giovedì 15 dicembre 2011

La storia dei nidi a Modena: Aude Pacchioni racconta


Aude Pacchioni è una donna energica ad uno sguardo vitale corrisponde una voce forte e un portamento retto. Non si direbbe che la sua storia personale e d'impegno politico risalga a tanto tempo addietro. Partigiana durante la resistenza, assessore al comune di Modena nel 1969 ha aperto il primo nido in città. “C'è sempre stata tra Modena e Bologna la diatriba per quale delle due
città abbia il primato del primo nido, sinceramente non credo abbia importanza. Ciò che conta è che la regione Emilia-Romagna ha sempre avuto una particolare attenzione al servizio”.
Cosa pensa di questa privatizzazione che si sta allargando nel mondo dei nidi d'infanzia?
La prima volta che il comune di Modena fece una convenzione per le scuole d'infanzia, ci furono molte discussioni. Erano in molti a pensare che il servizio doveva essere del comune e non dovesse percepire finanziamenti o contributi pubblici. In linea di principio se è possibile va evitato. Quando abbiamo fatto la convenzione abbiamo dettato noi le caratteristiche e dal punto di vista sanitario, e dal punto di vista alimentare e sul sistema educativo in generale, insomma abbiamo stabilito che il protocollo di gestione, quindi la sostanza di come la scuola doveva essere, fosse rispettato con le stesse caratteristiche di quello a gestione comunale. L'amministrazione si impegnava a vigilare sulla qualità, una qualità propria del comune. Questo sistema oggi si può proporre anche per i nidi. Non è pensabile che tutto dipenda dal comune.
Cito la situazione che conosco meglio quella bolognese. Nelle regole per gli inadempimenti e penali , rispetto alla sostituzioni durante l'anno del personale educativo effettuato per esigenze organizzative del concessionario, la sanzione è di 200 euro. Ora tutti capiamo che con un contratto di lavoro meno tutelato e meno redditizio (la differenza da contratta nazionale tra i due gestori è di circa 400 euro) nel privato sociale può avvenire una maggiore turnazione. Quindi questo pacchetto di gestione non è comunque sempre comparabile.
Questo è assolutamente sbagliato. Facendo parte delle stessa amministrazione i cittadini devono pretendere la stessa garanzia. La qualità deve essere rispettata da tutti i gestori anche quelli comunali. Non è detto infatti che gli asili pubblici siano sempre eccellenti. La qualità non determinata solo dalla scelta del personale, si decide strada facendo...con delle funzioni di base che devono dare garanzie. C'è necessità di un personale capace di essere vicino, di vigilare, ci aver attenzione. La qualità la fanno anche responsabili preparati. Queste sono le misure da seguire. Lo sbaglio è nel non seguire un protocollo di gestione poi rispettato.
Sempre rimanendo nel caso bolognese, che può comunque essere applicato allo scenario nazionale, dal 2000 al 2011 nel comune tutti i nuovi nidi aperti, hanno aperto sotto la gestione di un consorzio di cooperative Karabak ( che raduna Camst per i pasti, Cipea e Manutencoop per la ristrutturazione/edificazione, Cadiai e Dolce sono le due cooperative che si alternano nella gestione educativa) Lei non crede che si debba tutelare la gestione indiretta con delle regole che tutelino una pluralità di gestori e non di un singolo?
Questo discorso è sempre da far rientrare con il sistema con il quale si gestisce il servizio e come ci si comporta di fronte ad un servizio delle delicatezza del nido d'infanzia. In linea di principio ed è sempre stata questa la modalità con cui fin dall'inizio la scuola materna e i nidi a Modena sono le basi dell'educazione della formazione dei ragazzi. Non si comincia a sei anni. L'educazione comincia prima. Abbiamo fatto le nostre battaglie per farla risalire ai tre e ancor prima nella fascia dei d'età de nidi. La socializzazione del bimbo al di sotto dei tre anni è importantissima, perché non crescono da soli. Riconoscere questo servizio come fondamentale per la socializzazione e la formazione del bambino e forse mettere l'obbligatorietà di frequenza sarebbe un passo importante. Una società evoluta dovrebbe dire che l'educazione comincia da subito fin dalla primissima età
Questo discorso non avrebbe tanto successo con i genitori e le mamme in particolare...
Io non voglio aver successo con le mamme. Quando parlo di nidi e di servizio, penso ai bambini non ai genitori. Le mamme si devono adeguare i loro modelli anche a seconda delle migliori scelte per i piccoli. Le madri devono imparare ad educare anche dal nido. Ora che sono nonna e ho frequentato il nido con mio nipote mi sono resa disponibile al servizio per fare delle attività. Da dentro ho notato che spesso i genitori si pongono in un modo forviante rispetto alle esigenze dei figli. Il nido diventa il luogo in cui anche i genitori imparano ad esempio, a dire di no. Quello che l'amministrazione pubblica può fare quando progetto il servizio è stare attento agli orari e alle esigenze delle famiglie, poi le famiglie devono sapere che ci sono delle regole e il rispetto del lavoro che si svolge nel servizio. E ancora facciamo un distinguo importante: il nido così come la scuola materna non sono strutture o servizi pensati e progettati per le mamme che lavorano. Sono un servizio educativo per i bambini. Vanno bene per la madri che lavorano, ma in una società che voglia essere civile dovrebbero andar bene a tutti. Soprattutto oggi quando sempre più spesso i bambini stanno giornate intere con un adulto annoiandosi da morire. Se vogliamo che il servizio si generalizzi in tutto il paese, dobbiamo vederlo in questo profilo altrimenti diventa un hobby per gli emiliani

1 commento:

  1. Stiamo raccogliendo firme a livello nazionale, per far sì che anche i Nidi rientrino nel settore Scuola, con obbligatorietà, quindi, di risposta a domanda del servizio. Se siete interessati, contattatemi: sono Giusy Marino. Ho proposto anche di fare dei banchetti di raccolta, per sensibilizzare ed informare l'opinione pubblica. Partiranno il primo week end di gennaio. Se volete partecipare... Io continuo ad avere mille dubbi sul privato controllato. Ho parlato con un'educatrice di Coccolandia (nido privato convenzionato chiuso solo recentemente, dopo diversi anni di funzionamento). La cucina non era foraggiata, quindi spesso si trovavano a dare riso in bianco con sottaceti o comprare la pizza di fianco. Le ed. erano a contratto per 4 ore, ma ne facevano otto a 400 euro al mese. A fine giornata (ore 20.30), facevano anche le pulizie, ovviamente sommariamente. Ci sono voluti anni e diversi bambini passati di là, per accorgersi di questo scempio. Non avrebbe maggior senso lottare tutti insieme (comprese publ. amm.) per avere i fondi necessari per mantenere questo bene un bene comune? (ricordo che i nidi sono nati con il finanziamento maggioritario dei cittadini che lavoravano nelle "omni" ). Ciao

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