martedì 6 dicembre 2011

Mirco Pieralisi e la festa della 1044



Sabato 2 dicembre la legge della Repubblica n. 1044 ha compiuto 40 anni. Con quella legge la necessità di assistere e prendersi cura dei primi anni di vita di bambine e bambini le cui mamme lavoravano, si trasformava nella virtù riconosciuta dell'esperienza educativa dei nidi d'infanzia. La nostra Adriana Lodi, che era una delle prime firmatarie di quella legge, poteva orgogliosamente pensare di aver portato le prime pionieristiche esperienze bolognesi nel cuore della Repubblica e nel futuro di tante famiglie italiane. Ho avuto il piacere di conoscere e ascoltare questa straordinaria donna di 78 anni due giorni fa, durante la festa del nido Coccheri, in una delle tante occasioni in cui i nostri nidi mettono in mostra niente di più che il paziente, attento, premuroso lavoro quotidiano delle educatrici e delle dade, frutto di saperi maturati con l'esperienza, lo scambio reciproco, lo studio e tanta fatica.
Nelle parole di Adriana Lodi e delle donne impegnate da anni in un lavoro che ogni politico a parole considera importante (tranne quando si fa la scelta di dove mettere o togliere le risorse di un paese,) c'erano le avventure passate, i problemi affrontati e poi risolti ma anche la preoccupazione, che in alcuni sguardi si mutava in angoscia, per la situazione attuale, derivata da quella che comunemente chiamiamo crisi e che volgarmente non è altro che il frutto marcio di politiche economiche in cui i bisogni individuali di pochi hanno avuto soddisfazione a discapito delle necessità dei molti. I tagli ai comuni hanno fatto aumentare le rette e nella nostra città il rischio è la chiusura di alcune strutture e ad oggi, ci informano genitori ed educatrici, non si hanno certezze, se non che molti edifici hanno bisogno di ristrutturazioni importanti e i soldi nelle casse del comune scarseggiano. Di questo parleremo presto nella commissione che presiedo, per affrontare anche i problemi derivati dalla nuova riorganizzazione criticata dalle educatrici, e cercheremo di avere informazioni sulle sperimentazioni di altri modelli educativi che possono contribuire certo a tracciare nuove strade ma solo se il nido pubblico mantiene il suo faro, i suoi indicatori di qualità.
Ma in questo momento voglio ancora celebrare e ringraziare chi la storia dei nidi comunali bolognesi l'ha fatta e la sta facendo oggi con lo stesso impegno di allora, anche se forse con meno illusioni, come succede anche a noi quando vediamo sparire da una notizia un semplice avverbio: ci sono 600 bambini in lista d'attesa... un tempo si sarebbe aggiunto ancora...
Voglio ringraziare tutte quelle persone che hanno fatto in modo che la parola NIDO assumesse un significato quanto mai proprio: tanti piccoli vicini e un essere adulto che si prende cura di loro in attesa che siano pronti per il primo volo.
Voglio ringraziarle anche a nome di persone, madri o padri, che, dopo aver condiviso i primi mesi in cui sapevamo tutto di lei o lui, incrociavamo il suo sguardo e credevano di capire sempre quando sarebbe arrivato il pianto o se voleva stare in braccio, l'hanno lasciata o lasciato a qualcuno che non era il papà, la mamma o la nonna. Voglio ringraziare le nostre educatrici e le nostre dade perché moltissimi genitori ricordano bene quel periodo e come sia stato difficile il distacco, non solo per il bambino. Se hai frequentato il nido da genitore non puoi aver dimenticato. E allora ti ricordi quante volte, nei primi giorni, ti capitava di pensare ai suoi occhi che ti avrebbero cercato, come avevano cominciato a fare, ogni volta che avveniva una nuova scoperta e l'idea di non esserci in quei momenti ti faceva stare male quanto il pianto al momento del distacco.
Poi, non molti giorni dopo, quando ancora lui sa dire più o meno solo babbo o mamma, forse nonna e qualche altra parola che ancora non hai capito, lo vai a prendere e, prima di muovere i suoi passi ancora incerti, eccolo che ride e allunga il braccio verso una delle sue educatrici e dice "Ina!" . Tu sai benissimo di chi sta parlando e in quel momento dentro al nido anche tu ti senti a casa.
É chiaro quello di cui stiamo parlando?. Forse, prima di prendere in mano una calcolatrice, dobbiamo pensare a cosa vuol dire crescere, anzi continuare tutti, adulti e bambini, a crescere. Bella parola la crescita, in questo caso.
E ancora buon compleanno, caro nido, sii orgoglioso di te stesso, e resisti!

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