mercoledì 16 maggio 2012

Fondazione partecipata e servizi educativi

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kevinrosseel














Molto si discute attorno al tema della fondazione. Un tema entrato nella cronaca dei quotidiani da quando Modena per difficoltà varie, ha creato Cresci@mo, una fondazione
partecipata per gestire 4 scuole dell'infanzia. Le difficoltà che sta vivendo Modena non sono isolante al contesto locale, anzi riguardano molte realtà città sul territorio nazionale, sia per la gestione delle scuole dell'infanzia sia per la gestione dei nidi. La fondazione è un bene o un male? La questione sembra andare avanti per contrapposizioni, ma non è così semplice e il tema richiede attenzione. La fondazione in sé è uno strumento che può essere "riempito" di diversi contenuti.  Per chiarire una serie di punti abbiamo interpellato il professor dell'università di Trento Alceste Santuari che ha gentilmente risposto.
Per quali caratteristiche si distingue la fondazione partecipata dalle altre fondazioni?
Questo è presto detto, la fondazione partecipata nasce con più fondatori. Ciò che comunemente intendiamo per fondazione è quel soggetto che gestisce un lascito di tipo testamentario o di tipo patrimoniale. La fondazione partecipata invece ha più soggetti che la costituiscono. I fondatori possono essere pubblici, privati o più facilmente un misti tra i due. Come la si organizza, quali tipo di soggetti la costituiscono e con che scopo, sono scelte decise nell'atto costitutivo.
Tra i sindacati e non solo, c'è molto preoccupazione sul fatto che la fondazione possa nascere pubblica e subisca una scalata da parte dei privati senza troppi controlli. Può verificarsi?
Spesso si confondono i piani. La fondazione è privata in termini di diritto e risponde a scopi di pubblica utilità. Lo statuto è il confine entro cui ci si muove. Se lo statuto  prevede solo soggetti pubblici la fondazione rimane tale, senza che alcun soggetto privato possa tentare una scalata. L'importante è stabilire i fondatori, i beni mobili, immobili, patrimoniali  e lo scopo per cui si lavora. Il tutto è scritto nello statuto. 
Non è una novità che i servizi alla persona siano gestiti da soggetti altro rispetto al pubblico. Ci può fare una cronistoria?
Storicamente i servizi socio educativi, sanitari e in generale quelli rivolti alla persona, sono stati gestiti da società senza scopo di lucro. Possiamo dire a grandi linee, che queste società sono state regolamentate con la legge Crispi alla fine '800. Le Opere Pie  tanto per citare, hanno gestito per lungo tempo questi servizi. Poi si sono istituiti i servizi sanitari statali e precisamente nel 1978. L'accesso è stato a quel punto di tipo universalistico. Ciò non toglie che i servizi erogati da altri abbiano continuato ad esistere sotto forma di imprese sociali, fondazioni... Quello che dovrebbe preoccupare nello scenario attuale è che alcune pubbliche amministrazioni, hanno lasciato gestire i servizi a soggetti che hanno assunto personale sottopagandolo. Questo crea un abbassamento delle qualità. Mi sembra anche che ci sia un'offerta rigida attorno ai servizi educativi, un'offerta sorpassata, con orari fissi e giorni fissi. Questa rigidità è tipica dell'ente pubblico. Ci si deve rendere conto che non esiste un modello di famiglia, che lavora sempre in orari da ufficio, ci sono molte altre esigenze. Dovremmo imparare a parlare non di famiglia, ma di famiglie. Sono molte sono diverse e con esigenze svariate. Dare una risposta diversificata è un buon modo di rispondere.
Può la fondazione partecipativa scavalcare il patto di stabilità e i limiti di assunzione del personale?
Non è facile dare una risposta. Nella legge di conversione si scrive che solo le aziende speciali che offrono un servizio educativo o altri, stanno fuori dai vincoli del personale e del patto di stabilità. La Corte dei conti dal suo è molto attenta a forme di tentata elusione rispetto a questo tema. Mi viene da rispondere con una domanda perché non pensare ad una gestione ai servizi con aziende speciali?  

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