mercoledì 2 gennaio 2013

Dalla Toscana: Stella Targetti e i servizi educativi















Stella Targetti è vicepresidente della Regione Toscana e assessore alla scuola. Fin dall'inizio della sua carriera politica si è interessa alla scuola, l'istruzione e la ricerca in generale. L'abbiamo
incontrata a proposito dei servizi educativi, nidi e scuola d'infanzia  che stanno vivendo, nonostante i problemi comuni a livello nazionale, una situazione differente e le scelta politiche fanno la differenza.


Nello scenario attuale un fatto emerge con evidenza: i servizi educativi sono in grave crisi e senza un intervento politico sono destinati a ridurre l'offerta o a subire un calo della qualità. La regione Toscana si sta muovendo in modo anomalo rispetto al contesto nazionale continuando ad investire permettendo anche una crescita nell'offerta con servizi privati in convenzione. Ci racconta cosa sono le sezioni Pegaso? Quali le modifiche normative sono state fatte rispetto ai servizi rivolti allo 0-3? Come la regione si sta muovendo per garantire un privato di pari qualità rispetto al pubblico?
Le Sezioni Pegaso sono sezioni della scuola dell'infanzia finanziate dalla Regione Toscana. Con questo intervento, ormai da 4 anni riusciamo a far sì che tutti i bambini toscani possano andare alla scuola materna nonostante il blocco dell'organico deciso dallo Stato centrale. Un blocco che ha finito per creare lunghe liste d'attesa per le scuole dell'infanzia, con il paradosso che alcuni bambini rischiano di non frequentarla dopo aver frequentato il nido. Noi siamo convinti che la scuola dell'infanzia sia un diritto, anche perché pensiamo che la lotta all'abbandono scolastico debba iniziare da qui: nessun studente lascia gli studi all'improvviso, la scelta è sempre un processo che parte da lontano e ha cause diverse, tra cui la possibilità o meno di accedere al sistema educativo fin dai primi tre anni d'età. Quest'anno abbiamo investito 6,5 milioni di euro per creare oltre 100 sezioni Pegaso, riuscendo a togliere più di 3mila bambini dalle liste d'attesa. E' un risultato che consideriamo in continuità con quello sulla frequenza dei servizi all'infanzia per i bimbi da 0 a 3 anni, che in Toscana raggiunge il parametro stabilito dalla Strategia di Lisbona.
L'innalzamento della qualità dei servizi sia pubblici che privati è un obbiettivo prioritario delle politiche regionali per l'infanzia. Come Regione puntiamo a raggiungerlo attraverso la formazione del personale e educativo da una parte e, dall'altra, il potenziamento e lo sviluppo degli elementi che garantiscono la tenuta e il buon funzionamento del sistema pubblico-privato, e cioè gli organismi di coordinamento pedagogico a livello comunale e zonale (le “zone educative” sono raggruppamenti di Comuni di livello subprovinciale). A entrambi questi strumenti riserviamo una quota di finanziamento nell'ambito della programmazione territoriale (i cosiddetti “PEZ Infanzia”).


Durante il convegno di Montecatini organizzato del gruppo nazionale dei nidi, lei ha lanciato un appello rivolto ai genitori: creare un “partito del pannolino” in difesa dei diritti dei bambini. Bolognanidi insieme a diverse altre realtà sul territorio nazionale, si sta alleando in un comitato nazionale per la difesa qualitativa dei servizi. Crede che un comitato di questo genere possa fare la differenza nel dibattito politico?

L'idea nasce in Brasile, dove è già attivo un “movimento dei pannolini” impegnato in azioni per tenere alta l'attenzione sui diritti dei minori. Sicuramente in Italia avremmo bisogno di qualcosa del genere, in questa o altre forme, perché si fa un gran parlare d'infanzia ma alla fine sono stati pochi i governi che ci hanno investito davvero. Servirebbe insomma un forte impegno collettivo, un sommovimento pacifico e civile di famiglie e mondo scolastico per portare l'infanzia al centro del dibattito pubblico. In questo senso un comitat nazionale mi sembra una buona idea. L'importante è partire!


Servizio pubblico e privato (privato convenzionato): la differenza non è una differenza qualitativa, anche se il pubblico ha con più frequenza cucine interne, una maggior continuità educativa e una maggiore attenzione alla sperimentazione, ma non sarebbe corretto fare differenze a spanne, tra i privati ci sono enormi differenze e l'ente è il controllore ultimo. Una differenza però tra i due gestori esiste sempre: il contratto di lavoro. Il privato costa meno perché il personale è meno pagato ed ha contratti peggiori. Come si dovrebbe agire per tutelare i lavoratori del privato e in ultima istanza avere una maggiore equità qualitativa?
In Toscana, anni fa, ci siamo dotati di un Regolamento regionale sui servizi all'infanzia che prevede l'applicaizone dei contratti nazionali di lavoro di riferimento anche per il privato convenzionato. Credo che questa sia una buona strada per tutelare i lavoratori e garantire qualità per tutti e a tutti.


In questo momento in cui ci affacciamo verso nuove elezioni tra i molti temi in discussione i servizi educativi non rientrano nel dibattito politico, nonostante i servizi per i più piccoli, 0-3 in particolare, siano i migliori sostegni al lavoro femminile e nonostante il lavoro femminile sia uno dei maggiori investimenti per innalzare il pil. In Italia, secondo un recente studio di Daniela De Boca, noi donne siamo tra le ultime nella classifica europea in termini di occupazione e le ultime in termini di procreazione. Due dati che incrociati dipingono un paese senza futuro. I servizi educativi rispondono molto bene ad un problema di questo tipo. Quindi sarebbe bene investire nei servizi, ma in servizi di che tipo? E come definire gli standard di qualità entro cui potersi muovere?
Un altro esempio – oltre ai servizi per l'infanzia di cui abbiamo già parlato – sono i progetti di conciliazione vita familiare-vita lavorativa. Ad esempio noi come Regione assegniamo alle famiglie buoni servizio per accedere a servizi educativi per la prima infanzia pubblici o privati accreditati e convenzionati con i Comuni. Per l'anno educativo 2012/2013 abbiamo messo a disposizione 4 milioni di euro, provenienti da fondi europei . Tornando ai servizi e alle loro caratteristiche generali, è la Commissione Europea a dirci su cosa investire: “offerta di servizi di alta qualità, coinvolgimento attivo dei genitori nel progetto educativo, disponibilità di personale e operatori con una buona formazione di base, con formazione in servizio e supervisione pedagogica” sono i 'parametri' contenuti nella comunicazione del 17 febbraio 2011 della comunità europea.


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