martedì 3 aprile 2018

Centri educativi: una possibile risposta all'emergenza educativa?







Cronaca Bambina Luoghi di ascolto e di accoglienza, luoghi alternativi a scuole, nidi e alle stesse famiglie, luoghi aperti e pubblici che possono restituire un senso di appartenenza territoriale e un senso di appartenenza sociale profondo. Si tratta dei centri educativi che sono presenti in moltissimi contesti e possono fare la differenza per i giovani in un’epoca di “polverizzazione delle relazioni” come quella attuale che stiamo vivendo. Se n’è discusso in un convegno organizzato dell’Università Cattolica a Piacenza.




Il convegno di Piacenza
Il convegno si è svolto lo scorso 19 marzo, presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica di Piacenza. La premessa, da cui è partito il convegno, non è stata delle più rosse e potremmo riassumerla più o meno così: se siamo di fronte ad una emergenza educativa, se le trasformazioni sociali sono sempre più rapide, se nuovi problemi e diversi bisogni, coinvolgono bambini, ragazzi e adulti sono in atto dovremmo tentare di fornire risposte sociali complesse e i centri educativi possono fare la differenza.

Il modello educativo piacentino
Il focus si è concentrato sul modello piacentino. “Policentrismo territoriale, duplicità di accesso – pubblico e privato – e diversificazione dei contesti educativi pomeridiani, dentro e fuori dai plessi scolastici.” Queste, secondo gli esperti, le caratteristiche che distinguono il “modello piacentino” da altri contesti territoriali. Il dibattito è stato preceduto da analisi precedenti: monitoraggio, raccolta dati, riflessioni pedagogiche, ipotesi future di lavoro.


I numeri di Piacenza
In città sul territorio sono presenti 14 centri educativi con 354 ragazzi frequentanti, tra il 2016-2017, la maggioranza dei quali inviati dai servizi sociali e i restanti iscritti dalle famiglie e 83 operatori complessivi. Tre le cooperative sociali che gestiscono l’intero sistema: Casa del fanciullo, Eureka e Oltre.


Nuovi problemi emersi
Il disagio sociale dei bambini e dei ragazzi accolti in questi centri è in forte crescita e di fronte a nuovi problemi i centri stanno modificando la loro funzione originaria: da centri educativi si stanno trasformando in centri assistenziali. Come lavorare in questo nuovo contesto? Maria Angela Torrente, professoressa di Diritto civile e penale all’Università Cattolica piacentina e giudice presso il Tribunale dei minori di Milano ha basato la sua risposta con al più ovvia delle argomentazioni per poter aiutare i bambini e i ragazzi in difficoltà dobbiamo sapere ascoltare per creare relazioni adeguate che sono fondamentali rispetto al disagio e alla devianza minorile.

Nessun commento:

Posta un commento