mercoledì 12 aprile 2017

Gravidanza, cyberbullismo, minori non accompagnati. BolognaNidi incontra la garante regionale per l'infanzia Clede Maria Garavini.




Attenzione, cultura, relazioni. Questi tre termini appaiono ripetutamente nelle riflessioni di Clede Maria Garavini. La garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza mi riceve nel suo studio al terzo piano di Viale Aldo Moro. La conversazione si protrae senza fretta e tocca tanti dei temi che ruotano intono al mondo vasto e complesso dell’infanzia e dell’adolescenza. Un mondo che lei, psicologa e pedagogista di lunga esperienza, conosce bene e appare intenzionata a continuare ad esplorare con passione durante quest’esperienza come garante, ruolo che ricopre da fine novembre.

Può spiegarci qual è il ruolo del garante per i minori in una realtà come quella in cui noi viviamo?
Nella nostra regione abbiamo un contesto, per quello che riguarda l’infanzia e l’adolescenza, positivo e propositivo sia per quel che riguarda le leggi che per quanto riguarda i servizi radicati nel territorio. La nostra è una realtà attenta ai temi dell’infanzia. In questo contesto la Garante ha funzione di promozione dei diritti dell’infanzia e di attuazione della Convenzione dei diritti del fanciullo. Credo che il garante debba avere anche un ruolo propositivo nella promozione della cultura dell’infanzia e dell’impegno che ad essa va dedicata.





Quali sono e saranno le sue priorità?
Stiamo completando il programma di mandato e al suo interno ci saranno alcuni punti cardine. Tra questi, ad esempio, c’è la costituzione di una rete di osservatori territoriali collegati all’attività del garante, una rete di persone attente alla cultura dell’infanzia. Un altro punto cardine è la promozione dei saperi professionali che sono alla base dei lavori di cura e di tutte le professioni che intrecciano l’infanzia e l’adolescenza. Un terzo punto fondamentale sono i contesti e le relazioni educanti. Vorremmo indirizzare gli investimenti su due momenti cardine dello sviluppo: i primi anni di vita e l’adolescenza.

Da chi sarà formata la rete di osservatori?
Di questa rete faranno parte i ragazzi e le ragazze, gli insegnanti e gli educatori e le Istituzioni ma anche coloro che a vario titolo lavorano ed operano a contatto con i bambini e gli adolescenti. Ci sarà spazio anche per le associazioni che con le loro specificità hanno un ruolo importante per individuare le criticità e promuovere la cultura dell’infanzia.  

Da cosa nasce la necessità di promuovere i saperi professionali?
Abbiamo constatato che nei programmi di formazione di base non sempre ci sono insegnamenti specifici relativi all’infanzia e all’adolescenza. Non in tutte le facoltà di giurisprudenza della nostra regione ci sono corsi di diritto minorile. Non tutti i piani di studio di psicologia affrontano temi specifici legati all’infanzia e all’adolescenza e può capitare che un professionista si trovi a lavorare con dei minori senza avere una formazione specifica. Cercheremo di promuovere i saperi specifici e gli aggiornamenti.

Quando si parla dei primi mesi di vita di un bambino si parla anche del suo rapporto con i genitori. Per molte mamme questo è un momento delicato in cui si sperimentano anche tanti timori. Si può fare qualcosa in più per creare rete intorno ai neo genitori?
I primi mesi di vita sono un momento delicatissimo e intorno alla relazione con i genitori si  gioca gran parte dello sviluppo e della salute del bambino. La regione ha investito molto sul percorso nascita che si estende anche all’allattamento e alle prime cure. Ospedali e consultori devono essere in collegamento con i nidi ed essere in grado di attuare anche un supporto domiciliare. La pratica clinica e le esperienze rivelano l’importanza di interventi mirati qualora si percepiscano delle difficoltà nella relazione mamma-bambino. Questo è un tema su cui occorre un’attenzione puntuale e continua.

Nel parlare dei primi anni di vita di un bambino non si possono tralasciare le vaccinazioni pediatriche al centro in questi mesi di un dibattito molto acceso…
Credo che gli adulti vadano accompagnati e che debbano essere indicate delle linee d’azione. Questo è un tema in cui un ruolo importante spetta anche alla comunicazione e all’informazione. Quello a cui stiamo assistendo è anche il prodotto di informazioni sbagliate. Credo che anche qui serva attenzione alle relazioni tra gli adulti e i bambini, tutti i bambini.

Recentemente è stata approvata la legge che tutela i minori non accompagnati. Come giudica questo provvedimento e quali risvolti avrà in una regione come la nostra?
Si tratta di un provvedimento importante per tutelare i diritti di questi ragazzi, minori fragili che vengono finalmente tutelati in quanto tali. La legge affida ai garanti regionali il compito di formare i tutori volontari che saranno gli adulti di riferimento di questi minori. Reti e relazioni saranno fondamentali per permettere che vengano realmente intrapresi percorsi di formazione e integrazione e che a questi ragazzi vengano riconosciuti diritti fondamentali come quello all’istruzione.

Un altro tema di grande attualità è quello dei tribunali per i minorenni. Un disegno di legge, attualmente al vaglio del senato, prevede che vengano sostituiti da sezioni specializzate all’interno dei tribunali ordinari. Questa ipotesi ha suscitato la preoccupazione di molti giuristi e pedagogisti. Condivide questi timori?
Come ho già detto e come hanno spiegato anche altri garanti le specificità dei tribunali per i minorenni non possono e non devono essere perse. L’esperienza e il lavoro della giustizia minorile non possono correre il rischio di perdersi tra le stanze delle procure e dei tribunali ordinari. I tribunali devono essere messi in condizioni di poter lavorare meglio ma questo è un altro discorso.

I fatti di cronaca mostrano frequentemente la gravità di due fenomeni: il bullismo e la violenza di genere. Esiste un collegamento tra queste due realtà?
Diversi studi hanno dimostrato che gli adolescenti che si rendono protagonisti di episodi di bullismo sono stati spesso vittime di violenza assistita. L’esposizione a modelli violenti all’interno del contesto domestico e familiare è un elemento che in molti casi accomuna questi due fenomeni. Occorre una grande attenzione per offrire ai bambini e ai ragazzi modelli alternativi. Non dimentichiamo, inoltre, che oggi assistiamo ad episodi di bullismo, tradizionalmente tipici dell’età delle scuole medie e dei primi anni delle superiori, che hanno come protagonisti bambini di 10 anni, bambini delle scuole elementari. Quest’abbassamento dell’età deve essere indagato e studiato con molta attenzione e per farlo occorre il coinvolgimento di tutti coloro che si occupano di educazione e scuola.

Un altro fenomeno è rappresentato dal cyberbullismo…
La violenza si è spostata anche in rete e sui social. Occorre una maggiore consapevolezza sull’uso di questi strumenti sia da parte dei ragazzi che degli adulti di riferimento. In regione è stato siglato un accordo che oltre al Garante coinvolge il Corecom, la Polizia Postale, l’Ufficio scolastico regionale e la facoltà di Psicologia dell’Università di Bologna. Gli obiettivi sono la promozione di un uso consapevole di internet e dei social media e la prevenzione del cyberbullismo.

Lei ha una lunga esperienza come pedagogista e psicologa. Negli anni come ha visto cambiare l’infanzia e la genitorialità?
L’infanzia è sicuramente cambiata ma ancor di più è cambiata la genitorialità. La vostra è una generazione di genitori più fragile rispetto a quelle precedenti. Quelli della mia generazione hanno contribuito a scardinare i vecchi modelli e questo ha anche creato un vuoto e in questo vuoto voi siete cresciuti. Credo che la mia generazione debba prestare grande attenzione alla vostra.

Fragilità è una parola che sentiremo pronunciare spesso nel corso del suo mandato…
Si deve prestare una grande attenzione alle fragilità. Nel programma di mandato dedichiamo grande spazio a questo tema. Occorre lavorare per individuare e contrastare la povertà. Quando parlo di povertà non penso solo alla fragilità economica ma anche a quella educativa, relazionale, emozionale. Ancora una volta credo che le reti di osservatori sul territorio saranno importanti per comprendere e intervenire.

Viviamo in un territorio che offre molto più di altri in termini di servizi per l’infanzia. Sono tante le iniziative formative, culturali, ludiche, anche gratuite, messe in campo da pubblico e privato. Riescono ad arrivare a chi più ne ha bisogno?
Effettivamente non sempre chi più ne avrebbe bisogno viene raggiunto. Spesso chi partecipa agli eventi e aderisce alle proposte è chi ha già una sensibilità. Penso ai corsi di preparazione alla nascita: la maggioranza dei futuri genitori che vi partecipano hanno una scolarità medio alta, mentre è più difficile intercettare e coinvolgere gli altri. Il discorso vale anche per iniziative di altro tipo. Credo serva ampliare le reti, reti di cui consultori, nidi e scuole dell’infanzia sono nodi importantissimi. Allo stesso modo occorre anche l’attenzione dei singoli verso una riscoperta delle relazioni, penso ad esempio, alle relazioni tra genitori di bambini che frequentano uno stesso servizio educativo, alla possibilità di coinvolgimento reciproco: un modo importante per insegnare ai bambini l’importanza delle relazioni e farli vivere in un contesto fatto di relazioni e attenzione agli altri.

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