Partecipare per crescere La professione di educatrice che mi ha vista impegnata per ben quarantatré anni, mi ha in qualche modo insegnato ad osservare. Per poter comprendere alcuni fenomeni sociali è importante indagare la realtà circostante con uno sguardo oggettivo.
Spesso vado a camminare in luoghi diversi e ogni volta mi trovo davanti a dei panorami non solo naturali, ma anche relazionali su i quali ho sempre " materiale " per riflettere. Oggi sono stata nel centro di Roma , ho preso la metropolitana, un mezzo di spostamento molto interessante per l'umanità varia che puoi incontrare.
Ad ogni fermata ho potuto notare che il novanta per cento delle persone che scendevano dalla metro per recarsi alle loro destinazioni avevano il cellulare in mano...camminavano con lo sguardo verso il display, anche a rischio di cadere.
L'immagine era piuttosto inquietante una fila umana di persone annichilite e assenti con la loro " copertina" di linus in mano rappresentata dal cellulare.
Ad un certo punto mi imbatto con un papà con due bambini piccoli al seguito un maschietto che avrà avuto otto anni e la sorellina forse sei...si avviano verso la banchina della metro, il padre è distratto dal cellulare, cammina qualche metro in avanti, i bambini lo seguono saltellando, il fratellino più grande tiene con una mano il cappuccio del cappotto della sorellina per contenere la sua intemperanza, il padre sempre sovrappensiero non controlla la situazione. Sento il rumore del treno che sta arrivando, i bambini aumentano il passo ed io mi preoccupo per la loro incolumità, per il treno che arriva ad alta velocità e loro troppo pericolosamente vicini al bordo della banchina.
Al mio grido: attenzione! Il padre finalmente sembra svegliarsi e li richiama a sé. Entrano nella metro e si siedono. Il padre inizia subito a guardare il cellulare, i bambini in piedi, gioiosi ogni tanto gli rivolgono delle domande, “ papà dopo andiamo al parco? “ “ papà stasera mangiamo la pizza? “ Domande che non avranno né risposta e neanche uno sguardo.
Ammetto di essere irritata da questa apparente assenza emotiva di questo genitore assorto nei suoi pensieri. Poi non so per quale motivo, chissà magari gli sono " arrivati" i miei pensieri della serie: ma cribbio, ascolta i tuoi bambini, metti in tasca quel cellulare! Insomma...miracolosamente cambia tutto e si rivolge ai suoi figli con un tono affettuoso e presente: " oggi siete stati bravissimi, appena arriviamo a casa andiamo a fare la spesa, compriamo le pizze e ci vediamo un cartone insieme "...finalmente sento l'unione di questa famigliola e ne sono felice! In fondo bastava poco, tenersi in mente, ascoltarsi.
Rifletto su ciò che ho appena visto e ascoltato e mi rendo conto di aver giudicato frettolosamente e forse con un po' di pregiudizio, viviamo in un'epoca strana non sempre ciò che appare è, tutto va di fretta, anzi di corsa e anche le relazioni sembrano perdersi dentro a dei " frullatori" dove è sempre più difficile percepire l'essenza.
Dovremmo rallentare il passo, godere della presenza dei figli, ascoltare senza altre distrazioni, prenderci cura gli uni degli altri.
Intanto il duemila ventisei è appena iniziato, con due brutti accadimenti: Caracas attaccata dagli Stati Uniti e più di quaranta morti bruciati e più di cento feriti, in Svizzera, un ex rifugio antiatomico, trasformato in discoteca con un'unica via d'entrata e una di uscita. La discoteca ha preso fuoco, per delle bottiglie di champagne sulle quali erano state infilate delle stelline scintillanti che hanno sviluppato un incendio terrificante che non ha dato scampo, per le mancate norme di sicurezza. Le vittime sono tutte giovanissime. Una orribile tragedia con delle responsabilità palesi.
Non mi vengono altre parole, ancor meno parole di speranza per un anno migliore. Vorrei solo che tutti/e fossimo più consapevoli, responsabili, partecipi, perché la libertà, la giustizia e la democrazia sono conquiste giornaliere, è un esercizio quotidiano di comunicazione non violenta e solidale.
Mai come ora siamo chiamati a rispondere!
Anna Maria Mossi Giordano
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