Cosa si può fare affinché i nidi e le scuole d’infanzia non siano lazzaretti?

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Cara BolognaNidi

sono un’educatrice del comune di Bari e qualora dovessi pubblicare questo mio quesito di confronto chiedo l’anonimato. A Bari prima del covid avevamo un regolamento sanitario interno che gestiva quando chiamare il genitore in caso il bambino dovessero rincasare per presunte congiuntiviti o problemi gastrointestinali ad esempio…

Da dopo il covid non c’è più il controllo sanitario. Essendo eliminato il certificato di riammissione, non abbiamo più tutele in merito a malesseri e sopratutto così facendo vengono al nido i bimbi in condizioni pessime: contagiando gli altri bambini e anche noi educatori.

Vorrei capire: anche nel resto d’Italia ci sono queste politiche sanitarie? E cosa si può fare affinché i nidi, come scuole d’infanzia non siano parcheggi e lazzaretti ma istituzioni educative con un carattere pedagogico ed educativo?


Cara educatrice di Bari, in Italia, la disciplina non è regolata da una norma unica nazionale per tutti i servizi educativi, ma dipende da più livelli normativi e dalle scelte locali fino ad arrivare alle scelte dei singoli servizi.

Negli ultimi anni le norme nazionali (come l’art. 42 del DPR 22/12/1967 n. 1518) teoricamente prevedevano certificato dopo assenze più lunghe, in genere dopo 5 giorni. Ma in molte Regioni li hanno aboliti o li applicano diversamente. La Regione Campania, ad esempio, ha eliminato l’obbligo del certificato medico per il rientro dopo 5 giorni, anche per gli asili nido. In molte altre regioni analoghe semplificazioni sono state adottate o sono in corso di adeguamento. Insomma la Regione ha un ruolo importante nel decidere le regole applicabili sul proprio territorio. Ogni nido poi nel proprio regolamento interno può richiedere decidere di chiedere un certificato medico per il rientro.

La seconda domanda ha una risposta possibile: bisogna che i nidi e le scuole d’infanzia siano nelle condizioni di lavorare in modo eccellente. Cosa significa? Se i servizi funzionano bene i genitori (in maggior parte) diventano collaborativi. Collaborativi non perché ligi alle regole, del tornare o non tornare con il certificato, ma ligi al buon senso. E il buon senso ci dice che quando si vive in comunità si deve stare attenti ad un minimo di regole sanitarie. E se il bambino sta poco bene si lascia tranquillo possibilmente a casa propria. (Il covid almeno questa regola avrebbe dovuto insegnarcela… )

Questa risposta però non è facile da offrire se nidi e scuole d’infanzia sono sottofinanziate, non prevedono formazione continua di qualità, se il personale non è pagato adeguatamente, se non è sostituito sempre, se non è valorizzato nella sua funzione educativa, come sempre più spesso succede in ogni dove.

Oltre a servizi eccellenti ci sarebbe la necessità di cambiare anche il mondo del lavoro che dovrebbe offrire maggiore serenità ai genitori lavoratori i chiedere permessi quando i figli non stanno bene. O stipendi adeguati per pagare babysitter in queste occasioni.

Da un po’ di tempo insisto sul fatto che ogni nidi pubblico dovrebbe avere in pianta stabile almeno due babysitter a costi calmierati. Babysitter preparate con formazione adeguata “messe a disposizione” proprio in queste occasioni che come tutti sappiamo non mancano mai, essendo che i bambini a quell’età si ammalano spesso.

Insomma cara educatrice di Bari la risposta potrebbe essere semplice, ma per realizzarla richiede parecchio lavoro. 

Laura Branca