giovedì 29 settembre 2016

Pasto da casa. Una sconfitta per chi?













La sentenza di Torino ha portato ad una vera e propria rivoluzione del sistema mensa scolastico. Oggi non è ancora del tutto evidente, perché ci concentriamo sui particolari, guardiamo con rabbia ai divieti che presidi o amministratori (dipende dal contesto) stanno imponendo ai bambini. Ci sono scuole dove i bambini con il cestino devono mangiare da soli in locali separati dai compagni. Il pasto da casa fa arrabbiare produttori, dirigenti scolastici, politici ma fa arrabbiare anche molti genitori che sono preoccupati "Ci aumenteranno la retta?". Qualche comune già minaccia questa ipotesi. Altri genitori insieme a pedagogisti e insegnanti sono invece preoccupati che così si perda un di condivisione e di educazione. Perché dividere con pasti diversi? I bambini sono tutti uguali e il pasto dovrebbe accomunare, non dividere. E anche se già oggi nelle mense ci sono diete per celiaci, diete religiose a volte per vegetariani o per vegani, il pasto da cassa insospettisce di più. Parlando di pedagogia o educazione si perde di vista un'altra questione che per qualcuno rimane l'unica e la vera questione: quella economica. 

La sentenza di Torino e i diritti dei bambini
Da un punto di vista legale la faccenda è chiara, i vari rinvii e ostacoli prima o poi si risolveranno. La giurisprudenza dopo vari rimpalli, ha dato una lettura precisa: i bambini hanno il diritto di consumare il pasto portato da casa nei locali della scuola. Ha anche sottolineato che il momento del pasto è un momento educativo. Isolare un bambino perché ha un altro pasto è una contraddizione in termini, sopratutto se si pensa che chi lo fa, i dirigenti scolastici, dovrebbero essere coloro che si occupano d'educazione. Proprio per questo motivo sono partite denunce da parte di genitori. Le motivazioni da parte di dirigenti e amministratori sono tante, tra le quali, "problemi igienici e di contaminazione dei cibi" ma non ha elementi fondanti, anche perché in molte scuole, gli studenti già portano merende casalinghe ed il pasto “misto” è già realtà da anni, senza grandi sconvolgimenti.  Non a caso in quasi tutta Europa funziona così.
Ma chi produce i pasti scolastici?
I pasti scolastici in tutto il paese sono affidati per il 90% ad aziende esterne, aziende private che lavorano, fanno un fatturato e sono liberi imprenditori. Le aziende del gestiscono la maggior parte del settore: sono Camst, Elior, Cir Food, Compass, Serenissima Ristorazione....
Quanto producono e quanto costa?
A Milano i quasi 14mila pasti quotidiani sono affidati ad un'azienda partecipata Milano Ristorazione il 99% è del comune mentre il residuo 1% è riferito ad azioni. Lo scorso anno ha un risultato (utile) quasi 2,5 mln. Oltre ai pasti scuola, la partecipata fornisce tanti altri servizi pubblici con soldi pubblici. Il costo del pasto per fascia isse (tra i 6mila e i 12 mila euro) è di 460 euro annue. A Bologna l'azienda che gestisce i quasi 18mila pasti quotidiani si chiama, da qualche tempo, RiBo ed è formata da Elior Gemeaz e Camst. Prima la pappa era gestita da SeRiBo da Camst e Elior. SeriBo ha applicato un costo aggiuntivo alle rette perché avrebbe dovuto realizzare tre nuovi centri cucina. Di centri ne è stato realizzato uno, in compenso i soci privati si sono intascati qualche MLN di euro. A Venezia i 10mila pasti quotidiani scolastici sono gestiti da Ames una SPA che fa anche altri servizi. L'utile netto nel 2014 è cresciuto di oltre il 50% rispetto all'anno precedente "...nonostante la difficoltà economica nei settori in cui si opera" si scrive nel bilancio d'impresa. La città di Torino è divisa in lotti. La maggior parte degli appalti è andato a Camst, Eutourist e all'azienda barese Ladisa. Il costo massimo a singolo pasto, è di circa 5 €, al quale si aggiunge una non meglio precisata “quota annuale di iscrizione al servizio mensa” di oltre 300 € così il costo per pasto lievita a7,20 €.
Cosa producono? Tra qualità e controlli
Poche grandi società si sono divise il mercato dell'alimentazione collettiva. E prosperano con buoni fatturati anche in tempi di crisi. Molti sindacati denunciano come le spese di gestione siano compresse sulla pelle dei lavoratori. E ci fanno riflettere anche i numeri che ricaviamo dai controlli dei Nas che si sono concentrati su oltre 2600 mense-scuole. 37 sono state chiuse, 164 sono state le sanzioni penali e 764 amministrative, tra cui 58 per frode, 23 per commercio di alimenti nocivi, 10 per alimenti in cattivo stato e oltre 600 per cattiva igiene. Secondo un'altra indagine della Coldiretti l'83% dei genitori intervistati ritiene che si potrebbe mangiar meglio.
Perché non è una questione sociale?
La sentenza di Torino sta dando fastidio non tanto per motivi pedagogici ma economici, almeno a chi produce i pasti. I genitori per la prima volta hanno un vero strumento di potere in mano. Possono scegliere se pagare o non pagare. L'unico vero potere e di effettivo controllo che esiste sul mercato. Non ci saremmo dovuti arrivare, teoricamente il servizio mensa avrebbe dovuto essere un servizio pubblico e dovrebbe essere un servizio di bene comune. Ma le cose non stanno più così e forse non lo sono mai state. Le cucine scolastiche prima pubbliche, sono state esternalizzate, appaltate e messe in concessione per più motivi. Primo tra i quali per risparmiare economie pubbliche (certo non quelle dei genitori). Il risparmio c'è stato? Non sappiamo, perché mancano dati in proposito. Il libero mercato poi avrebbe dovuto garantire concorrenzialità e una vera sfida tra le aziende a far meglio. Obbiettivo questo mancato sia per i dati forniti da più ricerche, sia per il semplice fatto che fino ad oggi i genitori non potevano rivolgersi ad altri, nel principio del: o mangi sta minestra, o...  
Infine: i consigli dell'avvocato...
All'avvocato Vecchione dobbiamo tutto questo trambusto, è lui che ha portato i genitori torinesi alla vittoria e ora ci racconta: "Non faccio altro che rispondere a telefonate di genitori che da tutt'Italia chiamano per sapere come fare" La sentenza di Torino dà diritti a tutti i bambini  in Italia? "La sentenza della Corte di Appello, pronunciata in nome del Popolo italiano, stabilisce un principio generale e certamente non è valida solo per Torino; essa, al pari delle 15 ordinanze cautelari del Tribunale di Torino, crea un autorevole precedente giurisprudenziale, detto ciò nessuno ci garantisce che un giudice di un altro Tribunale o di una diversa Corte, interpellato da altri genitori, non possa affermare tutt'altro. In caso siamo pronti a rispondere"
Una vittoria la vostra? " In parte. Non saremmo mai voluti arrivare a questo punto. Se ci fossero stati pasti buoni a prezzi giusti con reali possibilità di intervento da parte dei genitori e con la ripartizione del costo sociale del servizio (al netto della giusta tariffa) sull’intera collettività – e non soltanto su chi paga (per sé e per tutti), non saremmo arrivati fino a qui. Tutto questo però ha scoperchiato un sistema dal quale molti genitori fuggono, e non solo per ragioni economiche, un sistema che se riformato, potrebbe accogliere nuovamente chi lo ha lasciato"  A questo punto non posso che chiedere: quanto ci mette al mattino a preparare il pasto? "Poco! Meno di quello che si potrebbe pensare. Come tanti genitori ho comprato un pentolino monodose per cuocere la pasta, la valigetta termica, in un quarto d'ora si fa tutto e – non lo neghiamo – si sfruttano anche gli avanzi della sera prima, anche perché in famiglia si educa a non buttare gli avanzi ed a non sprecare cibo; in poco tempo si fa tutto ed  il bambino mangia un pasto semplice, sano e a costi davvero contenuti."               
   

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