lunedì 23 gennaio 2017

Cosa cambia nei nidi? Parola alla Cgil














Intervista. Terzo appuntamento sulla legge che rivoluziona il mondo educativo e dell'infanzia. Fino ad oggi abbiamo incontrato e discusso della legge con la Senatrice Puglisi e il presidente del Gruppo nazionale Nidi che hanno lavorato in stretta relazione per scriverla e farla approvare. Oggi ascoltiamo una voce fuori dal coro, una voce all'opposizione, quella di Maria Luisa  Ghidoli coordinatrice nazionale dei servizi educativi della Cgil. Pur riconoscendo nella legge un impianto positivo, sono molte critiche e le osservazioni, messe in rilievo. Ascoltiamo il punto di vista dei sindacati e cerchiamo di approfondire gli aspetti critici.

Quali sono i punti critici delle legge?
Come abbiamo scritto in una recente nota i punti critici sono tanti. Il primo che salta all'occhio è che ci sono risorse inadeguate. In tutto il testo si ribadisce il concetto che le economie saranno investite SE ci saranno soldi. Anche i poli educativi 06, che potrebbero funzionare molto bene, sono pochi.
Altri punti critici?
I tempi. Si scrive che i nidi non saranno più considerati servizi a domanda individuale, entro... tre anni? quattro? non si sa. Sarebbe stato importante avere tempi certi. In un altro passaggio si scrive che si vuole ampliare l'offerta per conseguire gli obbiettivi fissati nel trattato di Lisbona. Bene, benissimo! Ma nel trattato di Lisbona si specifica che la copertura, deve essere garantita dai nidi, nel testo di legge, si scrive un generico servizi educativi all'infanzia. Così anche i servizi domiciliari, possono essere conteggiati nel raggiungimento del 33% dell'offerta? Con tutto il rispetto per i servizi domiciliari, non sono lo stesso servizio e non offrono la stessa qualitativa educativa.
Come intendete lavorare per precisare i punti sottolineati? Avete già incontrato altri sindacati?
Al momento la nota è solo della Cgil. Ci inseriremo nei lavori delle commissioni parlamentari per puntualizzare quanto detto fino ad ora.
Avete discusso con i lavoratori?
Faremmo prestissimo un coordinamento nazionale per discutere anche con i lavoratori. C'è molto lavoro da fare.
Quali sono le priorità su cui lavorare?
Ampliare l'offerta dei nidi al sud Italia.
Diversi mln di euro sono già andati al sud con questo fine. Di nidi però ne hanno aperti pochissimi. Nessuno si assume la responsabilità del fallimento, nessuno ha protestato, se non la Uil...Non una parola dalla Cgil. Come mai è importante investire ancora lì?
E' davvero difficile ricostruire l'accaduto. Quel che è certo, è che al sud i nidi non ci sono e continuano a non esserci. Ci sarà da lavorare e fare chiarezza sulla vicenda, ma non possiamo pensare che lì i nidi non debbano essere.
Altre priorità?
Non cedere a possibili alibi. 
Ad esempio?
Ad esempio che se le domande calano è perché i nidi non occorrono. Le domande calano per tanti motivi, anche perché le rette costano troppo! Cgil, Cisl, Uil hanno lavorato molto e hanno ottenuto la possibilità da parte dei comuni di assumere il personale necessario per i nidi. Ma a fronte di questo cambiamento, che creava un alibi alla dismissione del pubblico,  non ho riscontrato grandi cambiamenti. I nidi hanno continuato ad essere esternalizzati. In molti contesti è mancata la volontà politica di mantenere i servizi pubblici, servizi che fanno la differenza anche per la qualità offerta.
Intendete lavorare su una maggiore equità dei contratti dei lavoratori del privato?
E' un tema complesso. Ci stiamo lavorando. Nel testo di legge c'è una novità che ritengo importante. A tutti  i lavoratori viene richiesta la laurea. Con i medesimi requisiti di partenza, potrebbe essere più facile lavorare per un'equità dei diritti di contrattazione dei lavoratori.    

   
  


      

        

  


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