martedì 8 maggio 2018

Mamme che fatica! Due sorelle per l'educazione

Intervista a Sara e Marta sono due sorelle che lavorano nel mondo complesso mondo dell’educazione. Sarà è psicologa mentre Marta è pedagogista. Insieme formano educatori e insegnanti e incontrano anche tanti genitori per fare sostegno. Quello che ritengo particolarmente interessante è che insieme hanno una visione ampio del mondo educativo, allargata, avendo contatto tutti i soggetti coinvolti nell’educazione nei luoghi più diversi: nei nidi, nelle scuole ma anche nelle aziende. Oggi incontro Marta Bruzzone, la sorella pedagogista, per parlare d’infanzia, educazione e genitorialità.



Sono tanti i pedagogisti, e non solo, che ci dicono che siamo in emergenza educativa. E’ d’accordo?
Diciamo che la pedagogia e la psicologia sono due discipline che rispecchiano la società in cui viviamo.
Per cui?
Per cui, si, ci sono problemi urgenti a cui siamo chiamati a rispondere. Forse il problema dei problemi, a livello educativo, è il capovolgimento dei ruoli che è tipico del nostro tempo.
Cos’è il capovolgimento dei ruoli?
La difficoltà che i genitori incontrano a dare regole o imporre dei limiti.
Perché succede?
Capita sempre più spesso che si diventi genitore in età avanzata. I bambini poi sono molto cercati, magari s’incontrano tanti ostacoli prima di riuscire ad averne uno e quando arrivano diventano, giustamente, la cosa più importante della vita. Così s’investano molte aspettative su di loro. Capita spesso che si abbia poco tempo per stare con loro, perché si lavora molto, perché le attività da svolgere sono sempre tantissime e così scattano tanti sensi di colpa e la voglia di accontentarli in tutto.
Il problema è il poco tempo?
Un problema di tempo, si, ma direi che è anche un problema di qualità e di benessere. Il fatto è il genitore, nel poco tempo in cui sta con i figli, vorrebbe avere una relazione sempre buona, di totale benessere, ma non può essere sempre così. Ci sono momenti in cui è necessario rimproverare, dire di no, frenare...
Un tempo si diceva: “Chiedi a papà”
E’ vero. Il padre era la figura di massima autorità nella famiglia. Oggi i papà sono, spesso degli “amiconi” e i bambini, i ragazzi ne hanno poco rispetto. Tutto questo che dico sia chiaro è una generalizzazione.
Cosa succede al bambino che cresce senza regole?
Da grande non fa fatica ad elaborare e rispettare le regole che la società necessariamente ci impone. Senza regole i ragazzi fanno fatica ad individuare i limiti e ad elaborare le frustrazioni. L’incapacità di elaborare le frustrazioni può indurre ad eccessi di rabbia, a volte clamorosi, che sembrano esplodere da un nonnulla. Non è così! Dietro quelle reazioni ci sono tante situazioni e disagi.
La scuola e il nido danno regole?
Sono due luoghi fondamentali per l’educazione, ma le regole si consolidano sopratutto in famiglia.
Quindi la “colpa” è della famiglia?
La pedagogia e la psicologia non sono mai a caccia di colpe! Il nostro lavoro è cercare di capire, di individuare i problemi e di relazionarcisi. Le colpe, se così vogliamo chiamarle, sono diffuse e condivise. Ci sono tanti fattori che s’intrecciano e generano malessere in un delicato rapporto.
Parliamo allora del rapporto tra nidi-scuole e famiglie.
E’ fondamentale avere un dialogo e un rapporto di alleanza e di sostegno reciproco. Quando faccio formazione nei nidi lo dico sempre: quando c’è un problema non è mai da imputare solo del genitore, o al bambino. Anche l’educatore deve mettersi in relazione e interrogarsi. Educare significa mettersi “in gioco” mantenendo la giusta distanza emotiva che è indispensabile per non farsi sopraffare delle emozioni e dalle situazioni. Non c’è educazione senza entrare relazione e nulla può essere scontato.
Come trova i nidi che visita per lavoro?
Difficile generalizzare. Troviamo tante cose. In parte c’è molta voglia d’imparare, mettersi in relazione, formarsi, migliorarsi, in parte ci sono educatori difficili da coinvolgere a volte sono molto, molto stanchi. E’ un lavoro logorante, i bambini stancano, è bene dirlo chiaramente. E’ un lavoro che può essere anche molto frustrante. Spesso non si riconosce l’importanza dell’educatore, nemmeno i genitori lo fanno. E questo succede sopratutto in Italia. Ed è complesso anche perché è un lavoro che da molta liber.
Un lavoro complesso perché libero?
Si. Per quanto le attività al nido siano programmate l’educatore ha molta libertà di azione. La libertà però è molto difficile da gestire.
E quindi come migliorare i nidi?
Investendo nella formazione. E’ essenziale! Cercando continue relazioni con altri colleghi, con altri servizi, con il mondo educativo. E’ un lavoro che va coltivato e tenuto vivo l’interesse lo scopo per cui si svolge.
I bambini oggi sono più difficili?
Non saprei. Magari è cambiato il modo che hanno di relazionarsi, magari oggi rispondono con: “che palle!” ma, no, non sono cambiati. Come diceva Maria Montessori educare significa portare un raggio di sole. L’educatore deve incantare... I bambini anche oggi non hanno bisogno di cose sofisticate, a volte basta sussurrare invece di parlare…
Due libri da leggere indispensabili per genitori e per educatori
Per i genitori consiglio A piccoli Passi di Silvia Vegetti Finzi e Anna Maria Battistin. Il libro spiega le evoluzioni dei bambini e il difficile ruolo del genitore. Per educatori penso che Educare alla libertà della Montessori sia ancora oggi indispensabile e intramontabile. 
Mamme che fatica! è il loro blog
















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