giovedì 4 maggio 2017

"Porto in scena matrimoni forzati e infanzie rubate". Laura Masielli racconta il suo teatro di impegno civile



Autrice, attrice regista. Al telefono Laura Masielli travolge l'interlocutore con la carica tipica di chi mette passione in ciò che fa. Una voce calda, teatrale che si fa seria quando da voce a ragionamenti complessi su tante piaghe che affliggono l'infanzia vicina e lontana.
Insieme all'associazione I 7 Raccoglifiabe, fondata nel 2007a Roma, porta in scena spettacoli che definisce di "impegno sociale": storie di violenza, di donne e infanzie violate, storie spesso ispirate da fatti di cronaca come Il Volo, basato sulla triste vicenda di Fortuna Loffredo, la bambina di sei anni, morta nel 2014 dopo essere stata gettata dall'ottavo piano a Caivano in provincia di Napoli. Come la storia narrata ne La sposa bambina in cui affronta il tema delicato e attuale dei matrimoni precoci e forzati. 

Recentemente i fatti di cronaca ci hanno mostrato ancora una volta che quello dei matrimoni forzati delle adolescenti è un tema che non riguarda solo paesi lontani ma anche il nostro. A questo fenomeno lei ha dedicato uno spettacolo teatrale: La sposa bambina.  Come è nata l'idea di portare in teatro un tema così complesso e delicato?


Avevo avuto modo di vedere le meravigliose fotografie di Stephanie Sinclair che aveva fatto un lungo reportage durato circa 9 anni in Afganistan e Bangladesh. Aveva fotografato bambine di 8 anni durante la celebrazione del matrimonio  o durante la normale vita di coppia di tutti i giorni. Anche se le foto erano a dir poco bellissime io provai un senso di smarrimento ed incredulità.


Due in particolare mi colpirono: una ritraeva una bambina di 5 anni che veniva portata in collo dallo zio. Lo zio si vedeva di spalle mentre il volto della bambina in lacrime era in primissimo piano avvolti nei loro veli colorati nella suggestione di una stanza buia. L'altra invece era la foto di una bambina di circa 10 anni accanto al suo sposo di circa 50. Lei era seduta in terra accanto a lui e rideva di quel riso che solo una bambina ingenua  può avere. Qualche anno prima avevo seguito nella formazione musicale alcuni bambini di una comunità Rom romana. Ad un certo punto del nostro felice incontro e percorso, una delle bambine andò in sposa a soli 12 anni ad un ragazzo della sua comunità e questo determino la non partecipazione ai concerti che organizzavo e neppure ai corsi di formazione musicale. Fu un peccato perché il ragazzo suonava molto bene la fisarmonica. Poi li ritrovai sul treno Roma Civitavecchia con il loro carico di bambini  appena nati e povertà a mendicare tra la gente seduta che li snobbava.  Mi interrogai sul discorso delle tradizioni, dei costumi e della religione ma non trovai una risposta anzi cominciai a pensare che erano tutte trappole meccaniche per rapire le menti libere.
Fu cosi che inizio' il cammino.


- Quali sono state le reazioni del pubblico? 

Alla prima che si svolse a Perugia  lasciammo tutti senza parole. L'attrice protagonista, Susanna Bugatti, entrò nel personaggio totalmente e lo fece suo. Durante le date successive alla prima  mi sentivo un pò esclusa nonostante ne avessi curato la regia. Tutti gli attori erano entrati nella parte. Susanna in particolare capi' perfettamente che il suo ruolo di madre era forse anche più importante di quello della bambina. Lei come donna doveva proteggere la figlia da quelle insidie legate alla religione e alla tradizione. Durante i colloqui con il marito esprimeva spesso un dubbio, un'incertezza sul destino della figlia come se durante la permanenza in Italia e l'osservazione delle altre donne con i loro bambini, l'avessero aiutata a modificare il pensiero sul ruolo e sul destino delle donne musulmane.
Tornando al discorso della reazione del pubblico posso dire che la similitudine del pozzo dei desideri  dove la bambina si nasconde per sfuggire al suo destino e dove troverà la morte è stata ben compresa. Come è stato ben compreso anche il discorso della madre al marito durante le ricerche della bambina. La donna si esprime con un linguaggio simbolico affermando che ha nascosto la bambina nel suo utero affinché nessuno possa più decidere del suo destino perché lì sarà al sicuro.  La morte in questa opera non è rappresentata come una fine ma come la possibilità della rinascita del pensiero libero anche se per ottenere questo bisogna passare attraverso il dolore, l'oscurantismo e la guerra.

Una figura importante quella della madre…
Io ritengo che la donna nel mondo Islamico potrebbe davvero contribuire a cambiare le sorti di molte bambine e ragazze, ma ci vuole tanto  coraggio perchè tale atteggiamento potrebbe rappresentare una minaccia in un mondo totalmente al  maschile. E questa rappresenterebbe una vera e propria rivoluzione culturale. 
Noi donne occidentali dobbiamo sostenere queste donne affinché questo si verifichi quanto prima e non ci siano più infibulazioni, lapidazioni, burqa e matrimoni combinati.  

La Sposa bambina è stato presentato anche agli alunni di diverse scuole superiori. Come è stato accolto dai ragazzi?
Alcuni dei ragazzi hanno scritto degli articoli per un magazine locale. Viinvito a leggere questo apparso su www.terzobinario.it. Mi piace come hanno commentato la visione in scena della bambina che appare quasi sempre dietro il telo bianco ed in controluce come la negazione dell'identità'!


- Esiste la consapevolezza che i matrimoni precoci sono una negazione dei diritti dell'infanzia? Esiste coscienza che si tratta di un fenomeno che riguarda anche ragazzine che vivono accanto a noi e frequentano le nostre scuole?


 L'opera La Sposa Bambina si svolge a Brescia. La famiglia ha origini pakistane. Si trova in Italia già da diversi anni ma è in difficoltà economiche per via della grande crisi. La povertà amplifica ancora di più il problema dei matrimoni precoci.

Io mi sono ispirata ad una storia vera di cui avevo sentito parlare nel Lazio.

L'immigrazione, nel bene e nel male, porta con se le proprie tradizioni, i propri costumi e la religione d'appartenenza. Mentre noi ci poniamo il dilemma di come aiutarli ad integrarsi nella nostra società, spesso sono proprio loro che avendo perduto tutto, trovano come unico rifugio e conforto, le tradizioni del loro popolo e la religione d'appartenenza. Questo li aiuta a vivere isolati o a formare piccole comunità. È difficile in questa prima fase di accoglienza scardinare questo atteggiamento di chiusura. Con questo non voglio giustificarli, penso solo che sia un modo per sentirsi a casa, fra la loro gente. L'integrazione forse avverrà nel tempo. Me lo auguro per le giovani generazioni. 


 Il fenomeno delle spose bambine è stato definito  "pedofilia legalizzata". Concorda con questa definizione così cruda?

Assolutamente si! Il bambino è il futuro, è il domani. Se tarpiamo le ali al nostro futuro siamo persone senza presente e soprattutto, io credo, senza speranza. Chiunque danneggi la purezza di un bambino commette un crimine ancor più grande: distrugge la speranza nel cambiamento. Come sarà il futuro di quel bambino? Quali ulteriori crimini commetterà se ne subirà uno così importante durante l'infanzia?




Recentemente ha debuttato in teatro anche Il volo, spettacolo ispirato all'atroce vicenda di cui è stata vittima la piccola Fortunata Loffredo. Perché ha voluto portare in scena questa storia di abusi e violenza?

Quando ho iniziato a scrivere questa storia per una settimana sono rimasta in completo isolamento. Ero diventata la storia. Ero la giornalista che tentava di scrivere l'articolo, ero la bambina che scappava, ero il terrazzo, ero il vuoto che l'avrebbe inghiottita, ero il silenzio distruttivo. Per giorni e giorni, una volta che sentivo di averla finita, non sono riuscita a leggerla perché mi bloccava il pianto. Ho preso spunto da questo terribile fatto di cronaca perché l'ho trovato assurdo!
Tuttora riesco con difficoltà ad accettare che nessuno sapesse all'interno di quel palazzo cosa realmente avveniva. L'ho scritta perché bisogna distruggere il silenzio distruttivo che gira intorno a quei luoghi. I bambini devono imparare che  se notano intorno a loro qualcosa di strano,  lo devono comunicare e noi gli dobbiamo dare la giusta importanza.
Se non fosse stato per i disegni dei bambini questa storia non sarebbe mai venuta fuori in tutti i suoi contorni. I bambini sono il futuro e salveranno questa nazione, sempre se sapremo educarli ad essere diversi dai nostri atteggiamenti. 


Anche in questo caso lo spettacolo viene proposto agli studenti: quali sono le loro reazioni?

Durante la prima a Perugia non c'era un rumore nella sala. Vedevo i ragazzi che seguivano e si commuovevano durante il racconto. I professori alla fine mi hanno detto che in classe ne avrebbero discusso come era già accaduto in altre occasioni.

Possiamo considerare Il volo un invito a non tacere? 
 Assolutamente si. All'interno della storia c'è come personaggio il silenzio creativo che prega la protagonista, la giornalista narrante, di non tacere, di massacrarlo, distruggerlo affinché la verità, gli restituisca la dignità che merita.


C'è un luogo in cui più di altri le piacerebbe venisse rappresentata quest'opera?

A Napoli, a Caivano ma credo che sia impossibile. Quando ho finito di scrivere ho chiamato il Comune affinché mi mettesse in contatto con la mamma di Fortuna o mi aiutasse a portare lo spettacolo nelle scuole. Ho trovato davanti a me un muro: mi è stato detto che preferivano che i ragazzi dimenticassero quella brutta storia. È,stata proprio quella risposta che mi ha spinto e convinto ad andare avanti. Anche quella era omertà. Non si può dimenticare. Allora dovremmo dimenticare lo stupro del Circeo, o quella ragazza di Romabruciata viva! O ricordarcene solo al prossimo episodio!
Poi mi piacerebbe venire a Bologna. Ho fatto Tacchetti rossi...scena da uno stupro a Ferrara e l'ho trovata una splendida cittadina. Bologna la conosco appena.


Mendicità infantile, violenza, abusi, diritti negati: come è nato questo interesse verso l'universo infantile e le infanzie negate che emerge da molte delle sue opere?

 Questo interesse e' nato osservando il mondo. A volte mi metto a sedere da qualche parte, su una panchina, o un muretto ed osservo in silenzio (quello creativo) la gente passare.
Si notano cose incredibili, dettagli! Si sentono parole che ti fanno riflettere e poi le storie vengono da sole. Non sono io a  determinarle, vengono da sole. Io sono solo un esecutore preso in prestito dal mio inconscio perché possiede la tastiera del computer che uso quasi fosse un pianoforte. 
Riuscire a catturare l'attenzione dei ragazzi, sentire quel silenzio creativo che circonda la sala, leggere poi sui giornali locali le loro riflessioni, mi ripaga di tutte le difficoltà che incontro durante il mio percorso di scrittura e di difficoltà ne incontro davvero tante!  I bambini sono la nostra speranza e se non li proteggiamo il futuro sarà l'inferno.
    
Teatro e impegno civile. Qual è lo stato di salute di questo binomio oggi in Italia?
 C'e' ma non si vede.....


Qualcuno vuole e può aiutare Laura Masielli a portare il suo spettacolo a Bologna? Può scriverle direttamente attraverso meditterraneodonna.com

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