domenica 3 giugno 2018

Il mio nome non è Rifugiato

 
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Arte Bambina Ognuno può immaginare il paese di partenza che preferisce. Potrebbe essere Siria, Libia, Somalia... L'autore del resto non ci dice da dove parte e non ci dice nemmeno dove è diretto il piccolo protagonista di "Il mio nome non è Rifugiato". Kate Milner è l'autrice e ci racconta, con tanti disegni e poche parole, tutto ciò che c'è in mezzo tra partenza e arrivo . Lo fa con estrema semplicità e immediatezza come se parlasse ad un bambino. Il Mio nome non è Rifugiato è pubblicato dalla giovane e coraggiosa casa editrice indipendente  Les mots libres edizioni in collaborazione con Emergency.



Una storia da vicino 

"La mamma mi ha detto: dobbiamo andare via da questa città per noi è pericolosa" Così comincia il viaggio immaginato verso la speranza. A raccontare è la mamma mentre ad immaginare è il bambino che percorrerà un lungo viaggio pieno di cose nuove, di notti a cielo aperto, un viaggio pieno di persone sconosciute che parlano altre lingue e mangiano cibi strani, un viaggio pieno di stanchezza e di noia, un viaggio colmo di speranze e attese per arrivare in un  posto sicuro. Non sappiamo quale, come probabilmente ancora non lo sa la madre, ma sarà un posto dove poter giocare in pace.

Una storia quotidiana per raccontare un dramma quotidiano
In tutto il viaggio il nostro piccolo eroe ha un solo bagaglio. Un bagaglio comune e universale a tutti i bambini del mondo: uno zainetto giallo. Mente il compagno di giochi,è un altrettanto comune e universale: orsetto rosso. Il bambino ha poi un contatto potente e altrettanto comune quello della mano della mamma. Il testo è breve e lascia più spazio all'immaginazione che alla descrizione.
   
Una storia comune ma del tutto speciale 
La madre spiega al bambino cosa dovranno fare durante il viaggio. Nel raccontare descrive delle azioni come camminare, dormire, mangiare, aspettare... Non fa raccomandazioni particolari se non una: "ricorda il tuo nome non è Rifugiato". E la parola "ricorda" appare solo alla fine ed è potente. E come un filo lega il bambino alla partenza, lega il bambino alla propria individualità, lega il passato al futuro...E' l'unico avvertimento che la mamma fa sulla possibile cattiveria che incontrerà. Come se il NON nome possa essere più pericoloso della guerra da cui scappano.


Il libro e la scuola 
Il libro è pensato per i bambini ed è pensato anche per una lettura in classe . La casa editrice sta realizzando un School Kit per dare riferimenti di lettura, restituire alcuni dati e informazioni sui tanti Profughi che tutti i giorni affrontano i viaggi della speranza. L'intento è quello di far riflettere su queste tematiche con uno sguardo diverso e meno indifferente. Allora quale migliore lettore se non un bambino?    

 




        

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