lunedì 13 aprile 2015

L'infanzia non si appalta: parola ai gentiori


Francesca Di Marco



















Firenze. I servizi educativi stanno cambiando rapidamente, in una città dove nidi e scuole erano considerati un pregio e facevano la differenza del benessere collettivo. Una città che ha dato fin dalle origini tanti servizi, sopratutto tanti nidi e con un grande slancio ha diffuso e creato qualità. Oggi le cose sono diverse e molte cose stanno accadendo. Per ricostruire un quadro credibile di situazione complessa, abbiamo incontrato tante persone. Chi i servizi li gestisce, chi li ha fatti, chi li ha vissuti e chi li ha abitati. Faremo seguire diversi post d'approfondimento per dare a ogni parte in causa voce. Lo scenario a cui siamo di fronte è lo stesso che si presenta in molte città la situazione è difficile e incerta per questioni economiche e legislative. Nel caso fiorentino la tendenza è appaltare, convenzionare, mettere in concessione, strutture nuove e vecchie... Firenze ha creato una forte gestione indiretta siamo oltre al 50% dell'offerta complessiva sullo 0-6. L'ultima notizia della cronaca locale coinvolge le scuole d'infanzia. Qui i pomeriggi saranno gestiti da settembre da privati, mentre la mattina rimarrà personale pubblico. Il conflitto si è accesso subito tra sindacati, lavoratori e genitori contro politici e amministratori. E come sempre succede politica e amministrazione dichiarano che la gestione privata ha la medesima qualità del pubblico, citando le leggi che tengono insieme i due sistemi e basano il tutto sui controlli, ma tutte queste rassicurazioni e norme non convincono e i cittadini e la protesta sale. Oggi abbiamo incontrato Francesca Di Marco che è mamma e fa parte della rete L'infanzia non si appalta ma è anche insegnante. La sua visione è certo molto interessante anche perché interna al sistema da più punti di vista.
Cosa accade a Firenze?
“In sintesi? Direi che si svendono i servizi e le scuole pubbliche per darle ai privati. E questi privati sono amici e parenti dei politici che oggi sono alla guida del comune. Tanto per andare al sodo la moglie del sindaco, Chiara Lanni è coordinatrice presso una delle più grandi cooperative Co&So che gestiscono i servizi educativi in città e non solo. Tutti lo sanno e nessuno lo dice...con ogni probabilità anche i pomeriggi delle scuole d'infanzia comunali andranno a questi privati che sono veri colossi”
La coordinatrice però è una dipendente, non chi intasca i profitti…
La moglie del nostro sindaco figura negli organici di più di una delle grandi cooperative legate a CL e alla Compagnia delle Opere, ed è collega del sottosegretario all'istruzione Gabriele Toccafondi, momentaneamente in aspettativa, che sulle pagine del Corriere Fiorentino ha voluto sabato rilasciare un'intervista in difesa del progetto della giunta. Parlare di semplici dipendenti mi pare, sinceramente, riduttivo.
Andiamo sulla questione delle scuole e dei pomeriggi in appalto: ci racconta?
La questione è incredibile. La vicesindaco e assessore scuole Cristina Giachi spezza in due la giornata scolastica. Mette insieme diversi lavoratori con diversi contratti: la mattina la maestra è pubblica il pomeriggio è una lavoratrice in appalto, a circa 8 euro l'ora, che avrebbe gli stessi titoli ma non lo stesso inquadramento: fra i contratti delle cooperative non esiste giuridicamente la figura dell'insegnante. Questo crea grossi problemi normativi, difficilmente aggirabili, per la collaborazione fra figure giuridicamente diverse, per la gestione delle compresenze e del sostegno: come sempre pagano i più deboli. E vorrebbe far passare la manovra per una novità! un modello da esportare: in realtà il sistema misto è già fallito nei nidi, tanto che non esiste più. La mia sensazione è che Firenze farà da apripista a questo sistema che di qualitativo non ha nulla.
In che senso?
Nel senso che spaccia questa scelta, come un atto dovuto, perché i comuni non possono assumere personale. In realtà il quadro normativo è tutt'altro: la legge di stabilità limita le assunzioni in via transitoria solo per permettere il riassorbimento del personale delle province, le categorie non persenti fra le province, come le/gli insegnanti, si possono assumere, come recentemente ribadito dal governo anche nel DEF. Ugualmente si può procedere per una parte del turn over, a contratti a tempo determinato. Insomma, non c'è alcuna scelta obbligata, al contrario, è solo una scelta politica, fatta con una fretta che non può che destare sospetti. Ricordiamo che nel nostro ordinamento il Comune ha l'obbligo di invocare lo Stato per soddisfare la domanda sociale di istruzione, non certo quello di ricorrere al solito sistema degli appalti.
Ma cosa succederà esattamente?
La giunta fa passare questa scelta per una novità didattico-educativo di cui approfittare, in realtà verrà resa impossibile la continuità didattica per la necessità di redistribuzione di tutte le maestre di ruolo e sarà problematico -se non impossibile- gestire il sostegno, le compresenze, effettuare le gite, inoltre la vita scolastica delle bambine e dei bambini sarà divisa in due e nessuna delle due tipologie di insegnanti potrà avere il quadro completo dei bisogni didattici di ognuna/o. Il pomeriggio le nostre figlie e i nostri figli si troveranno con insegnanti precarie, sottopagate, prive di diritti e quindi prive della libertà di insegnamento: come potranno essere adeguatamente motivate? Ben vengano le sperimentazioni, se hanno motivazioni pedagogiche, qui la motivazione è solo il risparmio e il vantaggio di alcuni privati.
Com'è andata l'esperienza lavorativa nel privato?
E' andata che quando ho potuto sono venuta a lavorare nello Stato, per avere più tutele e anche più libertà di espressione, visto che le mie idee non sempre erano in linea con le scuole cattoliche in cui ho lavorato. Le scuole private non sono necessariamente di cattiva qualità, non è questo il discorso, ci sono grandi tradizioni educative fra le scuole cattoliche, anche se hanno un indirizzo ideologicamente orientato e non neutro, come è naturale e giusto che sia. Questo va bene per chi queste scuole le sceglie, ma non deve avvenire nel pubblico. Ciò che poi è certo è che il personale nel privato è pagato meno, a volte molto meno.
Per quello che riguarda il progetto della giunta, lei immagina cosa voglia dire lavorare fianco a fianco, con colleghe/i che fanno il tuo stesso lavoro, ma prendono di più e hanno maggiori garanzie? Non funziona! E non può funzionare... a meno che, a meno che lo scopo sia quello di creare la guerra tra lavoratori...Ecco se questo è lo scopo, allora affiancare diversi contratti funziona e segue una precisa volontà. In questo caso Firenze avrebbe un modello di conflitto sul lavoro permanente esportabile. Secondo il mio modesto parere, questo modello trova terreno favorevole anche nella Buona Scuola che è tutta incentrata sulla privazione di potere da parte degli insegnanti e genitori, sulla creazione di diverse categorie di insegnanti in conflitto fra loro e sulla maggiore forza dei presidi che diventano a tutti gli effetti dei datori di lavoro.
Il gruppo di cui fa parte La scuola non si appalta è nato in poco tempo e ha già avuto grande visibilità: qual è la voce che vi accomuna?
La volontà di difendere la scuola d'infanzia d'eccellenza del comune di Firenze e i servizi pubblici. E' un movimento nato spontaneamente Non si smantella una scuola pubblica per darla in appalto a privati o cooperative. Non si può dare così lavoro ai soliti gruppi di potere rendendo gli stessi posti di lavoro precari, sottopagati, polverizzando i diritti. Questo sistema degli appalti non può continuare. Ed è del tutto inaccettabile per la scuola. Solo la scuola a completa gestione pubblica può dare garanzia di equità per tutte/i e può garantire la qualità del progetto formativo. La scuola d'infanzia non è un luogo dove portiamo i nostri figlie le nostre figlie mentre siamo a lavoro perché non sappiamo dove lasciarle/i, rappresenta la prima vera formazione delle bambine e dei bambini. Molti studi ci dicono che questa formazione è la più importante e che l'investimento sulla scuola d'infanzia è quello che rende di più in termini di ritorno sociale. E' un investimento sul futuro di tutte e tutti. E noi vogliamo più futuro, non più appalti.

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