venerdì 1 giugno 2018

Lettera aperta di una mamma: quando rinunciamo alla democrazia?

Bolognanidi



















Torna a scriverci Costanza Marri. Una cara amica, un genitore partecipe e una nostra assidua lettrice. Ci propone un pezzo forte riflettendo sul nostro presente quotidiano e sulla politica. Lo fa partendo da una domanda personale: quando ho rinunciato al mio pezzettino di democrazia?

Cara BolognaNidi... In questi giorni in cui tanto si parla di democrazia ho riflettuto molto. Ho rinunciato a capire se il momento buio che sta vivendo l’Italia sia colpa di politici spregiudicati, speculatori finanziari o altro. Fior fiore di giornalisti e opinionisti stanno scrivendo e dicendo fiumi di parole. Ho provato invece a riflettere a cosa può significare la democrazia nel mio piccolo di mamma con bimbi al nido e a scuola.
E ho ragionato su come noi genitori possiamo dare il nostro contributo alla democrazia, applicandola alla nostra piccola realtà quotidiana.
Mi sono chiesta: quando ho rinunciato al mio pezzettino di democrazia?
Ho provato a fare un elenco basato sulla mia esperienza personale, e sarebbe bello che lettori e followers di Bolognanidi aggiungessero il loro pensieri.


Quando noi genitori rinunciamo alla democrazia?


Quando non partecipiamo all'assemblea del nido o della scuola di nostro figlio.
Quando accettiamo assemblee in cui ci vengono solo date comunicazioni di servizio senza possibilità di decidere.
Quando ci propongono percorsi partecipati in cui il risultato finale è già stato scritto ancora prima di cominciare.
Quando non abbiamo il coraggio o la voglia di dire la nostra, tanto non cambia niente.
Quando non ci interessa cosa decidono, l'importante è non avere un rottura di scatole in più.
Quando ci accapigliamo per il regalo alla maestra, ma non leggiamo il resoconto dell'assemblea di istituto o del comitato di gestione.
Quando il rappresentante di classe lo fa l'unico genitore disponibile mentre noi abbassiamo gli occhi.
Quando preferiamo pagare qualcosa in più pur di non impegnarci.
Quando non salutiamo la mamma o il papà che incrociamo la mattina.
Quando preferiamo acquistare il computer o la carta igienica per la scuola invece di pretenderli da chi amministra la cosa pubblica.
Quando gongoliamo della nostra scuola “bene” che si può permettere laboratori strepitosi, fregandocene della scuola di periferia dove magari non si riesce a fare la gita di fine anno.
Quando nelle riunioni urliamo senza ascoltare.
Quando facciamo a gara su chi ha il figlio più bravo a scuola o nello sport.
Quando davanti a nostro figlio diamo torto alla maestra.
Quando siamo divisi in fazioni e ottenebrati dal pregiudizio.

Ecco, forse potremmo cominciare da queste piccole cose. Magari non salveremo il nostro Paese, ma potremmo fare un vero esercizio di democrazia e farne esperienza concreta. E – questo sarebbe il risultato più importante - insegnarla ai nostri bambini e alle nostre bambine.

Costanza Marri

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