lunedì 17 ottobre 2011

Intervista a Daniela Del Boca










Daniela Del Boca è professore di economia politica presso l'Università di Torino e Visiting professor alla New York University. E' stata consulente dell'OCSE, dell' European Commission e dell'ISFOl. E' Direttore del Centro CHILD. Si occupa di tematiche che riguardano economia della famiglia e del lavoro, con particolare attenzione al ruolo delle istituzioni.

Da un recente studio incentrato sulle politiche familiari condotto dall'Ocse, emerge che il nostro paese è svantaggiato sotto tre voci: l'occupazione femminile, la povertà infantile e il tasso di fertilità. Come mai se le donne in Italia sono quelle che lavorano di meno fanno anche meno figli? E Ancora, una maggior diffusione del servizio educativo, potrebbe aiutare le famiglie ad essere più fertili? 

La  bassa fecondità, la bassa partecipazione al lavoro e l'alta povertà infantile in Italia sono molto correlate. Le donne che non lavorano possono permettersi meno figli e i figli sono più "poveri". Le famiglie in cui lavora uno solo e in cui i figli sono più di due, il rischio di povertà dei minori è più del 30% contro il 20% nel resto d'Europa. Un secondo reddito in famiglia è diventato condizione importante per permettersi di formare una famiglia e avere più di un figlio. Tra le ragioni le mancanze di aiuto da parte dello Stato sia in forma di servizi (come nei paesi Nordici e Francia) e di sussidi monetari (Francia). In più circa il 30,5 delle mamme che lavorano escono dal mercato alla nascita del primo figlio e spesso non ritornano. Uno sviluppo dei nidi a prezzi accessibili e con orari coerenti con il lavoro aiuterebbe molto ( Famiglie Sole. Del Boca Rosina. Il mulino 2009)

Esiste un parallelismo tra i servizi d'infanzia di qualità e la diffusione dell'impiego femminile?

Si. Ci sono alcuni risultati di ricerche che hanno cercato di usare degli indicatori, per vedere se c'è un effetto positivo quando la cura della madre, assente per lavoro, è sostituita da servizi di qualità. Seppure questi indicatori siano ancora piuttosto rozzi - non avevo ancora dei dati perfezionati - sembra che ci sia una forte direzione positiva, sia sul reddito della madre al lavoro, sia sugli esiti cognitivi dei bambini. Pare effettivamente che lo sviluppo dei servizi di qualità, serva alle donne per migliorare il proprio lavoro e ai bambini per stare meglio e andare meglio a scuola.
In questo panorama generale di tagli agli enti che si sta profilando con sempre maggior forza, sia per il welfare che per i servizi d'infanzia, quale potrebbe essere una risposta diretta e costruttiva?  

Di sicuro delle iniziative che mettono insieme tutte le evidenze empiriche, come questo primo grosso gruppo di ricerca che è stato fatto, sia di monitoraggio, ma anche con delle ricerche microeconomiche e psicologiche, che fanno vedere come questi investimenti possano pagare. Non si tratta solo di investimenti che fanno star meglio i bambini oggi. Sono investimenti anche nel medio-lungo periodo. Si vede chiaramente ad esempio che chi ha frequentato il servizio d'infanzia zero-tre anni, ha meno rischi di abbandonare la scuola o diventare un criminale... si stanno facendo molte analisi in proposito, analisi a lungo periodo. Questo già dovrebbe preoccupare e allertare i politici sui tagli che si stanno verificando sul servizio. Si chiarisce infatti da tutti questi elementi che l'investimento fatto prima, vale molto di più dell'investimento fatto dopo. L'investimento fatto dopo costa semplicemente di più. Sul piano dei tagli io non posso dire molto. Posso però dire che si potrebbero creare delle situazioni un po' più leggere sul piano delle rigidità istituzionali, un po' più flessibili e che mantengano però lo stesso livello di qualità. Penso agli asili di Reggio Emilia che hanno sperimentato tutta una serie di pratiche di interazioni tra bambini ed insegnanti e tra insegnanti e genitori che possono esser fatte anche in strutture più leggere meno costose.

Quindi un maggior investimento deve venire dalla classe politica?
Si.


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