giovedì 30 luglio 2015

Una questione di contratto


melschmitz















Mirco Sergi è educatore a Imola, città dove lavora. Dopo anni di precariato e molte esperienze nel settore tra nido, scuola d'infanzia e progetti con adolescenti, è quasi convinto a lasciare la professione per dedicarsi ad altro. Eppure ha sempre lavorato con grande determinazione 

"Ho investito in corsi di formazione, anche quando non mi venivano riconosciuti per contratto. Ho scelto questa professione, ho conseguito una laurea specifica e per anni ho tenuto duro pensando che le cose sarebbero migliorate". Le due parole da seguire in questa vicenda sono: soldi e contrattazione. Questa storia riguarda tanti... ed è molto comune, una storia di ordinaria vita lavorativa. "Da ieri sono a spasso -continua Mirco - il comune ha scelto di esternalizzare una sezione di scuole d'infanzia da settembre, poi ne seguiranno altre 4 in tre anni". Una scelta che la giunta Manca motiva come scelta politica. Ma andiamo con ordine e seguiamo le vicende particolari di Mirco per raccontare la situazione generale. Il nostro educatore ha vinto il concorso con contratto a tempo determinato circa sei anni fa. Dopo pochi mesi di lavoro diretto con il comune, gli viene ritirato il badge marcatempo e viene assunto da un'agenzia interinale. Il contratto rimane a tempo determinato e lo stipendio il medesimo, circa 1200 Euro mensili. Nei mesi di giugno e luglio per dare continuità a bambini e genitori stipulava un contratto con cooperativa. Verosimilmente il carico e le responsabilità lavorative rimanevano le medesime, lo stipendio, no. 
Insomma con l'agenzia quando Mirco non lavora, ad esempio durante i periodi di chiusura dei servizi, non percepisce busta paga ma nel complesso dell'anno, il guadagno è maggiore e il contratto era il medesimo dei dipendenti di ruolo. Nei periodi estivi l'educatore continuava a lavorare assunto da una cooperativa, con stipendio ridotto a ottocentocinquanta euro. Scaduto il contratto estivo è di nuovo l'agenzia interinale ad assumere. Questo per 36 mesi, una volta trascorsi e non avendo più possibilità di essere assunto con la medesima qualifica si sarebbe dovuta avere la possibilità di un concorso per tempo indeterminato.  E invece... Forse molti pensano che queste siano faccende sindacali, che tutto sommato poco importa, i servizi ci sono, sono comunque pubblici, con rette pubbliche e il gestore, alla fine, poco importa purché si garantisca la qualità. Ma le cose non sono nemmeno così semplici. I contratti non sono diversi solo a livello economico, ma anche per orario. Nei contratti stipulati da agenzia, le ore frontali salgono e le ore di formazione e confronto con colleghi calano. Ed ecco che si spiega la partecipazione di Mirco alla formazione in modo volontario. I genitori all'annuncio di esternalizzazione hanno protestato, raccolto firme e fondato un comitato attivo su Fb "l'infanzia non si appalta". "Non è una sterile guerra tra pubblico e privato - racconta Mirco - si tratta di garantire qualità educativa e continuità didattica... se i lavoratori sono mal pagati, la continuità è scarsamente garantita... se gli appalti durano tre anni, non è detto che i prossimi vincitori, garantiranno gli stessi lavoratori..." Intanto nonostante proteste e denunce anche da parte di alcune forze politiche la procedura della gara d'appalto è andata a termine. E l'affido è stato vinto dal consorzio di cooperative Solco.

Nessun commento:

Posta un commento