giovedì 9 febbraio 2017

Roberto Frabetti: trent'anni di nido e teatro

Roberto Frabetti











Roberto Frabetti ha voglia di chiacchierare. Racconta tante cose sui bambini, la famiglia, la scuola, i nidi, il teatro e racconta con tanta passione e profondità, che la mia penna fa fatica a seguirlo, sebbene scorra veloce sul foglio. Da dove patire per raccontare? Forse è bene partire dalle presentazioni: Roberto Frabetti è fondatore, direttore, attore e autore de La Baracca - Testoni Ragazzi di Bologna. Il Testoni Ragazzi è uno dei rari teatri dedicato ad un pubblico di soli bambini e ragazzi. E il cartellone è davvero incredibile, sono tantissimi gli appuntamenti e tantissimi gli artisti che calcano le scene. In controtendenza ad ogni aspettativa o del credere comune, che immagina il teatro sempre in crisi e semivuoto, il pubblico qui farebbe carte false per avere un biglietto. Frabetti mi riceve nel suo studio in una mattina nebbiosa, ha un ufficio semplice, ordinato e colorato, dai tanti manifesti degli spettacoli svolti, mentre alle pareti si trovano schedari catalogati per anno e tema, come nel migliore degli uffici di contabilità. Lui lavora con i bambini anche nei nidi e nelle scuole d’infanzia, di cui ci parlerà lungamente.
A che età è bene dare un’offerta culturale ai bambini?
Fin da subito. Il bambino è un cittadino che ha diritto ad una buona offerta culturale come  un qualsiasi adulto. In proposito abbiamo anche pubblicato una Carta dei diritti dei bambini all’arte e alla cultura. Purtroppo questo pensiero non è condiviso spesso.
C’è poca attenzione alla cultura dei piccoli in Italia?
Non solo in Italia. Per lavoro ho la fortuna di girare il mondo, di incontrare e confrontarmi con tanti colleghi. Di recente un collega irlandese raccontava come i bambini siano percepiti come una frazione dell’adulto. In soldoni potremmo dire che si investe 1 solo  Euro per i bambini, ogni 20,  impiegati per la cultura degli adulti.
Un rapporto di frazione?
Sì, anche nei migliori dei casi. Anche a Bologna, dove un comune decisamente illuminato investe tanto per la cultura d’infanzia, si mantiene un rapporto di circa 1/20. Specifico che dico questo non per recriminare o protestare, il discorso è un altro. Il fatto è che investire poco e meno per la cultura dei bambini viene considerato normale, e questo è un fatto assodato a livello internazionale.
Bologna è una città che pone attenzione alla cultura d’infanzia?
Sì, molta. Il nostro Teatro è possibile grazie agli investimenti e all’attenzione che l’amministrazione pubblica ci ha riservato. Anche queste pareti sono del comune. Bologna ha una straordinaria offerta culturale per i bambini. Penso solo alla biblioteca di Sala Borsa Ragazzi , alle molte biblioteche di quartiere, ai quasi 50 nidi, alle tante scuole d’infanzia, al Museo della Musica, alla Cineteca, al bellissimo spazio della fondazione Golinelli, alla libreria Giannino Stoppani, allo spazio del Mast, alle attività dedicate ai bambini che si svolgono al Mambo… È una città straordinaria. Anche se credo che si potrebbe fare ancora di più.
Come?
Abbiamo tanto, ma è come se facessimo fatica a mostrarlo, a farlo conoscere. Forse stiamo così bene che non ci interessa farlo sapere.
Da un recente studio di Save the children risulta che i bambini leggono pochissimo, non visitano mostre e a frequentano poco cinema e teatro. Eppure Bologna è tutta diversa. Perché?
Il grande merito credo che vada all’amministrazione pubblica che ha sempre investito nella cultura d’infanzia. Dal pubblico sono fiorite tante realtà private eccellenti. È stata una contaminazione e una crescita continua.
Trent’anni fa lei ha avviato il progetto il nido e il teatro. Ci racconta?
L’esperienza è partita nel ’86, sempre in collaborazione con il Comune di Bologna, e continua ancora oggi in quasi tutti i nidi. Bologna ha anche questa paternità, se proprio vogliamo cercarne una. È la prima città che ha fatto continuativamente teatro nei nidi. Un’esperienza davvero bellissima e formativa, anche per me. C'è anche un libro che narra questa esperienza: Pollicini ostinati di Pendragon Edizioni  
Come reagiscono i bambini del nido allo spettacolo teatrale?
I bambini di  questa fascia d’età sono in continua evoluzione, trasformazione... lo stesso bambino a settembre, è in un modo, a giugno è un’altra persona. Per cui parlare del “bambino al nido” è davvero difficile, ma certe cose le possiamo dire. Intanto possiamo dire che sono incredibilmente competenti e sensibili, molto più di quello che si è portati a pensare. E sono anche totalmente coinvolti nella narrazione, questo lo si capisce dal silenzio, che è assoluto. Rimane invece un mistero assoluto cosa faccia ridere un bambino del nido. Tutte le volte me lo chiedo, e tutte le volte loro mi sorprendono con risposte diversissime.
Com’è lavorare alla scuola scuola d’infanzia?
Anche qui il silenzio è assoluto. Questo mi consente di lavorare con tante tonalità di voce, anche sul pianissimo. Alla scuola c’è una maggiore consapevolezza, ad esempio il bambino dai 4 anni sceglie consapevolmente di entrare nel mondo della finzione.
Facciamo un esempio?
Certo. Se durante lo spettacolo offro ad un bambino una fetta di torta di legno, il bambino di 4 anni, quasi sicuramente, mi farà notare che la torta è finta. E dopo che ha messo in chiaro che lui, sa, che lui non è un tipo che si inganna facilmente, si metterà in gioco. Una volta un bambino mi ha detto “Ne prendo un’altra fetta da mangiare quando sono in bus!” Le reazioni sono diverse a seconda delle età, ma anche delle personalità.
Della personalità?
Sì. Faccio un esempio. Quando entro in un nido, o in una scuola, sono solito mettermi all’altezza dei bambini per presentarmi e guardarli negli occhi. Dopo che mi sono presentato chiedo i loro nomi. Al nido capita spesso che non rispondano, o che si presentino una per volta, o ancora che ci sia un bambino che presenta tutti gli altri. Questo dipende dalle personalità di ognuno.
E alla scuola d’infanzia cosa succede?
Il più delle volte rispondono tutti insieme, cento bambini che dicono il loro nome. Ed è un bel momento. Un bel modo di cominciare. Nel nido mi è capitato di incontrare bambini che mi davano nomi “falsi”, inventati. Ricordo un bambino in un nido del Friuli, che pareva uscito da un film, con grandi occhiali e una folta capigliatura rossa, in tono molto serio si è presentato come “Spartaco”. È entrato in sintonia con la finzione del mondo teatrale. Un mondo che narra il vero partendo dalla finzione.
Lei ha lavorato in tantissimi nidi a Bologna e non solo. Ha trovato dei buoni servizi? 
Trovo che i nidi a Bologna offrano una grandissima qualità. Un tempo c’era molta differenza tra i nidi pubblici e quelli privati, quelli in convenzione. Oggi i privati sono molto migliorati.
E le scuole d’infanzia?
Qui il discorso è diverso, più complesso e articolato. La scuola e soprattutto il lavoro dell’insegnante sono in crisi. Una crisi che dovrebbe essere discussa e purtroppo non lo è affatto. Quando ho iniziato a lavorare, negli anni ‘80, ho conosciuto una scuola ricca di tensione educativa, che oggi vedo molto meno. Sono cambiate molte cose fuori e dentro la scuola.
Sono cambiati i bambini?
Dal mio punto di vista, direi che non sono cambiati i bambini, è cambiato tutto quello che gli sta intorno, le famiglie, la scuola, gli insegnanti... è cambiata la gestione del tempo, non i bambini.
Come vede gli insegnanti che portano i bambini a teatro?
Generalizzare è difficile. Ce ne sono alcuni davvero coinvolti, attenti, aperti e altri sono in grande difficoltà. Come se avessero paura a stare con i bambini e i ragazzi.
Ci sono tante famiglie che vengono a teatro?
Sì, molte. Negli ultimi anni abbiamo ampliato, triplicato addirittura, l’offerta del weekend per le famiglie dei più piccoli. Ora per loro facciamo spettacoli sia il sabato che la domenica, e capita sempre più spesso che i bambini siano accompagnati da entrambi i genitori.
Come vede queste famiglie?
Spesso sono di fretta. Incastrano il teatro tra la spesa, la visita ai nonni e altro ancora. Nel tempo devo dire le cose stanno andando meglio. I genitori sono sempre più sereni e si accompagnano ai bambini nell’esperienza teatrale. Forse abbiamo lavorato anche indirettamente sugli adulti.
Ad esempio?
Ad esempio all’inizio di ogni spettacolo invitiamo i genitori a non trattenere i piccolissimi, se non sono interessati allo spettacolo. Diamo loro un buono che possono utilizzare per un altro spettacolo, un altro giorno. Perché andare a teatro deve essere un piacere. Questa formula è stata molto utile. Perché i genitori si sentono più rilassati, e sono meno apprensivi rispetto alle reazioni dei bambini, che possono essere le più varie e vanno accolte con serenità. 

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