giovedì 17 ottobre 2013

Parma è in cattive acque? risponde l'assessore Paci

Nicoletta Paci











I servizi educativi 0-6 a Parma navigano in cattive acque. Una situazione complessa che ben rappresenta lo scenario Nazionale. Molti bambini in lista
d'attesa, una frammentazione gestionale e un recente aumento delle rette. Così molte famiglie chiedono servizi privati che costano meno e non prevedono tempi di accesso tanto lunghi. Abbiamo intervistato il vicesindaco Nicoletta Paci che è anche assessore all'istruzione e ai servizi educativi.

1. Novecento bambini in lista d'attesa (dati di settembre) rette aumentate e la soppressione del quoziente Parma, (una sorta di integratore isee per la modulazione delle rette). In questo scenario si sta verificando una fuga dal pubblico. Quale pensano siano le cinque priorità per poter uscire da questa difficile situazione?
Intanto vorrei fare alcune precisazioni. La situazione non è proprio quella che descrive. Partiamo dalle rette. Le abbiamo aumentate è vero ma per necessità stringente: tenere i servizi aperti. Oggi le rette delle famiglie coprono il 25% del costo complessivo, prima coprivano solo il 15%. L'aumento c'è stato ma non è stato indifferenziato, solo per chi ha un isee superiore a 50mila euro. Crediamo che un aumento per famiglie con redditto dai 120 ai 150 mila euro, sia affrontabile. Dobbiamo calarci nello scenario attuale. Lo Stato non investe e anzi continua a tagliare. I comuni hanno difficoltà incredibili ad offrire servizi tra tagli e limiti di spesa. Se non l'avessimo aumentato le rette si sarebbe andati verso la chiusura. La nostra scelta è stata adottare il nuovo sistema isee che consentirà di modulare al meglio la retta. Nel mentre abbiamo introdotto dei correttori per valutare la situazione specifica, introducendo sconti solo alle famiglie che hanno più figli nello stesso servizio educativo. Prima si applicavano sconti a chiunque anche a chi aveva un solo figlio. Questo ci è parso ingiusto, se così doveva essere, allora tanto valeva applicare rette più basse. 
Tornando alle  priorità?
Me ne vengono in mente due. Lo Stato deve tornare ad investire, cosa che non fa. Nei paesi Europei si investe oltre il 2,5% del pil, noi ci attestiamo ad un 0,15% circa. Non è possibile continuare così. Significa non scommettere sul futuro, sul lavoro, sulle donne. Anche gli altri paesi stanno affrontando la crisi e tagliano altrove. I servizi 0-6 in particolare sono importantissimi per le famiglie e per l'incremento del lavoro femminile. Di fronte alla crisi, lo sappiamo, sono le donne le prime a perdere il lavoro e le famiglie non riescono a sostenere le spese delle tariffazioni. Nidi e scuole dell'infanzia sono stati riconosciuti come servizi di valore educativo e non solo di cura. La seconda priorità invece è che i nidi vengano riconosciuti come il primo tratto educativo scolastico e non più servizi a domanda individuale che li condanna ad un non investimento da parte dello Stato.
Un servizio pubblico è un servizio di maggior valore? Parma ha due aziende partecipate che sono a gestione mista: pubblica-privata Parmainfanzia e Parmazerosei (49% del comune). Sono un sistema che funziona?
Si, credo che il pubblico sia un valore aggiunto.Non possiamo e non dobbiamo abbandonarlo, credo anche che le due aziende partecipate, inizialmente molto osteggiate, abbiano dimostrato di funzionare bene e di rendere un servizio di qualità. Pubblico, aziende partecipate e privati convenzionati, sono regolati dagli stessi principi qualitativi che sono stabiliti dalla legge regionale LR 1/2000. Le partecipate hanno consentito un'economia fino al 10%, che ha reso possibile il mantenimento del servizio. La prova della validità del sistema ce la danno i genitori, che sono soddisfatti dei servizi al di là della gestione. Il pubblico deve rimanere in essere per continuare a mantenere alta la qualità. Il privato può essere una buona strategia per mantenere qualità da un lato, ed economia dall'altro.
La giunta del ex-sindaco Vignali che vi ha preceduti, è caduta sotto lo scandalo delle mense scolastiche. Il presidente di una delle due cooperative la Copra di Piacenza versava bustarelle, all'assessore all'istruzione, per mantenere l'appalto. Nonostante lo scandalo e gli arresti oggi le aziende che forniscono i pasti sono le stesse. Come mai?
Molto semplicemente perché il contratto è ancora in essere, scadrà l'anno prossimo. A quel punto si riaprirà il bando. L'azienda non è stata stroncata dall'inchiesta e il comune ha deciso di prolungare il contratto per altri tre anni alle stesse condizioni.
Passiamo ora ad una domanda rispetto al Movimento 5 Stelle. Nello scorrere il programma elettorale l'unica nota sui servizi educativi dice: "inserire l'inglese all'asilo". Come mai tanta trascuratezza verso questo servizio così importante, non solo per i bambini, ma anche per tutte le implicazioni che descriveva: lavoro, donne...?
Il programma è stato steso molto in fretta e non c'è stato tempo di scendere nei particolari. Abbiamo ben presente il tema le posso garantire. C'è molto impegno in proposito basti scorrere tutte le interrogazioni e mozioni che colleghi senatori e parlamentari, continuano a fare rispetto al comparto scuola educazione.
In fine una domanda per i cittadini e sopratutto il comitato famiglia Parma che si è istituito anche per questo motivo. C'è intenzione di riprendere in mano il Quoziente Parma?
No. Quoziente Parma creava diverse discriminazioni. Intanto di tipo territoriali: solo i residenti del comune di Parma hanno diritto agli sconti? Dava a pioggia sconti a famiglie con tanti figli, al di là delle età. Così chi aveva un figlio al nido e uno all'università, faccio un esempio, poteva approfittare di una tariffazione agevolata, così come chi aveva un solo figlio. A quel punto si sarebbe dovuta abbassare la retta e non fare sconti a tutti.        

               
        

2 commenti:

  1. Filippo Bertozzi17 ottobre 2013 17:14

    La Paci, come al solito, dice volutamente cose non vere:
    1) il Quoziente Parma non garantiva sconti a pioggia, ma assicurava un coefficiente di riequilibrio orizzontale rispetto al semplice ISEE, che non tiene conto a sufficienza del numero dei componenti familiari, a parità di reddito (esempio chiaro, che però la Paci ha dimostrato di non arrivare a comprendere: se una famiglia ha un reddito di 30.000€ ed è composta da padre, madre ed un figlio, è più "ricca" di una che ha un reddito di 40.000€, ma con tre figli, ma l'ISEE semplicemente non l'evidenzia a sufficienza)
    2) il sistema "più equo" che l'attuale giunta è riuscita a realizzare, in sostituzione del QP (illegittimamente soppresso in corso d'anno!), è talmente ben pensato, che quei ridicoli sconti (il 10%...) che concede (anche a famiglie con ISEE non certo da 50.000, ma da 17.000€...), spesso non sono accessibili da chi ha "la sfortuna" di avere figli iscritti a servizi diversi (comunali, statali, parificati, gestiti da società partecipate, mense scolastiche), perchè il criterio discriminante è stato che i figli dovessero essere tutti iscritti allo stesso servizio: proprio quello di cui nella sua intervista la Paci accusa falsamente il QP.
    In sostanza, questa giunta ha eliminato il QP per puri motivi ideologici ed è ben lontana dal comprendere i disagi delle famiglie.

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  2. Filippo Bertozzi17 ottobre 2013 17:22

    PS: e sostenere che il QP creasse discriminazioni territoriali, la dice lunga sul concetto della Paci di tutela dei cittadini di Parma, come dovrebbe un'amministrazione cittadina...: se c'era qualcosa che funzionava meglio che nel resto d'Italia (tanto che altre amministrazioni avevano pensato di adottarlo), al posto di promuoverlo maggiormente, hanno pensato bene di eliminarlo, per non creare differenze...! Poi però riconosce che tutto il Paese è arretrato sulle politiche familiari, rispetto al resto d'Europa... bella coerenza.

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