sabato 29 novembre 2014

Ferrara: perde un altro pezzo di pubblico?


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Per il momento si tratta solo di un'idea, anzi di un annuncio, fatto ai genitori ferraresi la scorsa settimana. Il motivo è legato a difficoltà economiche che l'istituzione dei servizi educativi e scolastici sta attraversando. Ma vediamo di cosa si tratta più da vicino. Due scuole e un nido rischiano l'esternalizzazione a soggetti privati e una scuola comunale potrebbe passare allo Stato. I genitori si sono dimostrati attenti al problema e molto preoccupati. Non è la prima volta che succede, nel tempo Ferrara, ha esternalizzato alcuni servizi (come la mensa e le pulizie) e due scuole nel 2012. Cerchiamo di addentrarci nel fitto della questione con Loredana Bondi, già responsabile dei servizi e che nel 2007 ideò e realizzò l'attuale l'istituzione.

Uno dei motivi dell'istituzione era poter accedere a donazioni di privati per rimpolpare le casse. Perché l'istituzione è in difficoltà?
Certo, questo poteva essere uno degli elementi sul quale fare qualche affidamento, in realtà non più di tanto; la Fondazione Carife, per esempio, che più volte aveva dimostrato di condividere la qualità delle nostre scelte culturali e progetti, ha subito la crisi locale e generale del sistema bancario; i contributi regionali sono andati via, via riducendosi, pur restando il punto di riferimento essenziale. I privati non si sono impegnati, se non raramente e in modo assai modesto nel locale sistema educativo.
Oggi siamo di fronte a nuove esternalizzazione. Cose ne pensa?
Penso che a Ferrara stia succedendo quello che succede in tutto il paese, sia pure in misura ridotta.. Lo Stato, nonostante proclami e promesse, sta disinvestendo nei servizi e nelle scuole e il passo obbligato è quello di “esternalizzare”, perché questa scelta peserebbe di meno sui Bilanci Comunali. Sta di fatto che non è che si “svendano “ i servizi, che rimarrebbero comunali, ma gestiti in modo indiretto : insomma un compromesso, dove si assicura che il controllo resta comunque pubblico, mentre la gestione è data a soggetti privati.
Quindi poco male?
Non ho detto questo. Mantenere il pubblico è importantissimo, a mio avviso una scelta storicamente all’avanguardia sul piano culturale e sociale giacché si rivolge a tutti i bambini, ma il sistema integrato va visto senza pregiudizi. Credo che potrebbe essere una bella occasione per estendere i servizi, per offrire maggiori e diverse opportunità, per un confronto e una crescita comune del sistema educativo di una comunità. In realtà questo non succede: oggi vediamo che il pubblico chiude i servizi e i privati sostituiscono e il problema principale è quello economico finanziario.
Nel sistema integrato, pubblico e privato dovrebbero garantire la stessa qualità. E quindi?
Occorre precisare che le esperienze sono assai diverse a seconda delle regioni e del sistema politico locale, dato che lo Stato è latente. Quindi “il fattore qualità” dei servizi, oltre che non omogeneamente condiviso nei criteri e nei metodi, è assai difficile da verificare e valutare. Ragionando senza pregiudiziali, ma con conoscenza e approfondimenti seri sulla struttura organizzativa, sappiamo che le differenze ci sono e sono spesso di notevole portata. Molte regioni nel tempo si sono adeguate cambiando le normative per riconoscere e controllare il funzionamento del sistema integrato dei servizi. In alcune realtà troppo spesso assistiamo, però, ad una esternalizzazione forzata, veloce, creata da necessità impellenti e soprattutto impostata sul fattore economico e non certo sulla qualità dei servizi rivolti ai bambini. A proposito di qualità vorrei precisare che non viene mai citato il discorso dell’importanza che le famiglie sappiano di questa realtà, si rendano esattamente conto che il valore dell’educazione della prima infanzia non è un fatto individuale, relativo al proprio figlio, ma è un sistema da difendere a livello sociale per lo sviluppo della propria comunità. I genitori non possono pensarci solo quando “tocca a loro” cambiare scuola o nel peggiore dei casi vedersela chiusa: è una scelta politica e sociale di grande rilevanza…spesso relegata a mero problema contabile da un lato e dall’altro visto come scelta di un’amministrazione incapace o altre valutazioni ancora. Il problema è molto più complesso e richiama responsabilità da condividere.
Perché spesso ci sono tempi così stretti che impongono scelte veloci
I tempi sono forsennati per la mancate economie delle politiche nazionali. L'ultimo patto di stabilità ha aggiunto nuove e ulteriori difficoltà per le pubbliche amministrazioni (i comuni). 
A Ferrara c'è un esternalizzazione forsennata?
No, per fortuna la regione in cui siamo, lavora molto bene e non credo che Ferrara rientri in questa casistica, anche perché esistono condizioni obbligate per gestire Nidi e servizi educativi per cui il privato sociale che da anni conduce e segue esperienze di gestione, affianca il pubblico anche nella formazione del personale. Tuttavia credo che la condizione contrattuale degli educatori privati sia molto diversa da quella dei pubblici e non è un aspetto secondario…
E' un passo indispensabile passare la gestione?
Oggi come oggi credo ancora che cercherei di “fare i salti mortali” per non arrivare a questa scelta, ma so che non è cosa semplice. Si potrebbe ragionare sulla statalizzazione di altre scuole d’infanzia. Nella nostra città la scelta di gestire le scuole “comunali” è storica, perché il Comune ha vicariato per anni una funzione dello Stato. Già qualche anno fa abbiamo cercato di coinvolgere lo Stato al passaggio di gestione, ma è stata un'esperienza limitata. Pensi che a livello comunale e provinciale abbiamo proposto anche la formazione dei dipendenti statali in comune con noi, per dare continuità formativa ed educativa a quegli stessi contesti. Siamo all'assurdo, anche se credo fermamente nella validità del sistema 0-6 così come anche la nostra regione ha sostenuto. La pratica di anni di lavoro con e per i bambini ha dimostrato che i risultati sul piano degli apprendimenti cognitivi e relazionali hanno inciso positivamente sullo sviluppo dei bambini e sul rapporto con famiglie e territorio.
Il privato può garantire la stessa qualità del pubblico?
Credo nella possibilità del privato di garantire un’offerta professionale, gestionale e organizzativa positiva, ma non credo di poter generalizzare. Per l’esperienza di gestione del pubblico, so di certo che criteri, metodi, percorsi di controllo qualità ci sono, sono fatte costanti verifiche e valutazioni, è assolutamente garantito un modello di lavoro e di approccio interno-esterno. Certo è anche che i migliori privati applicano come si diceva, condizioni contrattuali peggiorative al personale: forse il vero risparmio e le differenze di “garanzia” del sistema vengono proprio dal fatto che persone con stesso profilo siano trattate diversamente (orari, stipendio, tipo di contratto ecc.) limitazione a figure di coordinamento pedagogico, ovvero figure che svolgono il doppio ruolo di educatore e coordinatore ecc. 
Il contratto fa la differenza sulla qualità?
Si, per quanto possa sembrare strano si. Migliori contratti significa più formazione, più tempo per attività di gruppo per il personale, di relazione con le famiglie, di rapporto con agenzie culturali del territorio ecc. e queste sono attività importanti. I tempi di lavoro nei servizi non possono essere forzati, veloci devono rispettare i tempi dei bambini e della crescita.



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