giovedì 18 maggio 2017

Legge sul cyberbullismo: una lettura pedagogica

 
BolognaNidi









Cronaca Bambina E' stata approvata all'unanimità la legge contro il cyberbullismo. La prima firmataria è il deputato Elena Ferrari, già insegnante di Carolina Picchio, la ragazza che nel 2013 dopo aver subito violenza e dopo aver appreso della violenza tramite immagini diffuse in rete, ha deciso di farla finita a soli 14 anni. Il padre di Carolina ieri ha assistito alla votazione del testo di legge e ha commentato con le lacrime agli occhi "è stata un'emozione grandissima". Da una storia drammatica è nata una soluzione operativa. Una legge che da sola non basta perché il problema grande e complesso ed è troppo spesso offuscato da luoghi comuni.


Il testo di legge in sintesi
Per la prima volta si riconosce cos'è il cyberbullismo. "Qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, diffamazione, denigrazione, furto d'identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito dei dati personali a danno di minorenni realizzata per via telematica". Per minorenni e solo per minorenni, la aziende che operano via web come  fb, google hanno garantito di intervenire e rimuovere i dati, immagini o video in 24 ore dalla segnalazione. Lo stesso minorenne (dai 14 anni) ha la possibilità di segnalare i contenuti senza dover chiedere l'intervento dei genitori. I comportamenti scorretti possono essere ammoniti dal questore come già avviene per il reato di stalking. Il questore è tenuto a convocare il minorenne accompagnato da un genitore. La legge è stata  commentato da molti in modo favorevole. E non è difficile capire perché visto la storia da cui parte. Personalmente trovo tre considerazioni da sollevare. 
Prima considerazione: una legge senza sanzioni
Alla segnalazione non corrisponde sanzione. E' il questore ad intervenire con un ammonimento. Senza punizione o sanzione mi chiedo che effetto possa avere una tiratina d'orecchi di un signore il giacca e cravatta dietro una grande scrivania...Mi chiedo se far intervenire il questore non getti (ancor più) discredito alle figure educanti per eccellenza: genitori e insegnanti. Insomma se il ragazzo o la ragazza rompe e non paga...perché dovrebbe smettere?
La seconda considerazione la prendo a prestito dalla parole intelligenti e sensibili di Antonio Pavolini, esperto di nuovi media. Oggi intervistato a Radio Tre ha dato una lettura dei fatti molto interessante. (Vi consiglio di ascoltare tutta la puntata di Tutta la città ne parla, trasmessa su Radio Tre, che comprendeva vari interventi). Il discorso di Pavolini tento di riassumerlo così: il bullismo ha sempre fato danni, danni anche molto gravi, eppure da quando mettiamo cyber davanti, tutti sembrano più interessati al fenomeno. E le domande che pone con il suo ragionamento sono tante: sta passando il concetto che le responsabilità del bullismo siano dovute ad una "rete cattiva"? Famiglie e scuola possono lavarsi la coscienza? E che responsabilità possiamo attribuire ai media tradizionali che tutti i giorni propongono visioni di bullismo? (ad esempio il programma "le Iene"). Sono domande a cui educatori, pedagogisti, comunicatori e tutti glii adulti, dovremmo essere chiamati a rispondere o per lo meno riflettere. 
Terza e ultima considerazione C'è un problema evidente. Se il bullismo è sempre esistito è anche ovvio che con la rete crea la possibilità di diffondere infamia e ingiurie in modo rapido e allargato. La legge deve essere un inizio. la legge non deve farci sentire al sicuro o più al sicuro. Non lo siamo. La strada è ripida ed è tracciata dai soliti strumenti noti e molto costosi: educazione, buona informazione e tanto dialogo. Tre pilastri del buon vivere dentro e fuori rete.              

   

  
  

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