giovedì 14 giugno 2012

Questioni di contratti: Alberto Schincaglia risponde


Alberto Schincaglia













Dei servizi educativi e delle scuole dell'infanzia si sta molto discutendo. A Bologna sta passando un dibattito spesso incerto e poco fruttuoso. Voci contrastanti a volte
non confermate si fanno strada e poi si susseguono colpi di scena e smentite. Ci sono date che sembrano dover rimanere come spartiacque tra quello che è detto prima e quello che si è detto poi. Per cercare un po' di chiarezza sul tema lavoro, fondazione, esternalizzazione, continuità didattica e quant'altro, abbiamo intervistato Alberto Schincaglia segretario cisl per le politiche sociali.
Iniziamo facendo un riassunto delle puntate precedenti. A che punto sono le trattative tra le organizzazioni sindacali e la parte amministrativa?
Inizialmente c'è stata prospettata un'esternalizzazione per alcune aree del servizio  che andavano a coinvolgere: il tempo prolungato, il sostegno all'handicap e il lavoro dei collaboratori nelle scuole dell'infanzia. Dopo una serie d'incontri piuttosto aspri, il 25 maggio siamo arrivati ad un'intesa in cui non si esternalizzava. E' stata una trattativa difficile, complessa.  In più occasioni abbiamo chiesto se l'approccio rispetto ai servizi portato avanti durante la campagna elettorale fosse cambiato. Voglio ricordare che Merola ha basato la sua campagna elettorale sostenendo di voler mantenere le caratteristiche essenziali della scuola dell'infanzia e dei servizi gestiti dal comune. In particolare con le organizzazioni sindacali ha fatto una serie di incontri  affermando che non era sua intenzione procedere ad un cambio dei contratti per i lavoratori. Quando siamo arrivati ad un primo confronto già si ventilava l'ipotesi di gestire i servizi nidi e scuole tramite una fondazione. Una sorta di contenitore aperto anche ai privati che contenesse anche i servizi di formazione per gli adulti. In realtà al tavolo di discussione questa ipotesi non è mai emersa. La strada individuata da parte dell'Amministrazione era di esternalizzare. L'accordo a cui siamo arrivati al 25 maggio invece salvaguardava sopratutto i lavoratori con contratti a tempi determinati. La gestione sarebbe passata all'Asp (aziende pubbliche alla persona) con gli stessi lavoratori e con contratti similari agli attuali. Questo è importante. Dato che non c'era garanzia di continuità lavorativa. Per fare un esempio proprio su questo tema, la nuova società ATC, ai lavoratori non ha applicata la clausola a salvaguardia dei contratti. Lo scenario è quanto meno problematico. A Casalecchio in poco tempo sono sparite due cooperative: Nuova sanità e Geco, il personale è stato smembrato e ridistribuito su altre cooperative sociali. Le caratteristiche della provincia sono certamente molto diverse, non ha in gestione tante scuole. Nel tempo sono state statalizzate, a parte San Lazzaro e Budrio che nel frattempo hanno creato istituzioni per gestire.
Perché Bologna non l'ha fatto?
Credo per una questione di  orgoglio. Poi sono arrivati vincoli di spesa sempre più limitanti e oggi la situazione è quella attuale... Il tema centrale rimane che  c'è una forte domanda che rimane disattesa. Dovremmo dare una risposta in termini quantitativi e qualitativi con il controllo del pubblico gestito anche dai privati che non sono vincolati da patto di stabilità e limiti d'assunzione.
Tornando al confronto con l'Amministrazione a che punto siamo dopo il referendum in cui i lavoratori hanno bocciato l'accordo?
Il referendum è stato bocciato per una decina di voti ma il risultato è questo. L'assessore ha dichiarato di voler procedere nei limiti dell'accordo siglato. Con un anno di transizione. La loro volontà sembra di voler gestire tramite fondazione, la nostra è di valorizzare le Asp. Asp Irides applica i contratti degli enti locali anche ai tempi determinati. E questo in un'ipotesi di esternalizzazione fa la differenza, una differenza  determinante. In un'ipotesi di esternalizzazione i contratti sarebbero quelli della cooperazione sociale con una differenza è di circa il 20% in meno sullo stipendio e una diversa indennità. Nell'ipotesi di accordo del 25 maggio si prevede: da un lato l'assunzione dei precari nei nidi tramite Asp Irides per un anno con contratto locale. Per i precari delle scuole dell'infanzia il personale viene riconfermato attraverso un affidamento congiunto senza nuova graduatoria.
Perché allora è stato votato no al referendum?
Da una parte perché è stato formulato male, poi perché è stata fatta una bassa ideologia con riferimenti sbagliati. Ad esempio è stata citata Milano con oltre 100 insegnanti neoassunti. Non si può paragonare la situazione. In partenza i due comuni sono profondamente diversi. Milano ha oltre un milione e mezzo di abitanti.  In ogni caso rimane una questione rispetto alle assunzioni. Se si assumono  quanti insegnanti o educatori servono, non si può assumere personale per altri servizi altrettanto importanti. Ci vuole equilibrio. Oggi c'è un'altra questione particolarmente grave che è emersa: l'ipotesi  di appaltare l'insegnamento della religione a cooperative sociali. Mi sono arrivate telefonate di insegnanti che mi chiedevano chiarimenti, e sembra siano circolate lettere in proposito. Così parte del servizio verrebbe appaltata senza discussione alcuna, e questa è una cosa particolarmente grave.
Ci sono anche voci non confermate in cui si parla di una riunione fissata per oggi in cui verranno dati i nomi delle scuole dell'infanzia che andrebbero in appalto. Conferma?
Non ne so niente. Le voci piuttosto persistenti che sono circolate anche durante il periodo delle trattative per l'accordo, che hanno minato la fiducia nei nostri confronti  riguardavano l'elenco di asili nido che sarebbero andati in gestione esterna. Una cattiva informazione.
Chi ci guadagna in circolazioni di questo tipo?
Da una parte si delegittimano le parti sociali più responsabili degli accordi, quindi noi, che non per questo siamo più arrendevoli. Dall'altra non potendo accettare accordi per altro non proposti, da sindacati che dicono no a tutto, si crea una situazione di grande confusione dove l'amministrazione va avanti senza veri oppositori. Questa è una mia valutazione politica. In questo momento sto scrivendo all'assessore per chiedere un incontro urgente di discussione.
Da parte dei genitori c'è una forte preoccupazione rispetto alla  continuità educativa.
In basa a quello che ci è stato detto dall'Amministrazione, l'intento è andare avanti con una continuità didattica.
Le porto invece una proposta da parte delle insegnanti: tenere aperte le scuole dell'infanzia anche a luglio per sfruttare le insegnanti che sono a casa in questo periodo, che viene comunque pagato
Non ci è mai stato proposto e non si è mai formulata una cosa del genere.
E' un tema che potrebbe essere discusso?
La strada seguita fino ad ora è dare in gestione i servizi ai centri estivi a privati. Si dovrebbe verificare la possibilità e tutte le specifiche del caso.
   



       




  


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