venerdì 25 maggio 2018

Ali per il futuro: per autare i bambini. Fino al 30 giugno si può fare domanda














Cronaca Bambina. Apre il progetto Ali per il futuro. Il fine è recuperare, o rimuovere gli ostacoli economici, sociali e culturali che affliggono i bambini compresi tra Zero e Sei anni. Il progetto è sperimentale e oltre a coinvolgere i bambini, coinvolge anche i genitori. Il capofila dell'ambizioso progetto è la cooperativa sociale Società Dolce di Bologna che in partnership con diversi altri soggetti avvia le Ali per il futuro in diverse regioni d’Italia. Si può presentare la domanda di adesione fino al 30 giugno. Le città che aderiscono sono Bologna, Parma, Aosta, Monopoli e Foggia.


Ali del futuro: cos’è?
Il progetto è sperimentale e prevede la presa in carico delle famiglie in difficoltà garantendo: l’accesso a costo zero a un servizio educativo 0/6 anni e l’attivazione di azioni di sostegno alla genitorialità e al benessere psico-fisico dei bambini. In Toscana si prevedono 6 posti di nido d’infanzia e 5 nei servizi di conciliazione 0-3 anni (centri estivi, supporto familiare pomeridiano ecc.), 2 posti di scuola dell’infanzia e 2 nei servizi di conciliazione 3-6 anni, oltre a laboratori per genitori e bambini, consulenze pedagogiche, attività sportive e socializzanti. Ciascuna famiglia beneficerà dell’intervento per due anni. Più o meno gli stessi servizi saranno garantiti anche in Puglia a Monopoli e Foggia, in Emilia Romagna a Bologna e Parma e anche ad Aosta. Oltre ai bambini si avvieranno percorsi di orientamento lavorativo e formazione, con l’obiettivo finale di garantire ai bambini condizioni di vita adeguate e durature nel tempo.

Ali per il futuro perché?
“Ali per il Futuro – spiega Caterina Segata, della cooperativa sociale Società Dolce– è un progetto di contrasto alla povertà educativa. Attraverso la condivisione di un progetto familiare personalizzato le famiglie con bambini da 0 a 6 anni, che vivono in situazioni di vulnerabilità sociale, verranno accompagnate in un percorso di miglioramento delle condizioni socio economiche e di crescita e benessere per il bambino. ”
Le ali del futuro: tra bisogni e diritti
I progetto vuole rispondere alle esigenze e difficoltà delle famiglie con una molteplicità di risorse diversificate, aiutando i bambini e coinvolgendo anche i genitori.

Le ali del futuro: come fare domanda?
Possono presentare domanda di partecipazione fino al 30 giugno 2018 i nuclei familiari in possesso di questi requisiti: avere almeno un figlio fino ai 6 anni di età, possedere un Isee in corso di validità pari o inferiore a 15.000 euro, non aver già usufruito del medesimo intervento o di misure affini di sostegno economico.
I beneficiari saranno individuati a seguito di una graduatoria e confermati dopo un colloquio con un case manager, nel quale sarà valutata anche la motivazione a partecipare ad un percorso di orientamento al lavoro da parte di uno dei due genitori. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito dedicato: qui

Le ali del futuro i soggetti coinvolti
Il soggetto capofila è la Società Dolce a cui seguono la società Arca, Proges, Icaro, Leone Rosso, San Bernardo, Kaleidoscopio. Gli Enti di formazione cono Pegaso Network, Seneca, Artemide C.Re.S.Co, Progetto Formazione con il supporto scientifico di Università di Bologna (Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin”), Università di Firenze (Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia), Arco (Action Research for co-developement) e in collaborazione con Confindustria Emilia e le agenzie per il lavoro Lavoro più e Synergie.
Il fondo per contrastare le povertà: cos’è?
Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile è partito qualche anno fa. Si tratta di finanziamenti che soggetti privati, fondazioni bancarie, elargiscono tramite l’organizzazione Con i Bambini che indice bando Prima Infanzia (0-6). Il bando seleziona e finanzia progetti che contrastano le povertà educative. Le povertà educative, è bene ribadirlo, sono in forte aumento negli ultimi anni come ci ha palesato anche l’ultimo report di Save the children.

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