglie, non aumentarle.    
       
 

      
  
         

   

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