mercoledì 23 ottobre 2013

Parma: parola al comitato famiglia


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I nidi e le scuole dell'infanzia a Parma sono un vero banco di prova per politici e amministratori. I problemi che la città sta affrontando sono quelli comuni a molti altri comuni tra aumenti delle tariffe e lunghe liste d'attesa. In opposizione si è costituito un comitato famiglia e dopo l'intervista con l'assessore Paci li abbiamo incontrati per farci raccontare il loro punto di vista.

Quando nasce il comitato famiglie di Parma e perché?
Siamo nati nel gennaio del 2013 in modo spontaneo. Casualmente un genitore consultando le delibere del comune scopre che si stava abolendo un'importante strumento che modulava la tariffazione delle rette: il quoziente Parma. Era uno strumento importante che funzionava bene, aggiustava le rilevazione isee e modulava le rette anche a secondo dei numeri dei figli.
Oggi quant'è la retta di nidi e scuole?
Per i nidi la retta massima è di 650, per le scuole di 280 mensili (con un'isee di 36 mila euro). Gli aumenti, in corso d'anno, sono stati comunicati tramite una lettera inviata alle famiglie. Non ci sono stati incontri o spiegazioni, è arrivata una comunicazione scritta. Per le scuole d'infanzia l'aumento è stato davvero drammatico. Si è arrivati, in alcuni casi, a raddoppiare la cifra. 
Come avete reagito?
Abbiamo chiesto incontri con sindaco e vicesindaco che è anche assessore alla scuola. Abbiamo incontrato Peppe Grillo durante il suo tour, quando è venuto a Parma. Nel frattempo ci siamo costituiti e nel giro di pochissimo hanno aderito oltre 300 famiglie. 
Avete avuto udienza, risposte, proposte... ?
Udienze poche. Le risposte invece ci hanno dato motivi in più per continuare con il nostro lavoro. Gli aumenti sono stati corretti con una certa scontistica nell'immediato e alcune famiglie sono stati risarcite, anche se in misura inferiore a quanto pattuito ad inizio anno scolastico. Da settembre gli aumenti si sono avviati a tutti gli effetti. Di recente hanno avviato dei lavori di ristrutturazione ad alcune strutture scolastiche. Benissimo, ma non è una risposta che lascia presupporre una politica famigliare, riteniamo che le politiche familiari debbano partire da una visione a 360 gradi della realtà della famiglia; con tutto il rispetto, ci mancherebbe altro che non si facessero le ristrutturazioni delle scuole!
Cos'è una politica famigliare?
Avere dei diritti, sentirsi accompagnati, valorizzati nella scelta / fortuna di mettere su famiglia. Le nostre famiglie sono una ricchezza prima di tutto per noi, ma anche per l’intera società. Oggi l'impressione, invece, è quella di abbandono, quasi fosse una colpa mettere su famiglia in tempo di crisi. Intendiamoci nessuno vuole un assegno perché ha messo al mondo un figlio, ma i servizi devono essere garantiti. Personalmente ho tre figli, ho avuto modo di constatare che nidi e scuole d'infanzia sono un passaggio interessante a livello educativo. Arrivato al terzo figlio, con una retta di 650 euro, ci penso bene prima di iscriverlo, nonostante sia convinto della validità di questa esperienza. Tagliare sui nidi non è una politica famigliare è un taglio che impoverisce tutti: bambini, famiglie, lavoro, servizi....
A settembre erano 900 i bambini in lista d'attesa, e oggi?
Oggi non lo sappiamo. L'assessore Paci ha sostenuto pubblicamente che le liste si stanno contraendo velocemente. In che numeri? Non ci è dato sapere. Durante gli incontri la giunta ci ha chiesto cosa faremmo noi per nidi e scuole. Come facciamo a rispondere se non possiamo sapere qual'è la situazione esattamente? Perché dovremmo essere noi cittadini a trovare risposte? Potremmo anche farlo, ci rendiamo disponibili a farlo ma non è il nostro lavoro. Chi ci amministra si è preso l'onore di fare scelte. Invece..
Invece?
La risposta sulle liste è stata: aspetteremo di vedere se si contraggano.
Come ci si trova a confrontarsi con un'amministrazione che ha fatto della partecipazione il suo cavallo di battaglia e alla prova dei fatti non si confronta?
E' una profonda delusione per tutti. La giunta ci ha rimproverato in più circostanze di avere fini politici. Personalmente credo che se oltre 300 famiglie con bambini piccoli, quindi molto impegnati, trovano tempo e risorse per denunciare scontento, sconforto e proponendosi come interlocutori, non si possa rispondere con questo atteggiamento. Lo scontento c'è e rimane. Non coglierlo è semplicemente non fare politica.     
 
            
    

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