mercoledì 16 maggio 2018

I nidi sono pochi gli anticipi sono troppi. Parola ad Aldo Fortunati

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Intervista a Oggi incontriamo Aldo Fortunati, direttore dell’area educativa dell’Istituto degli Innocenti di Firenze, è uno dei massimi esperti in fatto di nidi e scuole d’infanzia in Italia. Di recente ha svolto uno studio sui servizi educativi approfondito, ampio e molto complesso che scatta una fotografia sull’attualità come mai si era riusciti a fare fino ad oggi. L’intervista è lunga e densa di informazioni, i dati poi sono copiosi. Fortunati ci restituisce un quadro di fortissime luci ed ombre sul nostro sistema educativo prescolastico e sull’attuazione della legge ZeroSei.



Dottor Fortunati cosa è cambiato per i servizi educativi negli ultimi in 10 anni?
C’è stata una significativa evoluzione del sistema d’offerta dei nidi. Un incremento dovuto a politiche mirate e da finanziamenti. Il primo a carattere nazionale è partito con il Piano triennale Nidi 2007-09, varato durante il governo Prodi. Il fondo ha stanziato 750 milioni, in tre anni, per estendere l’offerta dei servizi.

E da allora?
Ci sono state una serie ulteriori finanziamenti, anche se modesti per pianificazioni delle risorse a livello regionali o territoriali.

Dal 2008 ad oggi cosa cambia in numeri?
Nel 2008 c’erano poco più di 210 mila posti nido. Nel 2016, gli ultimi dati a cui possiamo far riferimento, contiamo oltre 315 mila posti nido. L’incremento va ben contestualizzato.

Scendiamo meglio nel dettaglio?
Negli ultimi dieci anni si è aperta una fessura nella possibilità d’accesso nel sistema educativo per i bambini. Tramite alcuni passaggi normativi si è reso possibile anche ai bambini che compiono tre anni in aprile di accedere alla scuola d’infanzia.

Quindi tanti bambini di 2 anni sono nelle scuole dell’infanzia?
Esatto. In realtà la norma prevedeva una serie di condizioni organizzative e non solo, affinché i bambini potessero avere accesso, che nei fatti sono stati trascurati. Quella che era una fessura si è trasformata in un ampio varco. Ad oggi i bambini che anticipano sono ben 80 mila. a fronte dei circa 105 mila nuovi posti nido creati, altri 80 mila li realizza la scuola con l’anticipo.

L’anticipo è diffuso ovunque?
Ci sono profonde differenze. I servizi educativi al centro e al nord, seppur con variabili differenti, riescono a garantire soprattutto posti nido, a cui si affiancano, in minima percentuale, l’offerta della scuola d’infanzia con gli anticipi e i servizi integrativi (spazi gioco, servizi in contesto domiciliare…)

In percentuale?
Al centro Italia i nidi raggiungono il tasso di copertura della domanda del 30 % a cui si affiancano il 2,3% dei servizi integrativi e il 3,6% degli anticipi. Il nord Ovest garantisce il 24,3% dei posti nido, il 3,8 % anticipi e il 2,4% altri servizi. In nord- est riesce a dar risposta al 28,2% con nidi, il 3,6% anticipi e 3% servizi integrativi.

E il meridione?
Al sud gli anticipi e i nidi si dividono quasi l’offerta di in due.

Facciamo un esempio?
In Calabria la copertura dei nidi è pari al 10,5%, gli anticipi sono leggermente superiori con un 10,7%. Peggio in Campania dove l’offerta dei nidi si fermano al 4,8% e gli anticipi raddoppiano con un 8,8%.

L’approvazione della legge ZeroSei non ha risolto il problema della diffusione dei nidi?
In parte. Tra le pieghe dei tanti compromessi la legge ha smarrito, strada facendo, due questioni di vitale importanza. Rimane una legge importante che definisce come l’accesso ai servizi educativi sia un diritto per tutti i bambini.

Quali sono le due questioni omesse?
I nidi sono tutt’ora servizi a domanda individuale e non si è cancellata la possibilità di anticipare alla scuola d’infanzia come era previsto inizialmente.

Servizi a domanda individuale, si o no, cosa cambia per le famiglie?
Intanto c’è una grande contraddizione. Diciamo che c’è un diritto ma questo diritto è ancora “a domanda individuale”. In termini pratici cambia che i costi delle rette che continuano ad essere molto alti per i bambini e niente affatto competitivi con i costi della scuole d’infanzia, nemmeno con quelle private.

Perché gli anticipi sono un grande problema? In fondo meglio di niente…
Ad un bambino di due anni che frequenta la scuola d’infanzia, senza le giuste accortezze e tutele, non viene offerto un servizio di qualità. E questo è un punto. L’altro è invece di ordine organizzativo.

Ci spiega meglio con un esempio?
Poniamo il caso di riuscire ad aprire 100 nuovi nidi in Campania che riescono ad offrire 5000 posti ai bambini. Bene. Dove li vado a trovare i bambini? Li vado a togliere alla scuola d’infanzia? In base a quale provvedimento?

La legge cosa dice in proposito?
La legge stabilisce di eliminare gli anticipi in corrispondenza allo sviluppo dei nidi, ma non indica una modalità operativa con cui attuare lo “scambio”.

E quindi siamo alla guerra tra nidi e scuole?
La questione è ancora più ampia.

In che senso?
Oggi i tassi di natalità sono in continua contrazione. Ogni anno nascono circa 12 mila bambini in meno. Quest’anno, secondo l’Istat, la nuova leva conta circa 473 mila bambini. Sempre quest’anno i piccoli accolti alle scuola d’infanzia erano oltre 1 milione e mezzo (escludendo gli “anticipatari”. E’ prevedibile che tra cinque, dieci anni, se le nascite continuano così, alle scuole d’infanzia rimarranno posti vuoti. Accogliere gli anticipi è stato fin qui anche un modo per tentare di sopravvivere della stessa scuola, ma pensare che questo possa proseguire vuol dire insieme snaturare la scuola dell’infanzia e non investire sui nidi, l’unica offerta di qualità per i più piccoli.

Il sud ha ricevuto molti fondi per ampliare l’offerta nidi eppure non c’è riuscita. Perché?
Qualche anno fa abbiamo prodotto uno studio che verificava quante economie erano state investite nei territori e quanti posti nidi lo stesso territorio aveva aperto, così da stabilire un costo per singolo posto. Abbiamo verificato che il sud ha ricevuto maggiori finanziamenti e realizzato minori servizi, con una minore “efficienza” nell’uso delle risorse.

Perché questa differenza?
Per evidenti incapacità e lentezze amministrative e politiche: è molto difficile coltivare i nidi in questo contesto.

Quali sono le regioni con più nidi?
Direi tre: Toscana, Emilia Romagna e Umbria.

Qui le cose vanno bene?
Certamente si ma non benissimo. Secondo un nostro recente studio sono molti i genitori che iscrivono i bambini al nido, riescono ad accedervi e poi ritirano il bambino. Tanti altri sono in difficoltà nel pagare le rette.

In numeri?
Il 13,2% rinunciano al nido, prima di riuscire ad eccedervi. Il 5,7% lo ritira dopo. Spesso i genitori trovano soluzioni alternative con costi più contenuti.

E i morosi quanti sono?
Il 13,7 % delle famiglie risulta in ritardo o in difficoltà con i pagamenti delle retta.

Le donne fanno meno figli perché mancano i nidi?
Sono tanti motivi. E’ dimostrato che le donne scelgono di fare figli una volta raggiunti certi obiettivi di studio, lavoro e soddisfazioni personali. Incentivare e rendere accessibili i servizi educativi sarebbe molto importante, una delle migliori risposte possibili.

Perché i dati di Bruxell (leggi qui) sono tanto differenti dai vostri dati?
Perché sono sbagliati. Mi spiego meglio. Noi abbiamo contato i posti nido. Li abbiamo separati dai servizi integrativi e da posti garantiti dagli anticipi. Lo studio prodotto a Bruxelles ha indagato altri fronti, chiedendo alle famiglie se i bambini fossero accolti in un servizio. Dalle risposte hanno desunto che i bambini erano accolti nei alcuni servizi. Non sappiamo quali.

Quindi potrebbero essere servizi abusivi?
Anche. Sappiamo che un bambino su tre è accolto da un qualche servizio per bambini, potrebbero essere “false ludoteche” che lavorano come nidi o nidi abusivi aperti in casa. Non sappiamo, anche se purtroppo molti indizi ci dicono proprio questo, e si tratta evidentemente di una situazione che non offre condizioni di qualità ne' ai bambini ne' alle famiglie e nemmeno agli educatori.


Alcuni documenti di riferimento




(a pag. 58 il prospetto dei finanziamenti statali destinati alle Regioni in rapporto alla spesa sostenuta dai Comuni e in rapporto al numero di nuovi posti di nido realizzati)























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