venerdì 22 novembre 2013

Outdoor education: l'importanza della libertà


phaewilk













A volte passeggiando per le nostre città viene spontaneo chiedersi: dove sono i bambini? All'aria aperta ne vediamo sempre meno. Eppure stare fuori significa tante cose: correre, saltare, arrampicarsi, sporcarsi, sbucciarsi le ginocchia, imparare a litigare, contrattare i risultati della partita, confrontarsi....insomma in una parola significa: crescere. A parlarne abbiamo incontrato il professor Roberto Farnè docente al dipartimento di Rimini oltre che direttore della  rivista Infanzia.


Sabato scorso a Bologna si è svolto il convegno outdoor educations con grande successo di pubblico. Quali gli argomenti trattati? 
Il tema è l'educazione all'aperto, un'educazione che troppo spesso trascuriamo. Le attività educative si dovrebbero svolgere dentro e fuori dall'aula. Nella mentalità generale i bambini si portano fuori per farli sfogare, per stancarli, per avere un'ora d'aria. Così con il tempo abbiamo espropriato i bambini dello spazio esterno, ormai li facciamo vivere agli arresti domiciliari.
Per quali ragioni non si va più in giardino a giocare?
Per paura e protezionismo. Una paura generale che investe le famiglie, le insegnanti, le educatrici. Associamo lo spazio esterno con il pericolo. Un pericolo generico: per la salute, la sicurezza,  per l'imprevisto ... Stare troppo all'interno non è indifferente, crea un impoverimento sociale oltre che fisico. Proprio di ieri è uscito un articolo interessante sul corriere della sera dimostra come i bambini oggi corrano sempre meno e sempre meno veloce. Stiamo rischiando di perdere delle facoltà importanti.
Da quanto si è creata questa situazione di chiusura?
Direi da trent'anni.
Bologna è una città più chiusa di altre?
Non direi, la questione è nazionale. Ci sono però certi fatti che ho portato in evidenza. Bologna ha eliminato le buche di sabbia dai nidi e dalle scuole. Nessuno ha mai dimostrato che fossero pericolose per la salute...eppure non ci sono più...perché? Fare educazione significa far fare esperienze.
Dobbiamo ribadire queste ovvietà in un convegno?
Si. Ha centrato perfettamente il problema: dobbiamo ritrovare quello che una volta chiamavamo buon senso. Troppo spesso pensiamo che apprendere sia qualcosa da fare in aula, qualcosa che si possa misurare in rendimento. Oggi abbiamo grande attenzione all'introduzione dei prodotti multimediali,trascurando il fatto che questi prodotti portano a stare ancor più in aula. Intendiamoci non è che con questo voglio dire che sia sbagliato usarli. Voglio solo ribadire che stare fuori è un momento educativo e di apprendimento  a cui non prestiamo alcuna attenzione.
Crede che questo iperprotezionismo dipenda anche dal fatto che la scuola abbiano perso autorevolezza?
E' una parte del problema. Se il genitore non vuole che il bambino esca ad esempio, perché è freddo, spesso le educatrici e insegnanti non portano fuori il bambino. Le insegnante dovrebbe avere l'autorevolezza educativa e gestionale. Se il bambino non può star fuori, non dovrebbe viene nemmeno a scuola. Al convegno l'intervento del pediatra è stato interessante in proposito, perchè ha dimostrato l'esatto opposto: più si sta chiusi più ci si ammala...
Un altra ovvietà...
A quanto pare c'è bisogno di ribadirle.
Oltre al convegno come portare avanti l'educazione all'aperto?
Con il comune di Bologna abbiamo in programma di avviare una sperimentazione in un nido e in una scuola dell'infanzia per tre anni. Questo tempo ci consentirà di relazionare dei dati.
Altro?
Abbiamo fatto un seminario tra Bologna e Rimini confrontandoci con altri 12 paesi appartenenti alla comunità europea. Vorremmo portare l'Italia in questa linea pedagogica internazionale. Da quest'anno al dipartimento di Rimini si è attivata un seminario sul tema.

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