martedì 15 maggio 2018

Ma la maestra è un lavoro da mamma?










 


Cronaca Bambina Come cambia il lavoro e le donne in Italia? Per rispondere a tutte queste macro domande, anche se parzialmente, basta entrare in una scuola. Anief lancia un comunicato, destinato alla festa della mamma, ma viste le tante questione che solleva direi che è molto più ampio. I quesiti che pone e le considerazioni che si fanno ci raccontano e descrivono un cambiamento nel nostro paese. Se fino a qualche decennio fa, il lavoro di maestre era adatto alle
 
donne e alle madri che riuscivano a conciliare tempo lavoro e famiglia, oggi secondo Anief, rende invece quasi impossibile fare le due cose. Se il lavoro di maestra un tempo garantiva tanto tempo libero, sopratutto al pomeriggio quando era facile organizzare (o da avere tempo libero, dipendeva dalla responsabilità soggettiva) e dava la possibilità di lunghe vacanze estiva, oggi questa professione senza sicurezze e sempre precaria non rende più conciliabile nulla... Ecco cosa scrive il sindacato. 


Tante donne a scuola
L’82% dei docenti e oltre il 65% tra il personale Ata che lavorano nelle nostre scuole sono donne. “Le donne che, come natura vuole, ad un certo punto della loro vita hanno tutto il diritto di diventare mamme. Ma chi opera nella scuola difficilmente può permettersi il lusso di avere figli. Lo sanno bene le donne che si sono “avventurate” in questa esperienza, sottoposte a un sacrificio incredibile che nessuna lavoratrice conosce nel nostro Paese.”
Donne: maestre e madri
“Quasi sempre la donna italiana che vuole diventare insegnante o Ata sceglie suo malgrado di fare la supplente per diversi anni, spesso a centinaia di chilometri di distanza dalla famiglia, privandosi dei suoi affetti e rinunciando quasi sempre alla maternità, in attesa della stabilità lavorativa. Poi, quando riesce ad entrare di ruolo, si costruisce una famiglia ma non ha diritto a ricongiungersi neanche per un anno con il proprio bambino se ha più di otto anni di vita”.
(Le donne italiane secondo i dati Istat relativi al 2017 diventano madre per la prima volta ad un’età media di 32,6 anni. Il ritardo per la prima gravidanza, secondo i desideri espressi dalle donne, è in prevalenza a questioni legate al lavoro).
Maestra che lavoro
“Lo stipendio non va meglio, visto che guadagna la miseria di 1.200 euro, tre volte di più del reddito d’inflazione se rimanesse a casa. Di fare carriera non se ne parla e poi, dopo avere lavorato 42 anni, può fare la nonna con una pensione neanche doppia rispetto all’assegno di disoccupazione che avrebbe percepito se non avesse mai lavorato.
(Sempre secondo i dati Istat lo stipendio delle donne nell’ambito del lavoro privato è quasi sempre inferiori a quello degli uomini, anche se a parità di qualifica)
Marcello Pacifico presidente Anief rilancia
“Perché festeggiare allora, e come festeggiare se, addirittura, come successo ad alcune maestre con diploma magistrale sei assunta ancorché con riserva per poi ritrovarti licenziata, così non potrai neanche mantenere quella famiglia che con stenti e sacrifici avevi costruito? È proprio il caso di dire che oggi si festeggia la festa della mamma, ma se si vuole lavorare nella scuola è decisamente meglio rimanere single. È giunta l’ora di voltare pagina, garantendo alle mamme docenti, ma anche alle amministrative, tecniche e collaboratrici scolastiche, maggiori permessi e spazi per stare vicine ai figli, cambiare le norme sui trasferimenti e sulle assegnazioni provvisorie, aumentare gli stipendi legandoli almeno all’inflazione, reclutare tutte le precarie in organico di fatto su posti vacanti, aprire ‘finestre’ per le pensioni, tutelare chi è a rischio licenziamento e chi non sarà mai assunto con la riapertura delle GaE e la conferma dei ruoli”.
(L’età media delle maestre è alta e tende a crescere mentre il numero di bambini tende a diminuire)




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